Nelle carceri italiane continuano ad aumentare i detenuti

La fotografia nel rapporto di Antigone. Sovraffollamento al 113 per cento, in alcune prigioni si scende sotto la soglia minima di 3 metri quadri per detenuto. Già ventinove i suicidi dall'inizio dell'anno

Nelle carceri italiane continuano ad aumentare i detenuti

Carcere di San Vittore (foto LaPresse)

Torna a crescere il sovraffollamento delle carceri italiane, dopo che era sceso alla fine dell’anno scorso. L’osservatorio Antigone ha presentato il pre rapporto 2017 sulle condizioni di detenzione. “Sono cresciuti di ben 2.967 dal luglio 2016. Oggi come allora si era registrato un piccolo calo, che si spiega con l’aumento dei permessi nei periodi festivi, ma a breve come allora la popolazione detenuta tornerà a crescere”.

Quello che emerge è la crescita continua dei detenuti, con il tasso di sovraffollamento che arriva al 113,2 per cento, e il fatto che in quattro carceri tra quelle visitate dall’associazione nei primi mesi di quest'anno si torna a scendere sotto la soglia minima prevista di 3 metri quadri per detenuto. Con il suicidio avvenuto oggi a Rebibbia sono già ventinove le persone che si sono tolte la vita dall'inizio dell'anno. 34 detenuti sono morti per altre cause nel 2017. Erano stati rispettivamente 45 e 70 l’anno precedente secondo la rilevazione di Ristretti Orizzonti.

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Già l'ultimo rapporto dell’associazione “per i diritti e le garanzie nel sistema penale”, #TornailCarcere, evidenziava il ritorno del sovraffollamento con tassi di crescita che, se continuassero al ritmo attuale, porterebbero in pochi anni l’Italia ai livelli che costarono la condanna da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

Tra le ragioni dell’aumento dei detenuti c’è "il numero enorme di processi penali pendenti”, spiega Patrizio Gonnella, presidente di Antigone. “Oltre 1,5 milioni di cui più di 300 mila dalla durata irragionevole e quindi prossimi alla violazione della legge Pinto. I tempi lunghi dei processi influiscono sull’eccessivo ricorso alla custodia cautelare che continua a crescere arrivando all’attuale 34,6 per cento, quando solo due anni fa era al 33,8 per cento”. Nonostante i positivi cambiamenti legislativi è in aumento l’uso del carcere prima della condanna definitiva, spiega poi l’associazione. D’altra parte “si registra un cambiamento anche nelle pratiche di polizia e giurisdizionali, effetto questo della pressione dell’opinione pubblica a partire da casi eclatanti".

   

Altri dati emersi durante i primi sei mesi di monitoraggio delle carceri italiane effettuato dall'osservatorio riguardano lo stato generale delle condizioni di detenzione. Nel 68 per cento degli istituti da visitati ci sono celle senza doccia, e solo in uno, a Lecce, e solo in alcune sezioni, è assicurata la separazione dei giovani adulti dagli adulti, come richiesto dall’ordinamento penitenziario.

Gli stranieri sono in percentuale meno di quanto erano 10 anni fa, anche se in lieve aumento rispetto all’anno scorso. A fine 2007 erano il 37,48%, ossia il 3,34% in più rispetto a oggi. Si va in prigione più o meno per i soliti motivi: reati contro il patrimonio (31.883 detenuti sono dentro anche per questo motivo di cui 8.929 stranieri), contro la persona (22.609 di cui 7.006 stranieri), violazione legge droghe (19.752 di cui 7.386 stranieri), violazione legge armi (10.072), reati contro la pubblica amministrazione (7.854), associazione a delinquere di stampo mafioso (7.048, di cui soli 95 stranieri). Dunque gli stranieri commettono principalmente reati legati alla droga.

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Commenti all'articolo

  • guido.valota

    28 Luglio 2017 - 21:09

    Però ha ragione la Presidenta nel suo paternalismo da figlia oca del padrone delle piantagioni di cotone: tutte risorse. Per costituire una risorsa la costituiscono eccome - per le statistiche sui detenuti - e per fortuna ingrassano l'INPS con i loro contributi.

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