Da Trani a Napoli, il Csm prova a mettere un freno alla giustizia spettacolo

Per capire come lentamente e con difficoltà si stia tentando di mettere mano alle criticità della giustizia italiana, bisogna guardare a cosa cambia a Trani

Da Trani a Napoli, il Csm prova a mettere un freno alla giustizia spettacolo

La procura di Trani (foto LaPresse)

Roma. “Non mi piace la giustizia spettacolo, la giustizia va fatta con gli atti processuali nelle aule dei tribunali”, ha detto alla stampa Antonino Di Maio, il nuovo procuratore di Trani. Per capire come lentamente e con difficoltà si stia tentando di mettere mano alle criticità della giustizia italiana, bisogna guardare a cosa cambia in una procura di periferia diventata centro nazionale e internazionale del circo mediatico-giudiziario. “Vorrei che l’informazione si basi sempre su dati concreti e senza fare scandalo – ha dichiarato Di Maio il giorno dell’insediamento a Trani – ma i processi non si fanno sui giornali, il mio impegno per questa procura sarà mantenere il basso profilo: testa bassa e pedalare”. Si tratta sicuramente di un metodo di lavoro diverso da quello che negli ultimi anni ha portato alla ribalta la procura di Trani: tante inchieste clamorose che, al netto delle tantissime prime pagine dei giornali per gli indagati eccellenti, hanno prodotto altrettante assoluzioni e archiviazioni. Dal Tranigate che coinvolse l’allora premier Silvio Berlusconi (archiviato) fino alla recente assoluzione di Standard & Poor’s nel “processo del secolo” sul “complotto del rating”, passando per tutte le inchieste del filone finanziario (Fitch, Moody’s, American Express, Barclays, Monte dei Paschi, Bnl, Unicredit, Intesa Sanpaolo, Banca d’Italia, Morgan Stanley, Deutsche Bank e tante altre) fino all’incredibile inchiesta su una presunta correlazione tra vaccini e autismo (non ancora archiviata).

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Il procuratore “forestiero”

Tutta, o in gran parte, farina del sacco del pm Michele Ruggiero, il magistrato sovranista che il giorno della sentenza S&P si è presentato in aula con la cravatta tricolore e quello successivo ha lanciato sui social network uno sfogo per l’assoluzione subito ripreso dal blog di Beppe Grillo. Un comportamento che sicuramente non collima con la filosofia “testa bassa e pedalare” del nuovo corso. Il protagonismo mediatico e la ricerca dei riflettori non sono l’unico problema da affrontare. Nei mesi scorsi dopo l’intervento del Consiglio superiore della magistratura – relatore il consigliere laico Pierantonio Zanettin – sono stati trasferiti due magistrati della procura tranese, Luigi Scimè e Antonio Savasta, indicati come perni di una “rete di conoscenze” composta da avvocati, forze dell’ordine, imprenditori e amministratori della zona che influenzava le indagini. Le prime asciutte e incisive dichiarazioni del nuovo procuratore indicano, almeno negli intenti, la fine di un’epoca e un cambio di metodo di lavoro in una procura che per anni è stata un microcosmo delle disfunzioni della giustizia italiana. La nomina di Di Maio per certi versi ha sorpreso chi si aspettava una soluzione pugliese, come accaduto con la nomina a capo della procura di Taranto di Carlo Maria Capristo (per anni capo a Trani) o con la nomina a capo della procura di Lecce di Leonardo Leone De Castris (prima a Foggia). Per la delicata situazione di Trani, invece, il Csm ha preferito un “forestiero”: Di Maio, 51 anni, è stato sostituto procuratore a Roma e prima pm in Sicilia. Serviva una figura estranea alla tradizione e ai legami locali che hanno prodotto criticità e incrostazioni di potere.

 

Lo sforzo all’interno della magistratura, con i modi e i tempi propri della corporazione, per mettere un freno agli eccessi e ai riti mediatici di diverse procure è visibile anche nel triangolo che si sta stringendo attorno alle inchieste di Henry John Woodcock e della procura di Napoli. Oltre all’inchiesta penale della procura di Roma per le manipolazioni contenute nell’indagine Consip, ci sono l’azione disciplinare nei confronti di Woodcock avviata dal procuratore generale della Cassazione Pasquale Ciccolo e l’apertura di un fascicolo al Csm per le anomalie presenti in due inchieste del pm napoletano (Consip e Cpl Concordia). Anche per ricomporre le lacerazioni e risolvere i problemi della procura di Napoli, da mesi senza guida, sarà determinante la scelta del nuovo procuratore da parte del Csm (i favoriti sono Giovanni Melillo e Federico Cafiero De Raho). Sullo sfondo c’è la corsa per sostituire a fine anno il primo presidente della Corte di cassazione Giovanni Canzio, che proprio nell’inaugurazione dell’anno giudiziario aveva criticato “le distorsioni del processo mediatico”. In pole position c’è Giovanni Salvi, il “forestiero” che fu scelto nel 2011 dal Csm per depurare da conflitti e veleni la procura di Catania. Lo stesso criterio usato ora per Trani.

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    22 Giugno 2017 - 13:01

    Articolo ottimista . La disfunzione della giustizia in Italia è programmata dallo statuto della Anm.Il Csm si adegua e perchè gli italiani non assaltino i tribunali con i forconi tutti gli anni alla inaugurazione dell'anno giudiziario i procuratori generali danno la guazza mettendo in evidenza tutte le disfunzioni in materia di giustizia e propongono rimedi. Lo stesso i vice presidenti del Csm e membri fuori servizio ( apparentemente ) dell'Anm. Apparatakit degli operatori in toga è previdente e funziona come motori ad aria compressa. Questi hanno una bombola nella quale viene immessa aria e ci sono valvole che regolano l'afflusso e quando la pressione interna sale troppo si aprono per ripristinare l'equilibrio. lo scopo dei tutte le dichiarazioni ammissioni di colpa promesse e balle varie degli uomini in toga hanno la stessa funzione quella di alleggerire la pressione e così il disappunto dei cittadini è calmierato e non ci sono assalti alla cittadella giudiziaria.

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