Microsoft e non solo. Cos'è davvero il futuro dello "smart office". Pensato e realizzato a Milano

Il luogo di lavoro è cambiato e cambierà, e influenzerà il modo di produrre. Una mattina a Lombardini 22, dove lo studiano guardando al futuro

Microsoft e non solo. Cos'è davvero il futuro dello "smart office". Pensato e realizzato a Milano

Foto LaPresse

La cattedrale di cristallo progettata da Herzog & De Meuron che da qualche mese illumina Porta Volta, sede della Fondazione Feltrinelli e di Microsoft Italia, la conoscono tutti. Però chi ci entra (si può entrare) scopre un’altra meraviglia del “new world of work”. Molto “milanese”, però. A realizzare, chiavi in mano, i 7.500 mq degli “smart office” di Microsoft – ispirati alla massima flessibilità degli spazi, frutto di tecnologie innovative e soprattutto a un’idea del lavoro mobile, collaborativa, senza più bisogno del “posto” stabile ma col bisogno che la postazione sia ovunque, e ti segua come un pensiero, come un work in progress – e una cura al design e alla capacità realizzativa made in Italy – è stato uno studio di progettazione e realizzazione milanese, che si chiama DEGW. E’ parte del gruppo Lombardini 22, e si dedica appunto alla progettazione integrata di ambienti per il lavoro. DEGW è stata fondata nel 1973, e dal 1985 è presente in Italia.

 

Se DEGW è un acronimo anglosassone, Lombardini 22 è un toponimo milanese. E’ l’indirizzo della sede del gruppo – che tra progettazione, architettura, design e realizzazioni “chiavi in mano” ha una struttura articolata. Via Lombardini è in quella “mesopotamia” tra i due Navigli, verso sud, che pochi anni fa era una zona di smantellamento post industriale e oggi è un’area tra le più innovative – per insediamenti produttivi e residenziali – della città. Passare una mattina in Lombardini 22, chiacchierando con Alessandro Adamo, il direttore di DEGW Italia e guardando i suoi “ragazzi” (sì, età media molto bassa) lavorare spiega molto più delle solite parole innovazione, start up. eccetera che cos’è il lavoro progettuale a Milano. E di come una città che progetta se stessa e la sua economia interagisca con chi la sa pensare, e aiutare a sviluppare il lavoro. Inteso anche come “luogo”, e come “pensiero del lavoro. Qui non si “progettano uffici”, intendendo l’espressione nel suo senso tradizionale. Spiega Adamo che “l’ambizione, l’intuizione che guida il nostro lavoro è anche, o prima di tutto un’idea di pensare il lavoro. Il lavoro come uno spazio”. Quindi anche come un tempo (il tempo che si trascorre sul posto di lavoro) e come un valore anche economico (quanto costa, rende, può offrire quello spazio). “Iniziando a progettare per i clienti, ad esempio banche, la prima cosa che verifichiamo è che l’utilizzo del posto-lavoro è ormai molto poco, in alcuni casi residuale. Si lavora fuori, dai clienti, in un cantiere. Quello spazio è da riconsiderare. O è sprecato, o è un costo. Di certo quella ‘scrivania’ non aiuta la persona a lavorare. Meglio dargli un portatile”. Oppure serve una sala riunioni in più, o una zona polifunzionale dove lavorare insieme per un progetto specifico. E’ da qui che nasce quell’idea – la si vede a Microsoft, la si vede qui in via Lombardini, ma ormai è un concept globale, degli uffici senza più la scrivania fissa (dove arrivi ti siedi, a seconda di cosa devi fare) o con le pareti che scorrono, si allargano in sala meeting, si stringono per i gruppi di operativi ristretti. Quella cosa che fa anche un po’ paura, a chi è abituato alla sua scrivania.

 

“E invece è l’oggi e il futuro del lavoro”, spiega Adamo. Figlio di un ingegnere, milanese adottivo ma convinto, nel gruppo c’è entrato praticamente da stagista. Ha fatto di tutto, seguendo la stessa trasformazione dell’azienda. Seguendo – con i partner, che adesso sono sette, e se fosse un telefilm americano, vedendoli girare per gli open space, diresti che sono “una squadra”, in cui i rapporti umani hanno ruolo non formale, ma che dà forma e filosofia alle cose – il filo di un’intuizione. L’intuizione che la progettazione integrata di ambienti per il lavoro non è una serie di giustpposizioni tecniche, ma un modo di pensare. L’approccio parte dall’osservazione dei comportamenti organizzativi concreti, e da come questi vengono influenzati dall’ambiente fisico circostante. Lo mettono in pratica qui, lo studiano e trasmettono per altri luoghi di lavoro – i clienti, moltissimi a Milano e in Italia, con una crescente proiezione internazionale – che accettano la sfida di cambiare non soltanto la sede, o gli arredamenti, ma l’intero approccio del loro business, del loro modo di produrre. Adamo non ha l’ufficio del capo, sta a un tavolone con altri, con i “ragazzi” (sono quasi 200 in tutto: architetti, ingegneri, designer che lavorano gomito a gomito. Che hanno il badge per andare e venire, perché qui si fa tardi, i percorsi sono multipli per questi giovani professionisti. C’è la coda dei curriculum per venire. Come del resto in tutte le aziende che lavorano con filosofie così). Dice lui: “Non riuscirei a lavorare isolato”.

 

Microsoft non è l’unica stella sul petto. Hanno appena vinto The Plan Arward 2017 per il progetto “Fatebenefratelli 14”, è appena stata inaugurato la nuova sede milanese di Ernst & Young, centro centrissimo. Hanno realizzato e “ripensato” la sede di Sky Italia. Milano è una base ideale per lavorare, spiega Adamo gironzolando tra tavoli da disegno e postazioni computer. Perché? Perché, anche, non c’è l’intermediazione politica, o burocratica. “Siamo in un mondo in cui trovi sulle reti il tuo miglior partner, il miglior progetto. Ci si cerca e ci si trova in tutto il mondo, se pensi al lavoro in questa dimensione”. Senza più scrivanie, o quasi. A Milano.

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