Le scuse che Spataro non fa

La lettera del procuratore di Torino sul caso del magistrato “distratto”

Le scuse che Spataro non fa

Il capo della procura di Torino, Armando Spataro (foto LaPresse)

La procura torinese si è resa protagonista di una vicenda tragicomica. Il giornalista della Stampa Gianluca Paolucci, venuto a conoscenza di documenti processuali che riguardavano l’Unipol e le pressioni esercitate sul governo Letta (con successo) per evitare un abbassamento delle tariffe dell’assicurazione sulle auto, le ha pubblicate. A quel punto la procura, in seguito alla denuncia di un dirigente dell’assicurazione per violazione del segreto d’ufficio, mette in funzione un macchinario inquisitorio, con perquisizione del domicilio e dell’ufficio del malcapitato giornalista, accompagnate da apertura di indagini per il reato connesso, che si è poi scoperto essere del tutto inesistente. Infatti alla fine, dopo sequestri, perquisizioni e vessazioni varie, ci si è resi conto che il materiale che avrebbe dovuto essere secretato o distrutto era invece stato allegato per errore a documenti consegnati dalla procura a una persona interessata a un altro procedimento giudiziario, che l’aveva poi fatta conoscere al bravo Paolucci.

 

Il capo della procura torinese, Armando Spataro, a questo punto prende carta e penna e scrive al direttore della Stampa una lettera che avrebbe dovuto essere di scuse, e che in effetti, alla fine di un lungo e prolisso argomentare contiene la parola scuse. Spataro trova il modo per vantarsi di aver emanato circolari che se fossero state utilizzate prima avrebbero evitato questo pasticcio. Non si capisce però perché non siano state applicate anche alle vicende pregresse, perché le intercettazioni che dovevano essere distrutte siano ancora in archivio e soprattutto perché un magistrato così “distratto” da diffondere notizie riservate senza accorgersene non debba pagare per suoi errori. Il direttore della Stampa parla di una storia a lieto fine e in parte la storia lo è. Ma gli errori – quelli precedenti che consistono nel trattare con leggerezza materiale secretato, e quelli successivi, commessi sotto la supervisione di Spataro, con l’inchiesta per un reato inesistente (oppure, caso mai, commesso proprio dalla procura) – non saranno sanzionati. Solo ai magistrati, a quanto pare, è consentito cavarsela con delle buone scuse. Proprio loro che spesso si scandalizzano per “l’impunità” – naturalmente degli altri.

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Commenti all'articolo

  • guido.valota

    04 Agosto 2017 - 13:01

    L'impunità dei magistrati non stupisce, è la regola. Stupiscono 'sequestri e perquisizioni' per la violazione e la pubblicazione del segreto, ma forse dipende da chi viene sputtanato.

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