Piazza Tirana, da simbolo del rilancio a simbolo dell'impasse

Perché il pasticciaccio brutto di piazza Tirana è un segnale serio non solo per le forze dell’ordine, ma per l’amministrazione di Beppe Sala

Piazza Tirana, da simbolo del rilancio a simbolo dell'impasse

Il questore Marcello Cardona il bar di piazza Tirana l’ha chiuso per trenta giorni. Lì davanti sabato scorso un 18enne di origini egiziane è stato ucciso da un 52 marocchino, irregolare in Italia, noto per i numerosi precedenti penali (spaccio e lesioni). Ieri un’operazione di polizia, a Cinisello Balsamo, Città (defunta) Metropolitana, ha “conquistato” un fortino dello spaccio che le cronache locali hanno subito ribattezzato “la Scampia di Milano”.

 

La cronaca nera è cronaca nera, la criminalità pure, e l’enfatizzazione dei media e di alcuni settori della politica non giovano. Ma il pasticciaccio brutto di piazza Tirana – non il primo, del resto, in questa zona tendente al fuori controllo del sud della città – è un segnale serio non solo per le forze dell’ordine, ma per l’amministrazione di Beppe Sala. Per motivi pratici e di gestione dell’ordine e della sicurezza, ovviamente. Ma anche per un motivo simbolico, e uno politico. Quello simbolico è presto detto: un anno fa, “l’ossessione per le periferie” è stato uno degli slogan vincenti di Sala. Il primo Consiglio comunale fu, simbolicamente convocato al quartiere Giambellino, lì a due passi, per sottolineare un impegno che il piano per la riqualificazione delle periferie, finanziato da comune e governo, intende mettere in pratica. Ma le bocce (e le ruspe) sono ancora praticamente ferme. Non solo per colpa della giunta, come ci ha spiegato due settimane fa l’assessore al Bilancio Roberto Tasca. Ma l’opposizione, ad esempio per bocca di Manfredi Palmeri, capogruppo della Lista Parisi a Palazzo Marino, ha buon gioco quando accusa un degrado, a Piazza Tirana e non solo, che in un anno è cresciuto. E che sono timide, e in parte copiate dalla destra, le proposte messe finora in campo.

 

Sul fronte politico, Sala è il sindaco che chiese l’esercito in via Padova, ma ora si è più volte smarcato dalla linea law & order per avvicinarsi alle posizioni della sinistra-sinistra. Fino a incassare le critiche da parte dello stesso Pd. C’è inoltre la questione più complessa, quella di una politica sull’immigrazione che sappia reggere l’urto dell’emergenza e del lungo periodo. Nei giorni in cui Matteo Renzi provava a infrangere qualche tabù della sinistra sul tema “aiutiamolo a casa loro”, il segretario del Pd cittadino Pietro Bussolati, dalla Festa dell’Unità, incalzava: “Bisogna individuare un assessore alle Periferie, e sull’immigrazione si allineava a Renzi-Minniti: “Va gestito il flusso dei migranti economici. Non può essere aperto a tutti”. Si è preso immediatamente i niet a muso duro del sindaco e dell’assessore alWelfare, Pierfrancesco Majorino. Le scaramucce tra le anime del Pd, anche in città, ci sono e sono destinate, paradossalmente, ad aumentare. Ciò che la giunta guidata da Sala dovrebbe però provare a fare e riprendere una visione d’insieme che sia coerente. Coerente con le ripetute affermazioni, anche da parte di Sala, che “la sicurezza non è né di destra né di sinistra”. E coerente con gli interventi sul territorio che latitano. Qui sopra, l’assessore alla Sicurezza della giunta di Palazzo Marino prova rispondere su questi argomenti. tenendosi lontano dalle polemiche interne ed esterne. E rilancia alcuni risultati. Ma non bastano i simboli, serve una visione.

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