Che effetto fa Sala sul Pd

La sua presa di posizione nella città di Pisapia non può non avere conseguenze

Che effetto fa Sala al Pd

Giuseppe Sala, sindaco di Milano (foto LaPresse)

Non c’è bisogno di vedere di nascosto l’effetto che fa. Che effetto ha prodotto, o può produrre, l’intervista del sindaco Beppe Sala ad Aldo Cazzullo qualche giorno fa. Quella in cui il sindaco ha detto che per Matteo Renzi continua ad avere apprezzamento, “perché non è afflitto dalla tipica voluttà della sconfitta che caratterizza la sinistra italiana”. Ma “detto questo, Renzi è un po’ indisponente. Lo sa anche lui”. L’intervista in cui soprattutto ha pronosticato, lui successore di Pisapia, che “non si arriverà a nessuna intesa tra Pd e Insieme prima delle elezioni”. Detto con rammarico, ovvio, “ma vedo qualcosa che si avvicina molto a un’ostilità… Temo che l’unica soluzione sia che ognuna di queste componenti sfidi non solo l’altra ma tutto l’arco costituzionale, in termini di proposte. Gli elettori decideranno”. Beppe Sala è un non-politico per storia e rivendicazione, ma politica ha iniziato a farla. Continuerà a fare il sindaco. Ma la sua presa di posizione nella città di Pisapia, nella quale lo staff del neo leader di Insieme ha le sue reti e lavora, in cui una parte importante della sinistra intellettuale e anche dei salotti economici continua a guardare con nostalgia al colore arancione, il passo di un sindaco voluto e sostenuto da Matteo Renzi solo un anno fa, e facendo a sportellate con più d’un settore della coalizione, non può non avere conseguenze. Non ne avrà sulla giunta, se ne parlerà nella stagione dei rimpasti, non ne avrà sul programma dell’Amministrazione (sul cronoprogramma, si vedrà), perché gli indirizzi sono chiari e condivisi. Ma ne avrà, e ne ha già avuti, sul sentimento generale di una sinistra rifomista che, tramite il Pd, si era presa la leadership della città con l’ambizione – o la vocazione inevitabile – di farsi modello per l’Italia di una sinistra praticabile, governante, capace di scommettere su una società aperta, sui mercati aperti, sullo snellimento dei processi decisionali.

      

Que reste-t-il de nos amours?, cantava Charles Trenet. Per il momento la nascita ufficiale, lunedì prossimo a Palazzo Marino, del nuovo gruppo consiliare di Insieme. Potrebbe chiamarsi Insieme-Campo Progressista, dovrebbero farne parte nuovi fuoriusciti dal Pd e i consiglieri di Sinistra X Milano. Una nuova etichetta per un contenitore identico, forse. Ma la perdita d’attrazione del renzismo di rito ambrosiano suggerisce che c’è di più, e che a qualcuno converrebbe metterci per bene la testa. Sui transfughi girano vari nomi, ma più che le persone è interessante seguire la linea d’orizzonte della deriva cui abbiamo accennato. Beppe Sala, che è un uomo che sa far di conto e che, senza dubbio, ha i suoi legittimi motivi per essere disamorato del Pd, dovrebbe riflettere sull’effetto che possono fare le sue scelte sulla “tipica voluttà della sconfitta che caratterizza la sinistra italiana”.

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