Streghe di ritorno

La donna è infida, proclamava l’inquisitore: gira le spalle all’uomo per darsi a Satana. In molti paesi islamici non è cambiato granché
Streghe di ritorno

Nel Sedicesimo secolo si credeva che il mondo e la chiesa stessero andando in rovina a causa della lussuria che corrompeva i costumi, con conventi che somigliavano sempre più a lupanari e papi che ne sapevano più di alcove che di funzioni religiose; bisognava immediatamente reprimere la sessualità. Da questa repressione nacquero ossessioni, angosce e turbamenti associati sempre al diavolo, causa di tutti questi mali; in un mondo così, si era costretti a sospettare di tutto e di tutti: come stupirsi se una morte imprevista era associata a un maleficio e una burrasca all’arrivo di uno straniero, mentre un fulmine evocava la potenza del demonio, lo zingaro era un rapitore di bambini, gli ebrei avvelenavano i pozzi per diffondere la peste, la donna…

 

“La donna è infida”, proclama l’inquisitore, Eva gira le spalle all’uomo per rivolgersi a Satana. Lui solo la sazia, la voluttà e la morte le si confanno. La donna è colei che dà la vita, nutre, cura; vicina alla natura ne conosce i segreti, ma al contempo è pronta a nuocere per regalarsi quel potere sessuale che le si nega. Brucia di passione, arde di quel fuoco che certo gli inquisitori non le risparmiano. L’amplesso con Satana segna il suo irredimibile passaggio dall’altra parte, dalla parte dei nemici di Dio. Che confessi l’abominio! Intollerabile la sua voluttà nel giacere con l’Innominabile, bisogna torturarla; le sue urla testimonieranno del suo piacere con il demonio. Attenti alle streghe, “le labbra che hanno bevuto a questa coppa fatale resteranno alterate e tremanti, i cuori bruciati una volta da questo delirio, troveranno poi insipide le sorgenti reali dell’amore”. Attenti uomini, la donna anche se non è strega vi beffa: emotiva, sensibile, umorale, inaffidabile, la donna eccelle nel teatro, nella maschera e nell’inganno, è mutevole, lunatica, mentitrice. Ricordatevene uomini, le donne hanno subito un torto, vogliono vendicarsi, state attenti, colpite duro. Le streghe si ribellano e corrono a serrare i ranghi diabolici. “Le streghe sono le puttane del diavolo, che suscitano le tempeste”. Le streghe sono tra noi, abilmente si sono infiltrate e minacciano di rovesciare l’ordine costituito. Occorre scovarle al più presto, prima che diventino invincibili e mettano in scacco tutta una popolazione. Scaltre, abilissime, le streghe ne sanno una più del diavolo, che per conto suo già è astutissimo e ama nascondersi assumendo la forma più consona per raggiungere il suo scopo: corrompere e infangare le creature fatte a immagine e somiglianza divina.
Così tra il Cinquecento e il Seicento, epoche per tanti altri versi luminose e sapienti, ragionavano in Europa i cacciatori di streghe; così deliravano timorosi che la civiltà da loro costruita con perizia e fatica stesse crollando sotto i colpi del Maligno e delle sue adoratrici. Mai epoche videro un simile connubio tra intelligenza e tenebra: Satana e la strega complottavano usando poteri sovrannaturali, infrangevano ogni barriera con sortilegi e incantesimi. Trionfavano l’allarme, il panico: le streghe erano ovunque, ovunque i diavoli, chiunque poteva esserlo, occorreva difendersi, aggredire, individuare le tracce e colpire. Pieno di demoni della notte, il cielo divenne l’inferno. E così se un tempo i monasteri ricevevano spesso il bel mondo, organizzavano feste e ballavano, per poi darsi al libertinaggio, il concilio di Trento per paura ne ordinò la clausura. Ma di qui nacquero i guai, il diavolo infestò i conventi, una vera e propria epidemia, gli esorcisti lavoravano giorno e notte. Monache con l’ostia in bocca sentirono i suoi assalti, avvampando di rossore svenivano, si vergognavano senza sapere come respingerlo. A Loudun, una cittadina della Piccardia francese, la priora del convento delle suore orsoline, Jeanne des Anges, una ex libertina ossessionata dal sesso, faceva fantasie sessuali sul raffinato e a sua volta libertino parroco Urbain Grandier. Disse che Grandier l’aveva costretta ad atti impuri con un maleficio e di lì a poco le altre monache sostennero la stessa cosa. Iniziarono a contorcersi a terra, a bestemmiare e a pronunciare frasi oscene. Grandier non ebbe scampo e, accusato di demonismo, morì bruciato sul rogo per ordine del cardinale Richelieu, che aveva sobillato e guidato la parata isterica delle donne per i propri interessi. Quella di Loudun fu la più celebre di tante persecuzioni; ma bastava molto meno: un comportamento che deviasse dalla regola morale, e subito nasceva la maldicenza. In un piccolo villaggio una donna innamorata, tradita e gelosa o una ragazza maltrattata dalla matrigna o la madre malmenata dal figlio come potevano resistere alla tentazione di invocare lo spirito maligno? Streghe! Una donna andava per la strada a testa alta, sdegnosa e sprezzante, gli uomini ne avevano paura, la odiavano e la ammiravano. In lei il diavolo in persona! Posseduta! Le tenaglie le scorticavano la pelle, dai maschi tanto desiderata quanto, e per viltà, ripudiata.

