La fuffa del sospetto

Il codice antimafia riunisce il peggio della cultura giuridica italiana. Peggio persino del "non-reato" di Contrada

Claudio Cerasa

Email:

cerasa@ilfoglio.it

La fuffa del sospetto
Il codice antimafia non è solo il nome di una legge orrenda, sconclusionata e pericolosa che questo Parlamento sciagurato sta cercando di approvare contro ogni logica giuridica e persino culturale. Il codice antimafia è qualcosa di più. E’ qualcosa di più grave, che in un certo modo riguarda anche l’incredibile storia di Bruno Contrada, la cui sentenza di condanna a dieci anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, condanna già scontata, è stata clamorosamente annullata ieri dalla Corte...

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  • PINZI

    08 Luglio 2017 - 19:07

    Grande Cerasa! altro che ciliegina sulla torta! :-)

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    08 Luglio 2017 - 15:03

    Al direttore - Quando si passa sopra all'obbrobrio giuridico del “concorso esterno in associazione mafiosa” e lo si usa correntemente nell'ambito della lotta tra fazioni, ogni commento è inutile. Significa solo che da noi c’è un potere che lo può usare e che lo stato di diritto, è interpretazione contingente e adattabile a seconda dei piani di chi ha il potere di stravolgerlo: in piena impunità. Chiosa che erompe spontanea: se l’obbrobrio è vivo e vegeto e i giornalisti travagliati ne fanno cibo quotidiano, vuol dire che tutti gli addetti ai lavori pensano: “Vedi mai possa tornare utile anche a me? Per gettare il sasso e nascondere la mano?” Non c’è altra concepibile spiegazione. Sullo sfondo platee dementi applaudono. Già, senza quelle …

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  • umilemichele.cosenza

    08 Luglio 2017 - 14:02

    Tristissima sacrosanta verità percepita quasi esclusivamente nel mondo dei foglianti!!

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  • guido.valota

    08 Luglio 2017 - 13:01

    Non fanno esattamente politica. La parte ideale e propositiva è ridotta al minimo, a livello di questurini sudamericani. Esercitano invece quel potere assoluto sulle persone proprio della loro corporazione all'interno delle dittature comuniste, delle quali sono dichiaratamente nostalgici come ben evidenziato nello statuto di Magistratura Democratica (alla quale sono iscritti e visibili esponenti nella quasi totalità dei casi). E infatti i metodi sono i medesimi, incarcerazione arbitraria a scopo di tortura e intercettazioni di massa.

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