Bruno Contrada, uno scandalo della giustizia italiana

La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di condanna per sostegno esterno ad associazione mafiosa all'ex dirigente del Sisde arrestato 25 anni fa

Bruno Contrada, uno scandalo della giustizia italiana

Bruno Contrada (foto LaPresse)

La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di condanna a Bruno Contrada per sostegno esterno ad associazione mafiosa. L'ex dirigente del Sisde era stato arrestato 25 anni fa e ha scontato 10 anni di carcere prima che nell'aprile del 2015 la Corte europea per i diritti dell'uomo di Strasburgo giudicasse la sentenza illegittima in quanto Contrada era stato giudicato colpevole per concorso esterno in associazione mafiosa, accusa che, secondo la Corte "non era sufficientemente chiara e prevedibile per Contrada ai tempi in cui si sono svolti gli eventi in questione". 

I giudici romani hanno accolto il ricorso del legale di Contrada, Stefano Giordano, che aveva impugnato il provvedimento con cui la Corte d'appello di Palermo aveva dichiarato inammissibile il ricorso con cui si chiedeva la revoca della sentenza di condanna per concorso esterno in associazione mafiosa. La Cassazione ha quindi dichiarato, come si legge nel provvedimento, "ineseguibile e improduttiva di effetti penali la sentenza emessa nei confronti di Contrada dalla Corte di appello di Palermo in data 25 febbraio 2006, irrevocabile in data 10 maggio 2007".

 

Così Giuliano Ferrara aveva riassunto la storia processuale di Contrada l'indomani della sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo: "Bruno Contrada è l’italiano più simile a Joseph K., disperato eroe di Franz Kafka, quello che “doveva aver fatto qualcosa perché una mattina fu tratto in arresto”. Alla vigilia di Natale del 1992, anno delle infami stragi palermitane, fu catturato, rinchiuso come alto funzionario dei servizi di sicurezza in un carcere speciale, seppellito da accuse tragicamente false e intrisecamente ambigue, che la giustizia alternatamente confermò, smentì e confermò in via definitiva attraverso la Cassazione. Molti anni di carcere, una vita e una salute distrutte, un senso dell’onore personale avvilito e dissolto nella fornace della gogna di stato, della calunnia e del pettegolezzo maligno, in spregio al “ragionevole dubbio” (e più che questo) generato da un’assoluzione in giudizio e da altre circostanze".

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Commenti all'articolo

  • paolocolombati

    08 Luglio 2017 - 11:11

    Condannare e incrcerare qualcuno per un fatto che non è previsto dalla legge come reato, è un crimine contro l'umanità, degno dei peggiori regimi dittatoriali Paolo Colombati paolocolombati@gmail.com

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  • giantrombetta

    07 Luglio 2017 - 19:07

    Di queste ed altre vergogne dovrebbe in primis occuparsi pubblicamente e non solo il ministro della giustizia, massima autorità politica in materia. Ancorché privo di strumenti operativi, dovrebbe utilizzare almeno quelli politici di cui dispone, ovvero esprimere valutazioni politiche al,Parlamento,e alla pubblica opinione. O no? Ovvero continuare a dire che tutto va ben madama la marchesa.

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  • Lopefiasco

    07 Luglio 2017 - 19:07

    Per comprendere l'assurdità delle accuse bastava leggere il curriculum professionale di Bruno Contrada.

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  • angelo54

    07 Luglio 2017 - 17:05

    Dopo un quarto di secolo di ping-pong (condanna, assoluzione, condanna, assoluzione) cosa resta della verità giudiziaria, tanto cara agli adoratori della magistratura ?

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