Scolorire, attenuare. Anche la verità va in ferie

Sospetti, indagini coinvolgono un procuratore e un capitano dei Carabinieri. E che sarà mai l'accusa di aver imbrogliato le carte per tirare fuori il nome Renzi, per dare magari un aiutino alla campagna anticasta

Scolorire, attenure. Anche la verità va in ferie

Foto LaPresse

La verità va in ferie, l’ultima trovata italiana. Hai voglia a scrivere qui mesi fa di Watergate a parti rovesciate, con i falsi sospetti orchestrati da inquirenti e carabinieri per sputtanare il presidente del Consiglio e capo del partito di maggioranza relativa in Parlamento, hai voglia. Con altre parole, ma da testimone diretto, un magistrato donna di Modena dice le stesse cose a metà luglio scorso. Non le confida a un passante o a un giornalista, che è il costume corrente, magari bisbigliando, le riferisce interrogata come si deve al Consiglio superiore della magistratura. Il tutto viene come si dice verbalizzato e sbobinato. E’ materia esplosiva, dunque acqua in bocca. Si va ai bagni e ai monti, se ne riparla a metà settembre. Un detto popolare dice che la verità muore di freddo, qui di caldo. C’è afa, lasciamo stare. Non ha importanza che ci sia una inchiesta in corso, sospetti, indagini che coinvolgono un procuratore dal nome inglese e dalla faccia da bullo, un capitano dei Cc destinato a essere promosso maggiore, uno che si avvale della facoltà di non rispondere come farei io se mi accusassero di avere stuprato la Madonnina in cima al Duomo. Cesenatico e la val Gardena ci aspettano, c’è tempo. E che sarà mai l’accusa di aver imbrogliato le carte per tirare fuori il nome della famiglia magica più del cerchio, il nome Renzi, per dare magari un aiutino, inconsapevole certo, irresponsabile politicamente per carità, alla campagna anticasta.

 

La routine, lei, sa come comportarsi, in certi casi. Eppure non servirebbero nemmeno approfondimenti cavillosi, non sono lombrosiano ma certe facce, certi linguaggi del corpo, sono dei curriculum viventi, sapidi, dicono quasi tutto quel che c’è da sapere. Con chi e per quale carica si candida l’Inglese? Quale sarà il destino eroico del capitano? E’ già successo. Uno si tolse teatralmente la toga, per non incorrere in sanzioni relative al suo comportamento in magistratura, e ridotto allo stato laicale fa il ministro dei Lavori pubblici al posto dei ladri che c’erano prima e ci saranno senz’altro anche poi, salvo pentirsi vent’anni dopo, come in una parodia di Alexandre Dumas, per aver favorito la nascita di partiti personali, dice lui che il partito personale l’ha gestito come una bottega familiare. Altri vanno in Parlamento, si candidano a sindaco, folleggiano con i resti della politique politiciènne. E’ la routine, appunto, ma fino a ieri non erano previste le ferie della verità. Ora ci sono anche quelle.

 

Lo scandalo è relativo. Uno parla di anomalia repubblicana, un altro di eccesso di veleni. Trionfa dopo le vacanze l’eufemismo della stampa quotidiana e delle tv. Settembre andiamo, è tempo di eufemizzare, scolorire, attenuare. Anzi, la vacanza sbobinata insabbiatrice alimenta sospetti, si avvicinano le elezioni, certe dichiarazioni in ritardo sulla verbalizzazione escono proprio ora: perché? Inquirenti esagitati che stupiscono per la loro febbre politicizzata un pm, non sarà che si vuole affossare l’inchiesta del secolo e colpire il magistrato indagato per falso che la conduce, che ha tenuto in gabbia per un tempo congruo, sperando in un effetto confessione, il principale imputato? La confusione è massima, in apparenza, è stato bene rinviare tutto a quando si è più freschi e riposati, ci si potrà districare meglio. D’altra parte questo è il mondo in cui senza pudore una scarica di fiction prefabbricate rilancia per il popolo bue dei telespettatori il concetto risibile di Mafia Capitale, dopo la nota sentenza sulla bolla mediatico-giudiziaria, che cosa volete che sia la fiction Consip e la batteria di insinuazioni e intercettazioni, vere o false poco importa, che ha colpito nel segno?

 

Romano Prodi ha detto che non parla del caso Mastella sennò viene giù il mondo. Nessuno gli chiede conto della reticenza. Si passa alla domanda successiva. Che sarà mai la caduta di un governo per mano giudiziaria? Anche il giornalismo con la schiena dritta è in ferie, le prolunga perfino a metà settembre, le tariffe sono buone e c’è meno gente.  

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Commenti all'articolo

  • travis_bickle

    18 Settembre 2017 - 19:07

    Aggiornamento: la pm di Modena fa sapere a mezzo stampa che le vengono attribuite "frasi mai pronunciate". Certe invece, poiche' ben documentate, le conversazioni tra Dell'Utri e noti esponenti dell'organizzazione nota come "Cosa Nostra".

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  • travis_bickle

    18 Settembre 2017 - 18:06

    E che sara' mai una condanna per frode fiscale, e che sara' mail la corruzione di un giudice, il conciorso esterno in associazione mafiosa, di fronte a un bel finanziamento pubblico, che poi ce toccherebbe pure de lavora'?

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    18 Settembre 2017 - 15:03

    Caro Ferrara - "Sulle piume nell'aure leggere, vengo nunzio d'immenso piacer", nell'agone politico si appronta il ritorno del déjà vu, anagrafico e culturale del meglio dell'immobilismo nostrano: Enrico Letta e Romano Prodi. Tutto si tiene.

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    • travis_bickle

      18 Settembre 2017 - 19:07

      Meglio dei mafiosi e degli affaristi.

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  • tommaso.lorenzi@mps.it

    tommaso.lorenzi

    18 Settembre 2017 - 09:09

    Perfetto. Solo che, sarò distratto, ma anche a metà settembre tutto questo incessante notiziare su vicende che stanno a metà strada tra lo squallore e la distopia, io me lo son perso.

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