Il gran silenzio misterioso sul successore di Scola (indizi papali)

Il cardinale ha compiuto 75 anni, età in cui per la chiesa si è tenuti a presentare al Papa le dimissioni dal proprio incarico, ma è stallo su chi dovrà prenderne il posto

Il gran silenzio misterioso sul successore di Scola (indizi papali)

Angelo Scola (foto LaPresse)

Complicata. Definiscono così, con un unico aggettivo, dalle parti del Vaticano, la partita per la successione alla cattedra episcopale di Milano, occupata negli ultimi sei anni dal cardinale Angelo Scola, ricevuto dal Papa venerdì scorso senza che l’udienza risultasse nel bollettino ufficiale della Santa Sede. Complicata perché non si tratta di una piccola diocesi di periferia, bensì della più grande (o della seconda più grande, dipende dai parametri che si usano per fare le comparazioni) del pianeta. Anche Benedetto XVI si trovò nella stessa situazione, con terne di nomi che quotidianamente uscivano sui giornali e settori del clero locale che spingevano questo o quel candidato, dal martiniano all’antimartiniano, dal conservatore di rottura alla soluzione soft moderata (stavolta questa casella pare occupata dal vicario generale Mario Delpini). Scola, si sa, ha compiuto 75 anni lo scorso novembre, età in cui per la chiesa si è tenuti a presentare al Papa le dimissioni dal proprio incarico. Sta poi al Pontefice decidere se accettare subito la rinuncia (lo ha fatto con l’arcivescovo di Bruxelles, mons. André Joseph Léonard), quasi subito (vedasi mons. Negri a Ferrara) o se concedere una proroga temporale più o meno lunga. Si passa poi dal biennio in più dato a Caffarra e Romeo al quinquennio disposto per il neo presidente della Cei, l’arcivescovo di Perugia Gualtiero Bassetti, fino al generico donec aliter provideatur, finché non si provveda altrimenti, pensato per il cardinale Edoardo Menichelli ad Ancona, pure lui over 75. In curia, poi, continuano a lavorare come se nulla fosse i cardinali Coccopalmerio – presidente del pontificio consiglio per i Testi legislativi, 79 anni compiuti – e Amato, prefetto della congregazione per le Cause dei santi, 79 anni tra una settimana esatta. Insomma, decide il Papa.

 

Il caso Scola è un po’ particolare. Dallo scorso novembre si è come in un limbo: nessuna proroga (scritta od orale), nessuna deroga, nessun donec aliter provideatur. Il cardinale, è noto, ha già pronto il buen retiro lacustre. Una canonica a Imberido rimessa in sesto, messe da celebrare nei paesini del lecchese, tempo da dedicare allo studio e alla scrittura. Nessuna smania di rimanere in città, come peraltro più volte ha fatto capire. A Roma, però, tutto tace. Almeno così pare. Poco chiacchiericcio come invece è accaduto per il toto-vicario romano, con le scommesse profane sul dopo Vallini che circolavano da almeno un anno. Qui era più facile intuire i desiderata papali. Le richieste del clero, dopotutto, erano chiare: un prete vicino ai preti, come lo fu Ugo Poletti, dicevano. Poco amministratore, molto callejero. Francesco aveva chiesto ai sacerdoti di dire la loro, li aveva consultati. Ed era quasi naturale che la scelta cadesse su un profilo che poi s’adatta perfettamente a mons. Angelo De Donatis, che non a caso proprio Poletti ha ricordato appena divenuta ufficiale la nomina. De Donatis, il prescelto che Beroglio volle come predicatore degli esercizi quaresimali alla curia vaticana nel 2014. Un altro che è andato ad Ariccia è stato il friulano Ermes Ronchi, fa notare un porporato, quasi a intendere che potrebbe essere il padre servita (come David Maria Turoldo, notare bene, pure lui friulano e pure lui amico di Carlo Maria Martini) uno che potrebbe dire la sua nella corsa alla cattedra ambrosiana. Ammesso che ci sia ancora qualcosa da dire. Francesco sorprende (vicario di Roma a parte) e il silenzio che avvolge il dopo-Scola potrebbe essere anche il segno che la decisione è stata presa ma che si preferisce attendere, lasciando da parte quella fretta che invece sembrava esserci a cavallo della riuscita visita papale nella città di Ambrogio, lo scorso marzo. Magari anche per non sbagliare in un posto così importante – “Alla Madonna ho chiesto scusa per il mio cattivo gusto nello scegliere la gente”, ha detto al di ritorno dal viaggio a Fatima, e diversi osservatori hanno ricondotto la frase ai problemi della diocesi di Palermo, dove Francesco ha dovuto bloccare la nomina ad ausiliare del prescelto del vescovo Lorefice, da lui scelto a sorpresa quando quest’ultimo era semplice parroco a Modica. Chissà, il mese giusto potrebbe essere questo – Scola fu nominato il 28 giugno 2011 ed entrò in tempo per iniziare l’anno pastorale a settembre, ma non ci sarebbe da meravigliarsi se la scelta fosse ulteriormente posticipata.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • ceva.paola

    05 Giugno 2017 - 17:05

    Chi sarebbe più milanese di un Brambilla?

    Report

    Rispondi

Servizi