Dopo Tempo di Libri, la guerra in Fiera e la politica

La magistratura milanese ha messo sotto tutela l’ente, arrivando, in punta di una legittimità che sconfina nell’ingerenza, a bocciare l’amministratore delegato designato, Corrado Colli

Dopo Tempo di Libri, la guerra in Fiera e la politica

Foto LaPresse

Archiviata in sostanziale pareggio la prima edizione di Tempo di Libri (non un trionfo di critica e di pubblico, ma non certo il flop che gli osservatori piùmalevoli hanno raccontato), Fiera Milano si appresta a ripartire nella sua lunga primavera dei grandi eventi: dall’8 all’11 maggio è il turno di Tuttofood, la fiera dell’agroalimentare che – giovandosi anche dell’effettio Expo, è diventata la terza manifestazione del settore in Europa. E per l’organizzatore di eventi fieristici numero uno in Italia, è un altro punto fermo. Poi ci sono i punti traballanti, quelli che riguardano la governance di FieraMilano spa, per intendersi. Che è uno dei player più importanti a livello europeo nel settore, che è una società di riferimento pubblico, che è un pivot del sistema nazionale, e non solo lombardo, per le imprese che lavorano nella e intorno alla fieristica. Insomma, un asset importante, governato dalla Fondazione, dove siedono i rappresentanti della proprietà (industriali, commercianti ed enti locali) ma dove, fino a ieri, la politica (Regione e Comune) aveva l’ultima parola. E che sarebbe un errore, lasciare alla deriva, o accontentarsi del fatto che sia la magistratura a indicare l’amministratore delegato o il cda.

 

Le vicende sono note: indagini, commissariamento, dimissioni teleguidate dal Tribunale dell’intero cda (l’ex ad Corrado Peraboni si è di recente “sfogato” per come sono andate le cose) nomina di un nuovo cda. In tutto questo bailamme giudiziario, la politica ha deciso di fare un elegante, ma timoroso, passo indietro. Per dare un segnale di “trasparenza”. Non saremo noi a opporci al commissariamento, non saremo noi a indicare e nominare: questo in sostanza l’atteggiamento e le dichiarazioni di Bobo Maroni e Beppe Sala. Così la magistratura milanese ha messo sotto tutela l’ente, arrivando, in punta di una legittimità che sconfina nell’ingerenza, a bocciare l’amministratore delegato designato, Corrado Colli. E a ottenerne il passo indietro, nell’imbarazzo intimorito della “società civile” e nel silenzio della politica, che avevano assistito alla formazione di un nuovo cda sideralmente lontano dal sistema dei partiti , affidando la ricerca delle persone addirittura a una società di consulenza.

 

Ora (toccherà a Roberto Giacchi (Poste italiane) o Ugo De Carolis (Aeroporti di Roma), forse. Ma la domanda che bisogna porsi, al di là del totonomine, è: chi comanda in Fiera? I tecnocrati della Fondazione (già bocciati); la politica (ma Sala e Maroni hanno fatto a gara per sfilarsi dalle scelte); la magistratura (che ha deciso un supplemento di commissariamento di sei mesi)? Una cosa è certa: la società civile che si è sostituita alla politica ha fallito. Ma l’idea che a fare le nomine (e in futuro a scegliere anche il candidato premier?) sia la procura di turno non entusiasma. Perché a ciascuno il suo. Alla magistratura indagare e, se del caso, condannare. Ma la società civile (che ha trovato nuovi estimatori tra i pentastellati e persino alla corte di Berlusconi) deve imparare a fare il suo mestiere: trovare soluzioni serie, trasparenti ed efficaci sulla strada che la politica gli ha indicato. Perché non c’è alternativa alla democrazia.

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