Aranzuckerberg

Anche l’Italia ha una star dell’informatica: si chiama Salvo Aranzulla, non ha inventato niente, ma sa spiegare tutto. E Wikipedia lo caccia. Un maestro Manzi dell’èra digitale. Scrive terra terra come eliminare gli amici su Facebook o come cancellare una cronologia.

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Salvatore “Salvo” Aranzulla: è dappertutto su internet ma alcuni contributor di Wikipedia hanno sostenuto che la sua presenza nell’enciclopedia online non rispondesse ai criteri richiesti

L’Italia non è l’America, Mirabella Imbaccari non è Cupertino e Salvatore “Salvo” Aranzulla non è Steven “Steve” Jobs né Mark Zuckerberg, ma una volta fatte le debite proporzioni e considerate tutte le differenze del caso, si può dire che anche noi abbiamo un giovane imprenditore informatico che ha cambiato la vita di milioni di persone partendo dalla stanzetta di casa.
Aranzulla non ha inventato un computer, non ha inventato un iPod, uno smartphone, un sistema operativo né un social network né nessuna di quelle idee o prodotti innovativi concepiti nella Silicon Valley, ma spiega agli italiani come fare a usare queste diavolerie. E’ praticamente impossibile che chi in Italia usa internet non l’abbia incrociato almeno una volta, anche per sbaglio, per sapere come risolvere un problema con la tecnologia.

 

Sul sito di Aranzulla c’è una risposta a tutto, ad esempio adesso sulla sua homepage, spiega “come dividere un file pdf”, “come cambiare nome su Facebook”, “come caricare musica su iPhone”, “come recuperare una password”. Se hai un problema Aranzulla ha la soluzione, è il mr Wolf di internet. Non è un genio dell’informatica, né ha la posa guru dell’innovazione o la retorica dello startupparo che gira convegni presentando app inutili come creazioni geniali, ma è una specie di maestro Manzi dell’èra digitale, uno che fa il lavoro sporco, spiegando terra terra come eliminare gli amici su Facebook, come eliminare le cartelle vuote, come accendere uno smartphone, come cancellare la cronologia anche a chi non ha mai messo un dito su un aggeggio tecnologico successivo alla radio e al telecomando. Tutte quelle cose che le persone si vergognano di chiedere ai figli, ai nipoti o agli amici per non passare come analfabeti digitali e che in ogni caso i più esperti non sanno spiegare perché lo fanno velocemente, saltando passaggi che ritengono elementari e scontati e che così non sono. Aranzulla invece non ha vergogna di spiegare le cose più semplici all’uomo della strada e del telefono a gettoni, ti prende per mano e ti spiega passo passo come si fa (ad esempio a spegnere il computer attraverso oltre 3 mila battute e due immagini che illustrano i passaggi). E in un paese come l’Italia in cui la penetrazione dell’uso della rete è molto bassa, al 60 per cento, dietro Libano e Argentina e lontanissima dagli altri paesi europei e dall’America (73-86 per cento), l’intuizione di fare elementare alfabetizzazione digitale porta un successo assicurato, questo ragazzo di 26 anni oggi fattura con la sua srl quasi 1,5 milioni di euro l’anno.

 

“Quest’anno sarà tra 1,6 e 1,8 milioni, il punto in cui ci andremo a collocare dipenderà dai prossimi mesi – dice Salvatore Aranzulla al Foglio – Siamo cresciuti di anno in anno raddoppiando visite e fatturato, ma più diventiamo grandi più la crescita diventa contenuta, quest’anno abbiamo fatto un +25 per cento di visite e +40 per cento di fatturato”. Gli utenti appartengono a tutte le fasce d’età: dai giovanissimi a un’ampia fetta di over 75, tutti cercano “come fare” su Aranzulla. “Aranzulla.it è il primo sito in Italia in ambito tecnologico – dice Salvo – abbiamo una quota di mercato che è del 40 per cento nel segmento ‘computer news’ misurato da Nielsen: vuol dire che 4 persone su 10 che cercano contenuti riguardanti l’informatica finiscono da noi, mentre le restanti sei persone si ripartiscono tra siti di piccole dimensioni”.

 

Parla così, in maniera didascalica e con una voce quasi metallica, proprio come un tutorial. Aranzulla non dà nulla per scontato, ripete lo stesso concetto in almeno un paio di modi diversi, se usa un termine tecnico in inglese poi lo ripete in italiano in un’altra frase, per assicurarsi che il messaggio arrivi. Si capisce subito che la sua, più che un’intuizione imprenditoriale, è una dote naturale. “Tutto è iniziato quando avevo 10 anni e in un negozio abbracciai un computer e mi misi a piangere, costringendo i miei genitori a comprarmelo. Dopo di me anche i miei amici comprarono il pc e venivano a casa per risolvere i problemi: ‘Salvo come faccio a installare questo programma?’, ‘Salvo, come faccio a installare l’antivirus?’. Da qui l’idea, a 12 anni, di raccogliere le risposte che davo ai miei amici in uno spazio web”. Risolvere problemi più o meno semplici è una passione e dal blog inizia a rispondere anche alle richieste di aiuto che arrivavano via mail.