 

Così come le divinità, la strega nasce dalle paure e dai desideri dell’uomo. La donna appartiene alle divinità celesti o a quelle infere secondo la visione in cui l’uomo la colloca. In entrambi i casi è idealizzata. Differente quando l’uomo si relaziona a lei, è curioso e se ne innamora. Se l’uomo non riconosce la donna nella sua alterità, l’alterità della donna lo investirà come un uragano cui egli si prodigherà per porvi rimedio in ogni modo, anche il più feroce. L’importante è umiliarne l’anima, in quanto venduta a Satana, e confinare la donna nel suo corpo, da profanare e da bruciare. La stregoneria permise agli inquisitori di frugare appieno con perverso godimento nel corpo delle donne, facendole sperare per poi condannarle, costringendole al dolore e alla follia. Se i gentiluomini di Sade si riunivano nei castelli per torturare le fanciulle inveendo contro Dio, mostrando alle malcapitate l’impotenza del Signore e la propria onnipotenza, gli inquisitori ecclesiastici si vantavano di operare in nome di Dio, ma sempre di sadismo si tratta.

 

La Germania inventò i primi forni per le streghe che poi utilizzò secoli dopo per incenerire gli ebrei. Nel film di Dreyer “Dies irae”, girato in Danimarca durante l’occupazione nazista, in cui vigeva un’altra caccia, quella all’ebreo, si racconta la storia di una piccola comunità protestante danese del Seicento. Il reverendo del luogo, amato e rispettato, è sposato con la giovanissima Anne. Anni prima, all’insaputa di Anne, il pastore ne aveva salvato dal rogo la madre. La vita trascorre monotona e uniforme, fuori invece regna sovrana una natura ignota piena d’insidie e di sorprese, come resistere al richiamo? Anne s’innamora del figlio del pastore Martin e ricambiata decide di dire tutto al marito, che muore sul colpo trafitto dal dolore. L’anziana madre di lui accusa Anne di avergli fatto il maleficio e riesce a convincere Martin che la sua amante-matrigna è una strega. Sotto processo Anne combatte in suoi inquisitori respingendo le accuse, ma quando vede Martin schierarsi con loro conferma tutte le imputazioni e muore tra le fiamme con grande risolutezza. Anne rappresenta la Danimarca rassegnata all’invasione nazista, ma anche l’ebreo che perisce ingiustamente tra le fiamme.

 

Dreyer sottolinea il ponte esistente tra la stregoneria del passato e quella attuale. Non si pensi che la caccia alle streghe si esaurisca con l’avvento dei Lumi o della scienza, la credenza nella strega è scomparsa dalla scena europea per riapparire altrove, dotata di una nuova forza. Le streghe sono tornate nell’islam, o meglio, gli inquisitori sono tornati da quelle parti, più feroci e determinati che mai nello sbarrare con la tortura, il fuoco e la lapidazione il cammino delle donne verso la libertà e l’emancipazione. La grande alleata degli Stati Uniti, l’Arabia Saudita, è il regno della caccia alle streghe. Fioccano denunce, arresti, condanne a morte. Le vittime sono quasi sempre donne straniere, accusate di appartenere a culti idolatrici. Basta un loro sguardo o un abbigliamento eccentrico o qualche disgrazia privata nella casa in cui lavorano per far scattare il sospetto. Suscitano timore e per prevenire una loro possibile ribellione le si brutalizzano, e sfruttano. Ma sono anche utili: su di loro si può soddisfare tutto il sadismo e guai se la poverina minaccia il suo titolare perché non la paga e la stupra, quest’ultimo l’accusa subito di essere una strega e la distrugge. Qualche anno fa un clamoroso episodio: in pieno giorno una ricca ragazza accompagnata dalla domestica dello Sri Lanka inizia a comportarsi in modo molto strano all’interno di un centro commerciale di Gedda. Il padre chiama la polizia religiosa che immediatamente arresta la domestica: ha praticato la magia nera, ha invocato le potenze infere allo scopo di nuocere alla ragazza per farsela sua alleata, contro il padre. Che scandalo! Immediatamente le si taglia la testa.

 

L’episodio sembra ricalcare quello che diede avvio nel lontano eppure ancora vicino 1692 ai processi alle streghe di Salem, oggi fiorente cittadina del Massachusetts ma allora triste villaggio di anime devote alle proprie allucinazioni. Lì la figlia Elisabeth di nove anni e la nipote del reverendo Paris, Abigail, di undici anni, improvvisamente si misero a strisciare sul pavimento nascondendosi dietro le sedie e sotto i tavoli. Dopo poco altre ragazze iniziarono a comportarsi allo stesso modo. Anche lì fu accusata di maleficio la schiava caraibica del reverendo, Tituba. Di notte nella foresta le ragazze davano sfogo alle loro insoddisfazioni e proclamando sortilegi d’amore danzavano intorno al fuoco assieme a Tituba, che innalzava i suoi lamenti tribali delle Barbados. Che dire, una vampata di vita! Nel villaggio la gente cominciò a parlare di stregoneria. Si chiamarono gli esorcisti, i quali proclamarono, più o meno ufficialmente, che il demonio era calato su Salem. Tutte le ragazze vennero accusate di stregoneria e, convinte da Abigail, affermarono di aver sì avuto rapporti col diavolo, ma che improvvisamente Dio le aveva tratte in salvo. In preda a un falso fervore religioso cominciarono a fingere di vedere il demonio in altre donne del villaggio e a denunciare quelle che in realtà avevano l’unico torto di essere le mogli degli uomini che le ragazze bramavano. La falsità e l’odio si diffusero a Salem: le ragazze furono manipolate dai membri della comunità che volevano appropriarsi di pezzi di terra altrui e loro li manipolarono per dare adito a vendette, soddisfare passioni mai sopite e alimentare così le loro smanie amorose.

 

In molti paesi islamici le donne fanno il gioco di questi uomini spietati. Indottrinate sin da piccole, non sviluppano un loro Io, non percependo così l’abuso cui sono sottoposte. Si sforzano di credere che il clan in cui vivono si occupi di loro, le curi, le protegga, e che persino la violenza di cui spesso sono oggetto sia un segno di attenzione e di affetto, come del resto alcune donne qui in occidente, che, perseguitate dai loro ex fidanzati, li giustificano e a volte si lasciano persino ammazzare. Non è il caso di Ayaan Hirsi Ali. Cosa che ha fatto impazzire i suoi inquisitori al punto che ancora oggi la ucciderebbero senza alcuna pietà. La scrittrice somala naturalizzata olandese ha detto che alcune pratiche religiose islamiche non hanno altro scopo se non quello di reprimere sessualmente la donna e che “l’instupidimento di società come quelle di Afghanistan, Sudan, Somalia, Pakistan” dipende dal fatto che le donne sono denigrate. Gli inquisitori non hanno tollerato che Ayaan si sia emancipata sessualmente all’interno di un contesto che osteggiava questo suo passo, sino alla fuga definitiva. L’islam reprime le donne perché le immagina streghe.

 

E’ l’esser sordo e cieco nei riguardi della donna di cui dispone a rendere l’uomo dell’Is un barbaro. La donna, se le rimarrà una scintilla di vita, sarà perennemente indisposta; adultera nel pensiero, da subito popolerà il suo immaginario di nuove figure maschili e d’immagini di vendetta. A questo l’uomo che odia le donne la spinge: il suo unico vero scopo è temere che ella lo tradisca, che esasperata ne faccia di tutti i colori; la vuole strega a tutti i costi, per potere infine, al colmo del piacere, infierire su di lei.

 

L’Is, quando distrugge le mura di Ninive e le statue pagane dalle forme fantastiche e meravigliose, odia quelle antiche civiltà anche perché lì le donne d’oriente dedite al desiderio esaltavano la loro bellezza. Le donne invece vanno coperte da capo a piedi, nascoste all’altro e a se stesse. Le donne non devono esistere, al massimo, come evocate dalla lampada di Aladino, comparire nella notte per saziare le brame del loro signore, anzi, padrone, ché signore è pur sempre una nobile parola. La gelosia diviene iconoclastia: quando non le si uccide per futili o inesistenti motivi, le si seppellisce vive sotto chili di stoffe. La paura degli uomini e quindi il loro odio non sono venuti meno, tutt’altro: si sono incarnati con l’Is in una scelleratezza di cui non si aveva memoria. Gli uomini continuano a temere le donne, a temere che se si abbandonassero a loro tradirebbero il loro Dio. Invece, cesserebbero di essere iene e avvoltoi, e diverrebbero davvero uomini.

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