La fake news su Totò Riina

Nessuna ipotesi scarcerazione, nonostante moralisti e complottisti

La fake news su Totò Riina

Totò Riina (foto LaPresse)

Martedì, Massimo Bordin aveva provato a smorzare le fiamme in anticipo: “Se martedì mattina qualche giornale dovesse titolare ‘Vogliono liberare Riina’ è bene sapere che ci sarebbe dell’esagerazione”. La sentenza della Cassazione, di cui tutti parlano, non ha “aperto” alla scarcerazione del boss di Cosa nostra, ma ha semplicemente detto al tribunale di Bologna di riscrivere e motivare meglio la decisione con cui ha rigettato la richiesta di sospensione della pena di Totò Riina. Siccome tutti – anche il peggior criminale – hanno diritto a una vita e a una morte dignitosa, la Cassazione chiede di spiegare meglio perché una persona gravemente malata come Riina deve restare in carcere. Ma, come prevedibile, la secchiata d’acqua di Bordin è stata inutile, l’incendio è divampato lo stesso: giornali e politici hanno avviato un feroce dibattito sulla fake news dell’“ipotesi scarcerazione” di Riina avanzata dalla Cassazione.

 

La discussione pubblica ha prodotto anche interessanti riflessioni sulla pericolosità dei boss mafiosi e sull’universalità della dignità umana, ma anche ipotesi più che surreali che alimentano il solito circo del complottismo giustizialista. Intervistato dal Corriere, Salvatore Borsellino – fratello militante del magistrato Paolo ucciso proprio dalla Cosa nostra di Totò Riina – ha dichiarato che dopo 25 anni dalle stragi “lo stato si appresterebbe a pagare una cambiale contratta con un mafioso per armare la sua mano” perché “Riina, quando ha scatenato la sua furia contro Falcone e Paolo Borsellino, sapeva che, in caso di arresto, non sarebbe morto in carcere. Rientrava nel patto di chi gli armò la mano, commissionandogli la strage. Un pezzo della Trattativa”. La teoria di Salvatore Borsellino è davvero bizzarra, perché da un lato indicando Riina come un mero esecutore di volontà di altri ne diminuisce la pericolosità come capo di Cosa nostra, cosa che ne giustificherebbe la scarcerazione. Dall’altro indica di fatto i giudici della Cassazione come collusi nella “Trattativa” con la mafia. Materiale per una fiction. Perché nella realtà si tratta di una teoria del complotto innestata su una fake news: una post verità al quadrato.

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