Vincere coi viceré

Il renzismo sbarca in Sicilia ed è tutto un “welcome party” di transfughi nel nuovo granaio del Pd. Il clientelismo prende possesso, manu militari, del Partito della Nazione. Ed è tutta una raccolta indifferenziata di vecchi viceré la cui conseguenza è quella di una fuoruscita decisamente differenziata descritta nel titolo di un filmato: “I militanti vanno via ed entrano gli onorevoli”.

Vincere coi viceré

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi (foto LaPresse)

E’ come se Giggino ’a Purpetta passasse al Pd. Matteo Renzi, in Sicilia, fa il salto di qualità: dopo i piritolli di Davide Faraone si prende i picciotti di Mimmo Sudano, nume tutelare della discarica di Motta-Misterbianco e dell’azienda raccolta rifiuti (e perciò metafora assai speciale del destino meridionale).

 

Il clientelismo prende possesso, manu militari, del Partito della Nazione. Ed è tutta una raccolta indifferenziata di vecchi viceré la cui conseguenza – beata innocenza, ma Renzi di questo ha bisogno – è quella di una fuoruscita decisamente differenziata descritta nel titolo di un filmato: “I militanti vanno via ed entrano gli onorevoli”. Basta scorrere le immagini di resoconto di una cronaca – è il video di Vincenzo Barbagallo per lurlo.info – e si capisce qual è la strategia di Matteo Renzi per il sud. E’ la solita: il trasformismo. E’ tutto uno sfoggio di lupi chiamati sul palco il cui valore elettorale sopravanza le perdite, quelle degli ingenui, i tanti ragazzi delle battaglie per l’ambientalismo e la legalità che, nello scorgere tra le bandiere del Pd tutto il laborioso bacio-bacio del vecchio senatore udc Sudano, se ne sono andati via.

 

Questo strepitoso videoracconto di un venerdì di politica, a Catania, con la convention di Articolo 4 – un ricettacolo di transfughi arrivati da ogni dove, da Forza Italia al partito di Raffaele Lombardo, dall’Udc alla lista de La Destra – più che un documentario a uso di Cesare Lombroso sembra adatto a confortare le teorie di Arturo de Gobineau e certifica l’intenzione vera del Rottamatore: fare della Sicilia un granaio elettorale, tutto di teste titolari di voto e nulla più.

 

L’acqua scorre verso il mulino di Matteo Renzi. Ad Agrigento, per le elezioni comunali, Pd e Forza Italia fanno le primarie insieme. Siamo oltre il patto del Nazareno, ma una transumanza di queste proporzioni è rivelatrice di una ghiotta promessa: quella che gli consente di replicare, perfino con percentuali più alte, il successo del 2001 di Silvio Berlusconi, quando Forza Italia totalizzò il 61 a zero sbaragliando la sinistra. E’ un reciproco soccorso tra furbi e furbastri: i viceré sanno di poter vincere intestandosi Renzi, e il signor premier, viceversa, capisce di avere una sola strada, vincere coi viceré.

 

Lorenzo Guerini, portavoce e vicesegretario nazionale del Pd, aveva i capelli dritti. Sembrava atterrito come Chevalley di Monterzuolo quando invece di portarsi al Senato sabaudo il principe di Salina si trova costretto a ripiegare, e farne soprastante del potere, su Calogero Sedara. Un vero “welcome party” quello che gli uomini di fiducia di Renzi, in Sicilia, hanno riservato ai cinque parlamentari transitati da tutte le sigle dello zoo del clientelismo e Renzi – che è la lavatrice per eccellenza – garantisce a tutti il “washing party”: li ripulisce e li accomoda alla propria tavola. Anche senza forzarli nell’uso di coltello e forchetta. Vincenzo Barbagallo, il videomaker, bravissimo, ha saputo navigare nella stessa vena di Franco Maresco perché quel Pippo Nicotra intervistato – ex Psi, ex Pdl, ex Mpa – rispondendo a colpi di “… per intanto io, per intanto io, non vedo quale pobblema…”, è perfetto per il casting di un remake di Belluscone, quasi meglio del “labbiale” di Ciccio Mira. Aveva voglia, l’elegante Enzo Bianco, in quel di Catania, a formulare eufemismi in forma di sillogismi e trasformare – in un solo venerdì – “gli alleati in compagni di viaggio”. I cinque parlamentari – Luca Sammartino, Paolo Ruggirello, Alice Anselmo, Valeria Sudano e, appunto, Pippo Nicotra – sono compagni di troppe processioni. Alice Anselmo non ha un profilo aggressivo ma la bedda e determinata Valeria Sudano, c’è da scommetterci, è pronta a mettersi in tasca qualunque ladylike della scena nazionale. I magnifici cinque, accolti dal battimani di oltre duemila partecipanti – la maggior parte dei quali reclutati tra operatori della munnizza e portantini d’ospedale, tutta clientela elettorale – si sono esibiti nella questua del trasformabile. La prova di forza per eccellenza dell’unico alfabeto riconosciuto in Sicilia qual è il potere. Persino Rosario Crocetta – il pittoresco governatore – s’è tenuto alla larga da questo welcome party dove avrebbe però potuto rinnovare il patto di simpatia con l’onorevole Sammartino. Virgulto di una potente famiglia di medici, prefetti e magistrati, l’elegante onorevole Sammartino è quello che a suo tempo (correva l’estate del 2013) seppe trovare tutti i migliori argomenti per illustrare l’efficienza della clinica privata Humanitas. E’ il polo oncologico di Misterbianco dove lavorava come manager mamma sua e che si meritò – giusto orgoglio della Sanità siciliana – l’aumento dei posti letti inevitabilmente sottratti alla servizio pubblico.

 

Un’operazione, quella della clinica Humanitas, che fa curriculum nella Sicilia del trasformismo, tanto da vantare una controfirma illustre: quella di Lucia Borsellino, l’assessorina di Crocetta, chiamata – nottetempo, nel torrido agosto del 2013 – a chiudere in fretta la delibera. E sempre per il giusto orgoglio della Sanità siciliana.

 

Le facce dunque, le facce dicono tutto. Un altro sito, meridionews, offre ancora altre scene dell’orrore trasformista. La parola magica è “contaminazione”. Fa capolino Biagio Susinni, da Mascali, noto alle cronache politiche, ex sindaco di un’amministrazione sciolta per infiltrazione mafiosa: “Sono qui come semplice amico, come cittadino amico dell’onorevole Nicotra”. Qui urge Leo Longanesi: “Non sono le idee che mi preoccupano ma le facce che le rappresentano”. Giovanni Burtone, parlamentare di lungo corso, amico di Rosy Bindi e di Sergio Mattarella, s’è distinto dicendo una sola parola: vergogna.

 

Ps. Nell’ottobre del 2013, Pif, ospite della Leopolda di Matteo Renzi, invitò a cacciare via dal partito a calci in culo Vladimiro Crisafulli, vincitore della primarie del Pd a Enna. Tra le primarie di oggi ad Agrigento – con Forza Italia accoppiata ai renziani – e il welcome party di cui sopra, Pif avrà da risuolarsi le scarpe. Opportunamente chiodate.

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