Cercansi magistrati anti ayatollah

Una repubblica giudiziaria può essere salvata solo da pm illuminati. Esempi

Cercansi magistrati anti ayatollah

Foto LaPresse

Viviamo in una repubblica giudiziaria, e questo lo sappiamo. