Poltrona per due

Chi sta con chi nella sfida tra Bonomi e Dell’Orto in Assolombarda e perché è un cambio di paradigma

Poltrona per due

Gianfelice Rocca, il presidente uscente di Assolombarda. Foto LaPresse/Piero Cruciatti

Le ambizioni personali bene in vista di solito, e nel migliore dei casi, celano giochi più profondi e importanti. Solo così si può spiegare la contesa sotterranea, che rischia di sfuggire al cittadino comune, tra Carlo Bonomi e Andrea Dell’Orto per la poltrona più alta di Assolombarda, l’associazione più importante dell’universo di Confindustria, che Gianfelice Rocca lascerà vacante dopo le elezioni di mercoledì prossimo. Giochi che contano, si diceva. Dalla stanza dei bottoni di Assolombarda, tanto per spiegare, si nominano circa 600 posti tra cda di aziende e fondazioni varie. Ad esempio Fondazione Cariplo. O Fondazione Fiera Milano, tanto per dirne due a caso, di quelle pesanti. Ce n’è abbastanza per determinare scelte di indirizzo nel mondo economico lombardo per qualche anno. La partita però non è mero potere, ma uno scontro di civiltà (imprenditoriali), una contesa tra territori, una battaglia all’ultimo voto. Difficile assegnare le quote per i due duellanti, Bonomi e Dall’Orto, visto il complesso sistema di “consultazioni” dei saggi dove chi si affaccia a dire quel che voterebbe, in molti casi non ha neppure diritto di voto e non fa parte della schiera dei 170 che designano il candidato unico. Splendida rappresentazione di un corpo intermedio regolato da riti anni ’70 paragonabili solo a quelli del sindacato. Come in uno specchio, o quasi. Comunque, come apprende il Foglio, tra venerdì e lunedì i “saggi” dovrebbero comunicare gli esiti delle consultazioni ai due contendenti e un po’ di chiarezza (forse) ci sarà.

 

Le poste in gioco, al di là dei rituali, sono concrete. Per esempio c’è la sfida tra il sistema di Gianfelice Rocca, past president che non molla il colpo, e quello di Dell’Orto. Rocca ha scelto il suo delfino, Bonomi, e non si risparmia, come non è molto frequente accada in questi casi. Pare che usi molto il telefono, i caffè e le cene; che poi sono i metodi antichi di convincimento. Ha fatto la pace (a tavola) con Vincenzo Boccia, capo di Confindustria, che ha ricambiato con il suo appoggio a Bonomi. Da parte sua si vocifera che Dell’Orto abbia incassato l’appoggio di Eni (un gran colpo) e di parte delle partecipate locali. Poi ci sono i meccatronici, ovviamente, per l’imprenditore principe dei carburatori. Bonomi ha parte del mondo della sanità, visto l’appoggio pesante di Rocca e l’ambito di operatività della sua Synopo. Dell’Orto ha alcuni grandi gruppi industriali, Bonomi fa presa sui piccoli ma anche su Enel e Telecom. Pare che Diana Bracco, una che in Assolombarda conta (e neppure poco), pur essendo grande (Dell’Orto?) e pur essendo del settore sanitario (Bonomi?) abbia scelto l’erede di Rocca, ben sapendo che chiunque vinca dovrà fare comunque i conti con lei. Anche perché alla Bracco la partita di Ema interessa eccome, e la partita di Ema è una delle più importanti sul piatto milanese di questi tempi. Marco Tronchetti Provera si dice che sia vicinissimo a Bonomi. Potrebbero far pendere il piatto della bilancia le tre grandi che non si sono ancora schierate: Fastweb, Mediaset e Sky. E le istituzioni? Beppe Sala ha fatto capire chiaro e tondo di essere neutrale, anche se a Palazzo Marino l’altro giorno l’aria era pesante, dopo la presentazione dei dati sulla fiscalità studiati da Assolombarda, che hanno dipinto il Comune come un ruvido esattore d’impresa. Roberto Maroni è silente. Nella giunta di Bobo c’è chi tira forte per Dell’Orto, anche ad altissimi livelli, e chi predilige Bonomi.

 

C’è poi una battaglia tra territori, prevedibile dopo la fusione nel 2015 tra Confindustria di Monza e Brianza e Assolombarda. Dell’Orto è brianzolo, Bonomi milanese. La Brianza delle medie imprese, spesso innovative (Dell’Orto ha la delega di Assolombarda per il 4.0), quella che traina la produzione, contro la capitale dei servizi, della finanza, del big business sanitario e delle tlc. Sfida interessante tra vocazioni. Anche perché Assolombarda, nel generale appannamento dei corpi intermedi, sempre meno presenti nel dibattito politico, nella gestione Rocca è apparsa spesso timida (sui voucher, giusto per fare un esempio) e più attenta al sistema di relazioni e d’immagine milanese. Ma ora, chiunque vinca, acquisirà nuova forza e nuova linfa dall’indebolimento di Confindustria, sempre più alle prese con il risanamento del Sole 24 Ore, dopo la gestione di Benito Benedini (a proposito, past president di Assolombarda). In gioco c’è insomma un cambio di paradigma, e non solo di board direttivo. Sperando che l’Italia non sia il Paese di Pericoli&Pirella, dove ci si distrae un attimo e non è successo niente.

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