Tutti a casa di Florinda

Decine di film, un fascino intatto. Incontro con la Bolkan, che apre un b&b nella campagna romana. L’attrice brasiliana vive da molti anni a villa Voltarina, tra Manziana e Bracciano. Ci sono cani, cavalli e un enorme giardino.
Tutti a casa di Florinda

Florinda Bolkan

A villa Voltarina, a metà strada tra Manziana e il centro storico di Bracciano, in aperta campagna romana, si sta meglio che sui set. Ne è convinta l’attrice-icona Florinda Bolkan che qui ha deciso di vivere da molti anni in compagnia dei suoi cani e di qualche gatto, ma soprattutto con gli adorati cavalli che quando non sono ad Arezzo vivono nelle scuderie poco distanti dall’enorme giardino, impreziosito da piante di ogni genere, adagiate su un prato all’inglese perfettamente curato dove spicca una splendida lap pool, elegante e minimale come tutto l’ambiente circostante.

 

Le manca il cinema? “Assolutamente no”, risponde con un grande sorriso al Foglio. “Oggi è diventato un argomento troppo serio ed è cambiato il sistema. Prima lo vivevamo come un gioco, recitare era per noi davvero un play e un jouer, come dicono gli inglesi e i francesi. Ho fatto tante, forse troppe cose e se tornassi sul set sono sicura che non mi divertirei più come prima e ogni cosa sarebbe una ripetizione. Adoro il cinema perché è pieno di vita, ma non ne ho alcuna nostalgia e qui sto benissimo: da cittadina sono diventata una contadina (ride, ndr), non ho l’incubo dell’orario, sto con i cavalli e con i miei affetti, sono una persona appagata, cosa c’è di più bello?”. Negli ultimi mesi, infatti, assieme alla sua socia in affari, la principessa Anna Chigi della Rovere (“la mia ottima socia”, come tiene a precisare), ha deciso di trasformare una parte della villa in un bed and breakfast di lusso dotato di ogni comfort, che però non va mai a tradire quello spirito di genuinità che lo caratterizza. Pochi giorni fa, l’inaugurazione ufficiale con una grande festa organizzata dalla direttrice artistica e pr Ursula Seelenbacher per i quarant’anni della press agent delle star Paola Spinetti, e tante altre sono già in programma nei prossimi mesi. “Detesto la solitudine, mi piace essere circondata da persone ed è per questo motivo che ho deciso di aprire la mia casa”, ci spiega la Bolkan. “Oltre ai miei amici più cari provenienti da ogni parte del mondo e ai familiari, potranno soggiornare qui anche persone che non conosco, perfetti sconosciuti desiderosi di vivere immersi nella natura a solo mezz’ora da Roma”, aggiunge con quel suo inconfondibile accento portoghese.

 

La incontriamo in un pomeriggio piovoso e fresco, con temperature che fanno pensare più all’autunno che all’estate imminente. E’ elegantissima e in splendida forma e da vicino è ancora più affascinante tanto che quel numero che indica la sua data di nascita, ha sì un valore, ma solo sulla carta d’identità. “La bellezza? Certo che mi ha aiutata, come potrei dire il contrario, ma non è tutto. Ricevere i complimenti fa piacere a chiunque”, ci dice durante il tempo dell’intervista, un vis-à-vis trascorso insieme su una delle sdraio scure vicino la piscina. Nel frattempo, attorno a noi fervono i preparativi per un’altra festa, il compleanno della Chigi, e i primi ospiti cominciano ad arrivare. Lei non si scompone e tra un saluto e l’altro ad amici e parenti (è tutto un “ciao amore” e un “ciao tesoro”, frasi sincere e sentite, mai di circostanza), inizia a raccontarci di sé, di quando faceva la segretaria a Uruburetama, il comune del Brasile nello stato del Ceará dove è nata, “la terra dei corvi”, e poi la hostess executive per la compagnia aerea Viarig, fino al suo arrivo in Europa e al suo ingresso nel mondo del cinema dalla porta principale.

 

“Ho adorato la mia infanzia e la ricordo come un periodo felice”, ci spiega. Figlia di un diplomatico e grande uomo di cultura brasiliano, José Pedro Soares Bulcão, e di Maria Hosana Oliveira Guimaraes, la Bolkan ha passato quel periodo in una casa piena di libri, frequentata da artisti e da grandi intellettuali dell’epoca. Con lei, i fratelli José, Odete, Sonia e Alina a cui è tutt’ora molto legata. “Alina vive a Rio, è divina, ci sentiamo praticamente ogni giorno e risolve tutti i miei problemi nonostante la distanza, condividiamo dei ricordi meravigliosi, ma è Sonia quella che vedo di più perché vive in Europa”.

