Venti di cambiamento. Ecco chi sono i nuovi talenti italiani

La piramide demografica italiana è un disastro ma i giovani che innovano non sono solo sui social. Tra i nati negli anni Novanta ci sono eccellenti poeti, pittori, musicisti, imprenditori. Chi sono i ventenni (geniali) che cambieranno il nostro paese. Indagine

La piramide demografica italiana ha la forma di una trottola ma non è un gioco: se è normale che la punta sia molto sottile (di Gillo Dorfles, 107 anni, non è possibile ce ne siano tanti), è mostruoso, abbastanza innaturale e palesemente immorale che la sua base sia così esile, che i bambini siano meno dei ragazzi, che i ragazzi siano meno dei giovani adulti e che i giovani adulti siano meno delle persone di mezz’età. I ventenni sono pochi. In assoluto e in percentuale: negli anni Novanta sono nati solo cinque milioni di italiani mentre negli anni Sessanta, con una popolazione complessivamente inferiore, i milioni furono nove e negli anni Trenta (guarda caso la generazione cruciale del boom economico), con una popolazione complessivamente molto inferiore, i milioni furono dieci. I ventenni non sono mai stati così pochi e pertanto sono preziosi. Se poi sono perfino bravi a fare qualcosa sono preziosissimi: eppure non vedo tutta questa attenzione nei confronti dei nuovi talenti, anzi, mi è capitato di registrare perfino una certa incredulità circa la loro esistenza.

 

Molti danno per scontato che la pittura, la poesia e un mucchio di altre arti e competenze appartengano al passato e che i giovani siano tutti a farsi foto sui social. Quando invece il re di Instagram è un cinquantenne “bianco per antico pelo” e Facebook sembra ormai un cimitero degli elefanti.
 
Eccome se esistono i Novantiani. A Castellabate, nell’ambito del Premio Pio Alferano, quest’estate ho riempito un castello di quadri di pittori nati dal 1990 in avanti, in barba ai becchini hegeliani della morte dell’arte e della stramorte della pittura. Ho constatato che ogni anno che Dio manda in terra spuntano nella nostra infeconda nazione dieci o dodici pittori interessanti, e fra questi si distingue spesso un eccellente. So anch’io che è strano, che è contrario alla logica, ma non perdo tempo con le cause: mi bastano le conseguenze. Nello stesso periodo ho fatto anche l’antologista ovvero mi sono messo a organizzare un’antologia di poesie inedite dedicate all’Italia. Desideravo coinvolgere poeti di ogni età e qualche consigliere scuoteva la testa: i poeti giovani non esistono e comunque se esistessero non sarebbero bravi, soltanto i poeti vecchi sono bravi e soltanto i poeti morti sono bravissimi. Ragionamenti così. Manco a dirlo ho trovato poeti trentenni bravi e poeti ventenni bravissimi: Francesca Mazzotta mi ha mandato un sonetto perfetto ed è del ‘92. Se ci sono i pittori, se ci sono i poeti, specializzazioni all’apparenza fra le più obsolete, perché, parlando sempre di novantiani di valore, non dovrebbero esserci cuochi, musicisti, stilisti, designer, narratori, inventori? Non essendo onnisciente ho chiesto lumi agli osservatori più attenti e il risultato sono le pagine che avete sotto gli occhi.
 
La piramide demografica italiana è un disastro perché non è una piramide bensì una trottola. Ma alla sua base ci sono ventenni che riguardo alla demografia non hanno nessuna colpa e che al contrario hanno molti meriti personali e già alcune cose da insegnare a tutti.

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