 

Ma prima che l’attività amatoriale diventi un’impresa di successo non mancano le difficoltà. Che Mirabella Imbaccari, in provincia di Catania, non è la Silicon Valley l’abbiamo già detto e infatti internet va lentissimo, all’epoca c’era la connessione a 56k, che vuol dire doppino, telefono sempre occupato in casa e bollette salatissime, che in una famiglia di sei persone – padre infermiere, madre casalinga e quattro figli – non vengono ben accolte: “Ricordo che una volta arrivò una bolletta che era pari a un terzo dello stipendio di mio padre e lui mi tagliò il cavo per collegarmi ad internet. Ma io ne avevo altri di riserva e mi collegavo di notte o quando i miei genitori uscivano di casa”.

 

La svolta arriva nel 2008, quando a 18 anni Aranzulla stringe una partnership pubblicitaria con Virgilio, all’epoca primo portale in Italia, che ha ospitato il suo sito fino a qualche mese fa (a marzo 2016 è passato, con i suoi milioni di clic, sul sito del Messaggero). L’accordo gli permette di lasciare la Sicilia per Milano e di pagarsi gli studi in Bocconi, dove si è laureato in Economia aziendale e management. Ora l’impresa si è strutturata, ha due redattori (Andrea e Martina) che si occupano di contenuti, mentre Salvo insieme a consulenti esterni ha sviluppato una tecnologia che è come un pilota automatico per il suo sito. Funziona così: ogni mese vengono acquisiti da database esterni i dati sulle ricerche che si effettuano in Italia, il sistema sceglie i termini informatici, raggruppa quelli simili e li confronta con i temi già presenti sul sito. Se ci sono richieste nuove, Aranzulla prepara la risposta: articolo massimo di 10 mila caratteri in una sola pagina, senza gallery, con pubblicità limitata e non invasiva. Tutte tecniche che soddisfano le richeste degli utenti e permettono un’indicizzazione ai primi posti su Google.

 

“Con 7 mila articoli offriamo soluzioni a 7 mila problemi e attraverso una rilevazione matematico-statistica aggiorniamo le cose più ricercate. Se gli utenti cercano qualcosa su Google o sugli altri motori di ricerca noi lo rileviamo e troveranno una risposta sul sito”. Non sono gli utenti ad andare da Aranzulla, è Aranzulla che va da loro. “Ormai abbiamo risposto a tutte le domande possibili, da gennaio abbiamo inserito 100 articoli che però affrontavano tematiche di nicchia e non generavano traffico aggiuntivo”. Le domande sono sempre le stesse, cambiano le risposte. “Aggiorniamo gli articoli esistenti frequentemente, ‘come ascoltare la musica in streaming’ è cercato continuamente, ma è stato pubblicato la prima volta nel 2007 quando non esisteva ancora Spotify. Nel tempo quindi rivediamo gli articoli e le procedure e offriamo soluzioni diverse a parità di titolo ed esigenza”.

 

In ogni caso il target è quello del consumo di tecnologia di massa, un pubblico con conoscenze informatiche medio-basse, che poi è una grande fetta del mercato. “Ci sono in Italia siti rivolti agli esperti di grandissimo livello, che spiegano come programmare in tutti i linguaggi, fanno un lavoro spettacolare sulle recensioni, testano l’hardware. Ma il mio pubblico non è interessato a queste cose, cerca solo risposte di buonsenso a un problema da risolvere”. E qual è la risposta che adesso gli italiani cercano più frequentemente? “Se qualcosa c’è sul nostro sito è perché è ricercata e consultata, altrimenti non l’avremmo pubblicata. Ad esempio le guide su come spegnere il computer o su come riavviare l’iPhone fanno ancora un migliaio di visite al mese. Una tipologia ora ricercatissima è su come contattare il proprio operatore telefonico, visto che ora le compagnie rendono sempre più difficile parlare con una persona fisica, noi indichiamo la combinazione giusta di numeri da pigiare per parlare con un operatore”.

