I gol, gli assist e i quasi-gol di Unicredit, la banca del pallone

Dopo aver detto addio alla Champions League e all’Europa League, la banca milanese non rinnoverà più la sponsorizzazione. Ma il suo legame col mondo del pallone resta vivo

I gol, gli assist e i quasi-gol di Unicredit, la banca del pallone

Maurizio Beretta con Giuseppe Marotta e Carlo Tavecchio (foto LaPresse)

La partita decisiva, ovvero la ricapitalizzazione di maggior entità dell’intera storia di Piazza Affari, l’ha vinta. Senza neppure arrivare ai tempi supplementari. L’aumento di capitale da 13 miliardi di Unicredit è andato in porto. L’ex paracadutista Jean Pierre Mustier ha vinto il suo personale scudetto. Dopo aver detto addio alla Champions League e all’Europa League: la banca milanese, infatti, non rinnoverà più la sponsorizzazione (50 milioni di costi a fronte di ricavi aggiuntivi stimati dall’ex ad Federico Ghizzoni in 70-90 milioni, oltre a ritorni in termini di spazi di comunicazione superiori al 405 per cento della spesa) che scade nella primavera 2018.

 

Ma nonostante questa decisa inversione di rotta, il legame tra il mondo del pallone e l’istituto di credito, retaggio di un passato che si chiama Capitalia (la banca di Cesare Geronzi che finanziò, direttamente o indirettamente, la Lazio di Cragnotti, il Parma di Tanzi, la Fiorentina di Cecchi Gori, il Perugia di Gaucci o il Napoli di Corbelli) resta vivo. E oggi è rappresentato non solo dal filo rosso che ancora lega Unicredit alla Roma dell’americano James Pallotta. Ma anche dal fatto che su un conto corrente vincolato aperto presso una filiale dell’istituto sono stati depositati i 200 milioni di caparra che la cordata cinese Sino Europe Sports ha versato nel 2016 alla Fininvest di Silvio Berlusconi (Unicredit è la banca che affianca la holding anche nella battaglia tra Mediaset e la Vivendi del francese Vincent Bolloré, azionista all’8 per cento di Mediobanca, partecipata all’8,56 per cento dalla stessa banca guidata da Mustier).

 

Unione con il mondo del calcio che è stata in qualche modo cementata, non senza polemiche, dal doppio ruolo che, da anni, riveste Maurizio Beretta. Il giornalista già direttore di Raiuno, dirigente (area Comunicazione) di Fiat, nonché direttore generale (2004-2009) di Confindustria, dall’agosto 2009 è presidente della Lega Calcio Serie A, carica riconfermata nel 2013 per mancanza di candidati validi. Ma nel frattempo – marzo 2011 – Beretta ha assunto l’importante carica di responsabile della struttura Identity and Communications di Unicredit, rinsaldando in qualche modo il legame che la banca ha storicamente con il mondo del calcio. Anche se a onor del vero va detto che a dettar legge in Lega calcio sono soprattutto altri, i plenipotenziari dei grandi club. Ora però Mustier sta seriamente ripensando la politica di Unicredit nel mondo del calcio.

 

La banca che è stata azionista e grande creditrice della Roma e che ha rilevato, con il veicolo Capital Dev, gli asset e i progetti dell’immobiliarista Luca Parnasi, promotore e sviluppatore del progetto del nuovo stadio del club giallorosso, pare che abbia deciso di disfarsi del fardello (158 milioni) di prestiti concessi alla squadra di calcio della Capitale: a rilevare il pacchetto sarebbe stata Goldman Sachs che ha pure già prestato i 30 milioni a Pallotta&Parnasi per l’avvio del progetto dell’impianto sportivo da almeno 300 milioni. Ma il legame con il pallone resiste, visto che il rinnovo degli organi, e della presidenza, della Lega calcio continua a slittare. E quel Beretta che già nel 2013 pareva dovesse abbandonare resta ancora una volta l’unico candidabile, dopo l’auto-eliminazione del tifoso juventino Walter Veltroni. Mentre in ballo c’è l’asta per i diritti televisivi che può valere anche un miliardo (il tetto raggiunto nel 2014 per la vendita dei pacchetti 2015-2018) che non solo avvantaggia i club (gli introiti per la vendita delle immagini sono la principale fonte di ricavo), ma che potrebbe anche definire una volta per tutte la battaglia per Mediaset Premium: dove come abbiamo visto Unicredit ha un ruolo, seppure minore, nel match tra il Cavaliere e il finanziere bretone.

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