 

Florinda era già una diva internazionale quando invitò sua sorella a raggiungerla a Roma, facendola iniziare a lavorare come mannequin nell’atelier di Valentino Garavani e quella passione per la moda Sonia l’ha coltivata per tutta la sua vita e continua a farlo ancora oggi. Assieme al marito Willy Bogner Jr, è infatti la titolare del marchio sportivo di alta gamma Bogner, fondato negli anni Trenta dal suocero, campione mondiale di sci nordico, divenuto poi negli anni un top brand per la moda sportiva in Germania e non solo. Anche lei è per qualche giorno in Italia e tra un ballo e l’altro (nel frattempo, la festa è cominciata), si avvicina ogni tanto alle nostre sdraio conquistandoci con la sua simpatia e ricordando il suo passato e il suo presente con Florinda. E’ lei a farle tornare in mente quando, agli inizi della sua carriera, con i primi soldi guadagnati, decise di regalare alle sorelle e a sua madre un indimenticabile weekend ad Amburgo, “tutto al femminile e nel lusso più sfrenato”. “Mi sembrava più che doveroso farlo, stavo vivendo un momento molto fortunato, ho sempre amato condividere”, ci spiega la Bolkan.
“Candy e il suo pazzo mondo” di Christian Marquand è stato il suo primo film, sicuramente non il migliore, è lei stessa a confermarcelo, ma quello che la mise in contatto con grandi e affermate star come Marlon Brando, Walter Matthau, Richard Burton, Charles Aznavour e Ringo Starr, che nel film era suo fratello. Nello stesso anno, il 1968, girò “Il ladro di crimini” di Nadine Trintignant, “Una ragazza piuttosto complicata” di Damiano Damiani e “Gli intoccabili” di Giuliano Montaldo.
“All’epoca vivevo a Parigi, ero molto giovane e come tanti vivevo il sogno del cambiamento, ma non mi rendevo conto di quello che stava realmente accadendo. Di lì a poco la rivoluzione avrebbe cambiato anche me”.

 

Dalla Ville Lumière si trasferì infatti a Roma e rimase conquistata dalla sua bellezza. Lì conobbe Luchino Visconti, un incontro fondamentale nella sua vita: “Ero pazza di lui, era una persona straordinaria, un uomo molto orgoglioso, forse, il più irraggiungibile regista nelle mie fantasie. Lavorarci è stata la realizzazione di un grande sogno. E’ stato e sarà sempre nel mio io”. Viveva spesso da lui ai Parioli, nella stessa casa dove c’era anche Helmut Berger, protagonista de “La caduta degli dei” (1969), film in cui anche lei recitò in una piccola parte, dopo la quale ci furono solo ascese. Seguirono “Metti una sera a cena” (1969) di Giuseppe Patroni Griffi – che portò poi a teatro interpretando anche una delle canzoni della colonna sonora – “un film creato con amore, ma visto oggi potrebbe essere banale”, ricorda, “in ogni caso è uno di quelli a cui sono più affezionata anche perché con me c’era Tony Musante con cui avevo una forte intesa”. Il primo ruolo importante arrivò con “Anonimo veneziano” di Enrico Maria Salerno, che le valse uno dei tre David di Donatello vinti nella sua carriera, ma è stato “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto” di Petri, premiato con l’Oscar come miglior film straniero nel 1970, il film che creò scalpore, oltre che per la storia raccontata, per la sua interpretazione: un cult, ancora oggi, nel cinema e nell’immaginario collettivo. “Durante la lavorazione non pensavamo affatto al successo che il film avrebbe potuto ottenere: l’impegno e la serietà sul lavoro, assieme a un pizzico di spensieratezza, dovrebbero essere secondo me la regola da seguire sempre. Bisogna lavorare con passione senza pensare a eventuali premi o critiche, altrimenti si vive solo nell’ansia. Con Gianmaria Volonté ed Elio Petri – aggiunge – mi sono divertita molto ma non mi sono mai resa conto che ero parte di un film mitico, un film che ha caricato una verità senza confine e che oggi è più che mai attuale”.