 

Questo lavoro gli ha portato una grande popolarità, migliaia di e-mail e messaggi al giorno, persone che lo riconoscono per strada, che lo ringraziano, gli inviano regali in ufficio, perché magari gli ha spiegato come installare WhatsApp o Skype e finalmente gli ha permesso di parlare gratuitamente con la figlia o la nipote che studia o lavora all’estero. Ma Aranzulla, come ogni fenomeno, è diventato anche oggetto di ironia (“Aranzulla insegnaci come ottenere la figa in 10 piccoli passi”, è una pagina Facebook), di sfottò (come la canzone “Vorrei parlare come Salvo Aranzulla”, parodia del brano di Simone Cristicchi su Biagio Antonacci), di ritorsioni con guide à la Aranzulla che insegnano come installare estensioni per bloccare il sito di Aranzulla sul proprio computer e ovviamente di invidia da parte di chi pensa “vabbè, potevo farlo anch’io” (ma non l’ha fatto).

 

L’astio nei confronti di Aranzulla arriva soprattutto dai nerd e dagli smanettoni che, probabilmente a ragione, ritengono di avere competenze tecniche maggiori del ragazzo siciliano e ritengono ingiusto il suo successo: io programmo in tutti i linguaggi e non c’ho una lira mentre Aranzulla fa i soldi con le guide per ignoranti. Un risentimento figlio di un’istintiva cultura della meritocrazia secondo cui dovrebbe avere più successo chi ha più competenze. Il mercato però è darwiniano e, come nella natura non sopravvive il più forte ma il più adatto, così nel mercato non viene premiato il più competente ma il più utile. E nel contesto italiano Aranzulla ha trovato l’ambiente adatto per svilupparsi e moltiplicare in milioni i suoi clic e il suo fatturato. Ma come reagisce Salvo alle critiche di chi considera il suo lavoro robaccia da ignoranti e per ignoranti? “Non ci faccio più caso. Se uno non sa bene le cose cerco di spiegare come sto facendo adesso con te, ma se non vuole capire a me poco importa. Il sito ha un obiettivo diverso da quello che ha in mente chi critica, c’è chi lo capisce e poi ci sono le persone fissate che continuano con discussioni inutili”.

 

Lo scontro latente e sotterraneo tra la community dei nerd e Aranzulla si è manifestato alla luce del sole con la cancellazione della voce del blogger siciliano da Wikipedia. Aranzulla è dappertutto su internet, ma non sulla più importante e famosa enciclopedia online del mondo. Tutto è partito quando alcuni contributor hanno iniziato a sostenere che Salvatore Aranzulla non risponde ai criteri di enciclopedicità richiesti da Wikipedia e per questo hanno avviano una procedura di cancellazione dall’enciclopedia online. Il blogger è accusato di non essere un divulgatore, né un personaggio pubblico famoso né tantomeno uno scrittore. Da lì è partita una lunghissima discussione tra chi difendeva la permanenza della voce di Aranzulla per l’enorme quantità del lavoro prodotto e chi parteggiava per la cancellazione a causa della scarsa qualità. A un certo punto Aranzulla, venuto a conoscenza della vicenda, è intervenuto con un post su Facebook rivolto ai suoi 350 mila fan: “Amici cari, vi dico solo che concorrenti di bassa lega e rosiconi stanno proponendo l’eliminazione della mia voce da Wikipedia”.

 

Il “popolo del web” si è ribellato contro i rosiconi di Wikipedia, che però alla fine ha comunque deciso, dopo un dibattito interno lacerante, l’eliminazione di Aranzulla: “La cosa strana è che la procedura di cancellazione è stata avviata da una persona che fa un lavoro simile al mio, gestisce un sito internet in cui pubblica contenuti d’informatica”. Oltre al conflitto d’interessi, c’è pure la sensazione che la sentenza fosse già scritta: “Sono stati portati elementi, ma sono stati sempre ignorati. Come scrittore e divulgatore ho scritto cinque libri pubblicati da Mondadori che hanno venduto molte copie, ma non andavano bene perché erano su tematiche simili al sito. Come personaggio pubblico non bastavano numerose interviste in trasmissioni e giornali nazionali e neppure i convegni a cui ho partecipato, perché ero solo ospite del convegno e non l’oggetto del convegno. Come blogger neppure andavano bene i dati sul traffico che pure sono verificabili. La discussione è andata avanti un paio di settimane, con le opinioni divise più o meno equamente, poi hanno deciso di notte per l’eliminazione, senza una votazione”.

 

Cacciato da Wikipedia perché scrive cose semplici e banali, come se le persone non andassero a cercare su Wikipedia la capitale del Giappone o a leggere la biografia di Flavia Vento. Ma Aranzulla l’ha presa con sportività: “Poco me ne importa, in termini di impatto lavorativo non mi cambia nulla”. E pronuncia quella che è già una massima, lo “Stay hungry, stay foolish” di Salvo Aranzulla: “Se gli utenti sono soddisfatti e l’azienda fattura sono contento così”. Stay hungry, stay Aranzulla.

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