Elogio dei magistrati che scendono in campo contro la cultura del sospetto

Dal caso Woodcock al codice antimafia. Le “perplessità” di Cantone, le sciagure della giustizia mediatica, chi si ribella

Elogio dei magistrati che scendono  in campo contro la cultura del sospetto

Raffaele Cantone (foto LaPresse)

Giovanni Falcone ripeteva spesso che la cultura del sospetto non è l’anticamera della verità ma è l’anticamera del khomeinismo e a venticinque anni esatti dalla morte del giudice quell’espressione, e quella considerazione, è tornata a essere attuale in questi giorni, per almeno due ragioni solo apparentemente distanti l’una dall’altra: da un lato il caso delle indagini su Woodcock, divenute improvvisamente la parte più gustosa dell’inchiesta su Consip, dall’altro il caso del nuovo codice antimafia, in discussione in questi giorni al...

Accedi per continuare a leggere

Se hai un abbonamento, ACCEDI.

Altrimenti, REGISTRATI e scopri l'abbonamento su misura per te tra le nostre soluzioni.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    05 Luglio 2017 - 13:01

    Al direttore – Bella, congrua analisi. Il passo, dalla cultura del sospetto alla Legge dei sospetti, non è lungo. Il più grande inconsapevole imbecille del pianeta, la cosiddetta opinione pubblica, applaudirebbe la Legge dei sospetti. L’opinione pubblica è psicologicamente un insieme di risentimenti, di frustrazioni, di rabbia, di pretese, di richieste settoriali, di rivincite da prendersi. E’ un magma bulimico di reciproca diffidenza e di acquiescenza al fascino indifferenziato del “dalli al potente”. Sono, in realtà usate dai potenti per la lotta del potere che infuria tra loro. Portare un barlume di consapevolezza, di senso della misura, di atteggiamento critico, nei confronti di quelli che usano il magma, è compito nobile, opportuno, necessario, ma arduo: troppe le componenti emotive, passionali e, pure di prosaiche prebende che la cultura del sospetto genera. Onore, stima e solidarietà ai magistrati che s’impegnano per contrastare lo sconcio. Auguri sinceri.

    Report

    Rispondi

  • Silvius

    05 Luglio 2017 - 13:01

    Chapeau! Si tratta di uno sfascio che viene da lontano e di cui la magistratura non è certo l'unica responsabile. Credo (spero) che il Paese sia stufo di essere ostaggio di una banda di inetti, assolutamente trasversale, di cui fanno parte magistrati, giornalisti, politici e diversi milioni di italiani della società cosiddetta civile.

    Report

    Rispondi

Servizi