Il nord va, ciao Trump

Verso gli Stati Uniti 2,2 miliardi di export. Zingales spiega cosa fare. E la nuova Assolombarda fa sistema

Il nord va, ciao Trump

Foto LaPresse

La grande paura (chiamata Donald Trump) sembra svanita. Per ora. I numeri dell’export verso gli Usa – anche dopo il palesarsi di una vocazione protezionistica da parte del nuovo presidente americano – sono confortanti. E Milano, con la Lombardia, tira un sospiro di sollievo. Gli scambi tra Lombardia e Stati Uniti nel primo trimestre 2017 valgono 3 miliardi (14,1% in più rispetto allo stesso trimestre dell’anno scorso), il 21,3% del commercio italiano che ammonta a un totale di 14,1 miliardi (+15%). In Lombardia prevale l’export sull’import: è infatti di ben 2,2 miliardi il valore delle merci esportate negli Stati Uniti (+16,9%), rispetto agli 842 milioni a cui ammontano le importazioni (+7,5%). Milano con 1,6 miliardi di scambi (+15%): 1,1 miliardo l’export (+30,2%) e 483 milioni l’import è da palmares. La Lombardia esporta soprattutto macchinari per 476 milioni (-0,6%) e prodotti tessili per 292 milioni (+25,2%). In forte crescita anche l’export di prodotti farmaceutici che raggiungono nel primo trimestre 2017 quota 290 milioni, +94,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’agroalimentare diretto verso gli Usa, nei primi mesi del 2017, fa la sua parte e cresce del 10%, in testa i prodotti di qualità coltivati e confezionati in Lombardia. Ma non c’è solo il mercato a stelle e strisce. L’export lombardo tira e sul 2008 registra un +50% verso la Cina, +17% complessivamente verso i paesi extra Ue. E così, sotto la Madonnina, Donald Trump non fa più paura.

 

Ma per affrontare in modo organico i rapporti con l’economia americana nella stagione trumpiana, a Vicenza, il Centro universitario di Organizzazione aziendale ha chiamato Luigi Zingales per discutere di finanza industriale con gli imprenditori del nord.

 

Zingales, di Trump ha riconosciuto subito l’immagine bifronte: “Il primo segnale è che la politica di Trump è rigorosamente pro business. Il secondo segnale è la scelta dei presidenti delle più importanti agenzie governative come ad esempio (Epa) dove è stato messo un avvocato che in Oklahoma aveva fatto causa all’Epa in nome dell’industria petrolifera. Il terzo segnale è la minaccia di introdurre una “tassa di frontiera”, ovvero una “tariffa sulle importazioni”. Per concludere, dice Zingales: “La presidenza Trump si è avviata nel peggiore dei modi possibile per tutti coloro che, come me, credono ancora nel mercato”. Ciò non di meno l’obiettivo è di fare meglio e i primi mesi del 2017 vanno in questa direzione. La Lombardia sporta soprattutto macchinari (2 miliardi), prodotti tessili (1 miliardo) e metalli (1 miliardo) mentre importa articoli farmaceutici (700 milioni) e sostanze e prodotti chimici (oltre 400 milioni).

 

Ed è toccato al neo presidente di Assolombarda, Carlo Bonomi tenere alta la bandiera dell’impresa, rispolverando la vecchia ma efficace metafora della Milano locomotiva d’Italia. “Milano è tornata a trainare l’economia”, ha detto lunedì Bonomi all’assemblea di insediamento alla Scala, il clima di fiducia della manifattura e del terziario innovativo nei nostri territori è molto più elevato del dato nazionale, il 76,3% delle nostre imprese esporta, e il 56,1% verso i paesi extra Ue. E ha puntato molto sul nord, Bonomi, anche con una punta polemica: “Il nord non è Roma, come Roma non è il sud”, per sottolineare che “Assolombarda intende promuovere un’ampia consultazione tra strutture associative del nord… tra territori analoghi e settori produttivi qui al nord”. Il numero delle imprese attive in Lombardia, a fine 2016, raggiungeva quota 815 mila, confermando la risalita iniziata nel 2015. Ma le aziende – un tempo fiore all’occhiello del manifatturiero lombardo – continuano a diminuire: sono scese a 97 mila a fine 2016, seguendo un tasso del -1,2% annuo. In compenso si consolidano le multinazionali, arrivate a quota 3.300 nell’area metropolitana milanese. Ma Bonomi non ha fatto sconti, per uscire dalla crisi ha proposto una cura, per alcuni, piuttosto amara. “Un paese che mette al centro del dibattito il reddito di cittadinanza sostituisce alla centralità del lavoro quella dei sussidi di stato”, ha scandito Bonomi. L’economia del territorio non si ferma e fa marciare anche le utilities. Come A2A che – tra Milano e Brescia – macina utili, con 38,5 milioni di dividendi che nel 2019 potrebbero arrivare a quota 58 milioni. Sea cresce e non soffre la crisi Alitalia, anzi, bene il bilancio, benissimo i passeggeri che arrivano a 29 milioni tra Linate e Malpensa. Aumenta anche il volume delle merci fino a 549 mila tonnellate. A Milano si è riaffacciato (già presente in Fnm), grazie all’abile intuizione di Renato Mazzoncini, anche il gruppo Ferrovie dello stato, che ha acquisito da Astaldi il 36,5% della M5 e che punta ad assumere il controllo del trasporto pubblico locale in molte realtà, Milano compresa. Insomma Milano – come ricorda spesso Beppe Sala – è tornata ad essere attrattiva. Non solo per i turisti.

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