 

Si è mai interessata di politica? “Prima forse sì, mio padre era un deputato, ma lui era una persona che faceva realmente quel lavoro in nome di un credo che era collettivo prima di essere personale. Da molto tempo ho smesso di seguirla, perché le persone oggi non lottano più per un ideale, ma vogliono solo guadagnare. La politica è una cosa seria, coinvolge la vita di un popolo e oggi questo non lo vedo, c’è solo un grande vuoto”. In ogni caso, ci dice che le piacerebbe una donna alla Casa Bianca e si professa grande sostenitrice del riconoscimento dei diritti alle coppie omosessuali, “la cosa più giusta da fare in questo momento”. “Due persone sono sempre la moltiplicazione di uno, è giusta una vita insieme senza paure, perché i gay non possono averla?”, ribadisce. “L’Italia è ancora indietro su questo, ma visti i recenti sviluppi, un miglioramento è nell’aria”. La strage di Orlando? “Sono sconvolta, non ci sono parole per commentare quello che è successo, l’Isis colpisce sempre le persone che meno se l’aspettano, è una cosa tremenda”.

 

L’amore, in tutte le sue forme, è stato ed è sempre presente nella sua vita (nessun cenno a quelli passati), “è una prigione che noi vogliamo, non è una sofferenza, ma una goduria nella sofferenza”, sottolinea, “è la gloria eccelsa della debolezza umana”, aggiunge citando il verso di una poesia scritta da suo padre e intitolata proprio “Amor”. Ha sempre saputo che non si sarebbe mai sposata (“il matrimonio è troppo impegnativo”), ma ci confida che le sarebbe piaciuto avere dei figli. Nella vita reale non li ha mai avuti, ma è stata una madre apprensiva sul grande schermo in “Cari genitori”, sempre di Enrico Maria Salerno, e in “Acqua e sapone” di Carlo Verdone e considera una sorta di figlio il suo primo film da regista realizzato di recente, “Eu não conhecia Tururu”, girato interamente in Brasile, vero e proprio omaggio al suo Paese natale.

 

Nel frattempo, continuano i suoi ricordi di quell’epoca magica, la sua amicizia con Vittorio De Sica – che la volle in “Una breve vacanza” (1973) – e con Alberto Sordi – che la diresse nel “Comune senso del pudore” (1976), facendola recitare accanto a lui, Claudia Cardinale e Philippe Noiret. Due furono i film realizzati con il regista Lucio Fulci, “La lucertola con la pelle di donna” e “Non si sevizia un paperino”, “un regista speciale e all’avanguardia, ma un uomo molto difficile. Questo suo aspetto, a mio avviso, lo danneggiò molto e lo rese per molti versi incomprensibile”. Fellini? “Ci conoscevamo, ma era un altro mondo; non gli sono mai interessata, non mi ha mai chiamata perché non mi vedeva come un suo personaggio. Non cercava persone come me, ma donne formose, io ero reale ed ero lì, lui era un sognatore e creava fantasmi”. Seguirono altri film, impossibile elencarli tutti, ma ricordiamo “La gabbia” (1986) di Patroni Griffi, il momento ultra-pop con i Vanzina in “Miliardi” (1991), “Delitto passionale” di Mogherini e “La strana storia di Olga O” di Bonifacio. In quegli anni fece anche molta tv e raggiunse la massima popolarità con “La piovra”, la serie che ha spianato la strada a tutte quelle che seguirono. La Bolkan continuerebbe ancora a parlare con noi e a raccontarsi, ma le sue amiche la rapiscono e la portano in pista a ballare. La festa ha raggiunto ormai il suo clou. Ne approfittiamo per entrare nella villa, nel grande salone con il camino con molti quadri alle pareti che hanno lei come soggetto, così come i cuscini sul divano – giallo senape e neri – che omaggiano il celebre ritratto che le fece Andy Warhol. Poco più in là c’è la cucina, bella e luminosa, con pareti piene di foto in bianco e nero conservate in piccole cornici tutte uguali: Florinda con Malcom McDowell, con la sua Rolls Royce in Texas, con Michael Kane, con Rossellini e la Callas, con Omar Shariff, Tab Hunter e molti altri ancora. Ovunque si guardi, anche nel piano superiore dove ci sono le camere, c’è Florinda, è un Florinda everywhere, una piacevole esperienza che da oggi tutti potranno vivere se lo vorranno. Prima di andare via, ci saluta affettuosamente con un monito, che ripete ad alta voce anche a tutti i presenti: “Cercate di realizzare i vostri sogni, niente è impossibile”. Poi se ne va, torna a ballare spensierata e felice, sempre con il sorriso e con una gioia di vivere unica e rara. Come non si fa ad amare una persona così?

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