Il Salone del Mobile e la conquista del mondo

Forum con Giovanni Anzani, uno dei tre signori Poliform con Alberto Spinelli e Aldo Spinelli

Il Salone del Mobile e la conquista del mondo

foto LaPresse

Guarda sempre avanti. In Brianza non c’è tempo da perdere. Sembra un imprenditore d’altri tempi, ma ha dentro più futuro lui di un giovane che oggi apre una start up. “La crisi? Non può durare otto anni. E’ il mercato che è cambiato e bisogna adeguarsi. Esportiamo il 75 per cento della nostra produzione, otto anni fa era il contrario. In Borsa? Mai. I consigli d’amministrazione li facciamo sui gradini di casa. Dobbiamo crescere, crescere, crescere. Il mercato non ti aspetta”. Giovanni Anzani, uno dei tre signori Poliform con Alberto Spinelli e Aldo Spinelli, si è talmente adeguato che ha aperto una centro vendita a Teheran. Teheran? “Sì, perché? Ho visto il pil che è salito e siamo andati in Iran ad investire. Vogliono cose belle, cose italiane. E noi siamo andati lì. Lì ci sono i soldi. Siamo presenti in più di novanta paesi nel mondo. Punti vendita, flagship stores. Trecento negozi in Italia, più di 450 all’estero. Tutta l’Europa, ma anche Usa Australia, India, Cina. Dove richiedono mobili di qualità, di alta qualità, Poliform c’è. Per crescere bisogna pensare in grande e avere i piedi ben piantati a terra”.

 

E tutto parte da Inverigo, diecimila abitanti nel cuore della Brianza dove ci sono sei stabilimenti che producono mobili che vanno in tutto il mondo. La storia di un’azienda familiare (gli otto figli dei tre soci lavorano tutti in Poliform) che ha dell’incredibile, partita su due grandi fondamenta: fare le cose bene e la passione, trasmessi dai vecchi padri, per poi aggiungere all’inizio degli Anni 80 il design, il sapere, il mondo. Anzani con i suoi soci è arrivato per primo, convinto che l’Italia e l’italiano “sappia fare solo cose belle”. “E’ la storia del paese, arte, cultura e paesaggi. Un’Italia invincibile. Abbiamo capito che dovevamo fare mobili unici. Di lusso. Belli, bellissimi, personalizzati. Diversi da casa a casa. Il design senza di noi, mobilieri brianzoli, non sarebbe esistito”. Anzani per cinque volte usa la parola visione. E avere visione osservando il mondo da Inverigo non è facile. Bisogna anche sognare e avere la forza di realizzare i sogni. “Non ho mai giocato a golf. Ho sempre lavorato. Casa e bottega, senza mai mollare. E poi l’intuizione della collaborazione con il sapere. L’incontro decisivo con Paolo Piva, primo designer. Poi ne sono arrivati altri ancora, i migliori Daniel Libeskind, Jean-Marie Massaud, Dordoni, Wanders, SooChan. L’elenco è lungo”.

 

E Trump? Sono nati problemi con gli Usa? “Ma no. Tutto come prima, meglio di prima. Poliform ha 50 dipendenti tra New York, Miami e Los Angeles. Ha sveltito tutto. E’ quello che deve fare il mondo. E l’Italia. Anche Renzi e Gentiloni hanno lavorato bene, hanno fatto rete. Tutti insieme per il made in Italy. Non ci siamo sentiti soli per la prima volta. Ci hanno permesso di sfruttare il lavoro e la vetrina delle ambasciate. Hanno fatto gli interessi del lavoro italiano. Sono un testimone. Certo ci sono cose ancora da fare come la tutela della proprietà intellettuale. E’ impossibile brevettare i nostri mobili, è un copiare continuo. Anche la qualità non è difesa. Ci sono pezzi di mobili sul mercato prodotti con sostanze pericolose, ma nessuno fa niente. Sì, l’Europa è sorda, molto sorda”. Anzani ha sollevato il problema investendo FederlegnoArredo della consapevolezza etica di un’azienda, spingendo gli imprenditori all’impegno nella tutela dei lavoratori e dell’ambiente. Il tentativo di seminare paletti per proteggere la cultura dell’abitare made in Italy è un lavoro costante.

 

Impegno anche delle aziende che sfileranno al Salone del Mobile fra qualche giorno. “Il Salone è fatto solo dai contenuti. Una mostra d’arte e di mestieri. Un Salone che deve comunicare la qualità del lavoro. E Milano diventa per alcuni giorni capitale mondiale del design. Noi, gli imprenditori dell’arredamento, la Triennale, Milano, la Lombardia da scoprire… ma che cosa vuole di più un operatore economico straniero? E poi c’è il Dopo Salone”. Ehm, Fuorisalone… “No lo dico io, è il Dopo Salone. Prima si viene in Fiera e dopo le 18 tutti in giro per Milano. Gli operatori economici hanno capito la lezione, altrimenti non si spiegherebbero i 7 mila visitatori , in pochissimi giorni, del mega stand Poliform al Salone. La gente va dove ci sono i contenuti”. La filosofia dell’incontro diretto per Giovanni Anzani è una fissazione. Lui si ricorda quando il mobiliere brianzolo partiva, con la valigetta 24 ore con dentro i disegni dei mobili della propria aziendina, e senza sapere una parola d’inglese, per la Svizzera e la Germania. Oggi è tutto diverso, almeno per Anzani. Ogni anno arrivano a Poliform Lab a Inverigo dove c’è una fantastica esposizione dell’abitare, più di 5.000 visitatori da tutto il mondo. Inverigo come Londra dove si aprirà un showroom di circa mille metri quadrati, già nominato come miglior negozio di arredamento di Londra. O Londra come Inverigo? “Per noi i confini non esistono – dice Marta Anzani, figlia di Giovanni, cresciuta a casa-scuola-fabbrica – a Inverigo c’è una possibilità in più. Si possono visitare gli stabilimenti dove produciamo i nostri componenti d’arredo. Siamo trasparenti. La nostra forza sono le mani e le teste intelligenti che lavorano con noi da 30-40 anni, prima i padri, poi i figli. Il capitale umano è una grande forza Poliform”. Non per niente, mai uno sciopero, mai un’ora di cassa integrazione e sempre in straordinario.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi