Come procede e quanto vale il gran derby degli ospedali

Gara pubblico-privato, Cittadella di Sesto e San Carlo-San Paolo “contro” Ieo-Monzino. E poi l’Ema

Ospedale San Raffaele

Ospedale San Raffaele (foto LaPresse)

Grandi manovre nella sanità milanese. Si capisce subito che è un settore che tira: magari i soldi non arrivano subito, ma arrivano sempre. Certo, la “cultura della cura” è molto diffusa a Milano, dove sanità pubblica (64 per cento) e privata hanno imparato a convivere in un regime di concorrenza qualitativa. Partiamo dalla istituzione-Regione, che ha tra le mani due grandi progetti. La fusione degli ospedali San Carlo e San Paolo, con la creazione di una nuova super struttura altamente tecnologica: ad aprile verrà firmato un accordo preliminare con il Comune di Milano per  l’area su cui sorgerà il nuovo ospedale, situata nei pressi dell’ex scalo ferroviario San Cristoforo (a sua volta avviato a trasformazione dal piano per gli ex scali). Il secondo è la Cittadella della Salute, nell’area ex Falck di Sesto San Giovanni – con un accordo di cessione dei terreni da parte dei Milanosesto – in cui confluiranno Istituto dei tumori e Besta, oncologia e neurologia. A Sesto sta per finire la bonifica dei terreni, 50 milioni di euro a carico del proprietario dell’area, la Milanosesto spa guidata dall’imprenditore Davide Bizzi.

 

Sono la risposta con cui la sanità pubblica si mette in competizione virtuosa con il mercato dei privati, protagonista in questi giorni dopo le ipotesi di acquisto dello Ieo e del Monzino da parte di Humanitas e del gruppo Rotelli-San Raffaele. Una trattativa difficile che vede lo scontro tra Banca Intesa a sostegno di Gianfelice Rocca e Paolo Rotelli, e Mediobanca che vuole invece mantenere la gestione Ieo-Monzino. E’ sceso in campo anche il rettore della Statale Gianluca Vago, di professione è patologo, per tranquillizzare i medici universitari presenti negli ospedali privati. In sostanza da questo punto di vista non cambierà nulla, se dovesse andare in porto la trattativa. Vago ha anche rilanciato sulla costruzione di un grande polo pubblico per la sanità milanese sostenendo, appunto, che non si intravede alcun rischio dalla fusione proposta da Gianfelice Rocca e Paolo Rotelli.

 

Anche l’assessore regionale alla Sanità, Giulio Gallera, è sulla linea delle dichiarazioni del  rettore Vago: le operazioni di mercato vanno rispettate, non sono di competenza della politica o della Pubblica amministrazione. Il mercato è il mercato. “La Regione va avanti nella sua riforma sanitaria – ha precisato Gallera – Più collaborazione, meno concorrenza”. Collaborazioni e alleanze. “La vera svolta della sanità lombarda è questa. Non più cura ma ‘prendersi cura’ del malato. Ogni malato avrà un medico di base di riferimento che per almeno un anno si occuperà del suo percorso di cura. Si comincerà con i malati cronici. Tutti vogliono collaborare. Pubblico e privato devono rispondere la domanda di cura dei lombardi. Basta appuntamenti, prenotazioni, controlli da fare di volta in volta. I medici di base e quelli ospedalieri dovranno lavorare insieme. Non ci sono alternative. E’ una sfida. Come è una sfida fondere due strutture grandi come San Carlo e San Paolo in un unico ospedale ad alta tecnologia e ad alta qualità. Dove io vedo anche una Scuola di medicina”. La Scuola di medicina potrebbe però essere ospitata anche a Sesto San Giovanni sull’ex area Falck dove sorgerà la Città della Salute. Con Istituto dei tumori, eccellenza pubblica di oncologia, e il Besta, eccellenza neurologica, nelle intenzioni dell’imprenditore Bizzi c'è anche la volontà di costruire un centro di ricerca internazionale o addirittura ospitare le facoltà di Medicina di Statale e Bicocca. Milano ha la grande occasione per avere sull’area Expo lo Human Technopole e il campus universitario, finanziato dal governo, e a Sesto un altro polo internazionale, spinto dalla Regione con una sinergia del privato. Le due aree si trovano, tra l’altro, a nord di Milano e sono facilmente raggiungibili e collegate dalla metropolitana M1, e dalla tangenziale.

 

Quindi non saranno solo gli assetti societari degli ospedali privati a determinare quale sanità futura in Lombardia. Se le trattative di Humanitas e Gruppo Rotelli dovessero andare in porto, nascerebbero a Milano due super poli Ieo-Humanitas,  legato all’oncologia, e San Donato-San Raffaele-Monzino legato alla cardiologia. Significherebbe competere a livello internazionale con più decisione  e forza. Certo queste trattative provocano tensioni e disorientamenti tra i medici degli ospedali privati. Chi dice sì, chi è critico, chi è in attesa. Le preoccupazioni dei medici universitari sono svanite nel momento in cui il rettore Vago ha precisato che non cambierà nulla per i docenti della Statale che lavorano sia allo Ieo e al Monzino, sia a San Donato e all’Humanitas. E poi al Niguarda, al Buzzi e soprattutto all’Istituto dei tumori di via Venezian. Il problema era sorto per la presenza di Università private con Facoltà  di medicina in Humanitas e al San Raffaele. Preoccupazioni svanite come una bolla di sapone.  I Comitati di direzione clinici e amministrativi di Ieo e Monzino si oppongono, però, alla vendita dei due ospedali. Le dichiarazioni di primari della vecchia generazione alzano il muro del no. Sono in giochi posti di lavoro? No. Sono in gioco, forse, i super stipendi? Le eccellenze non verranno toccate, le rendite di posizione forse sì. Ma siamo sempre nel campo delle ipotesi. Lontanissime, per il momento. Inoltre sarebbe interessante sapere quanto è stato investito in ricerca dallo Ieo in questi anni difficili.  E la famiglia Veronesi? Paolo Veronesi, primario allo Ieo, vuole la vendita. Tutta la famiglia è con lui. Sarebbe difficile scindere il cognome Veronesi dallo Ieo, fondato da Umberto, morto l’8 novembre scorso. Un rischio che sicuramente peserà nella trattativa che vede come advisor la banca privata Edmond de Rothschild. Febbraio è un mese decisivo. Se poi dovesse approdare in città – grazie Brexit – l’Ema, l’agenzia del farmaco europea, Milano si trasformerebbe di colpo nella capitale internazionale della ricerca medica e del farmaco. Beppe Sala e Bobo Maroni potrebbero lavorare insieme. Anche se l’Ema reclama, se dovesse traslocare a Milano, una location simile al Pirellone, quanto a spazi e prestigio. L’Ema attirerebbe tutte le aziende del farmaco del mondo. Lavoro, conoscenza e tanto futuro.

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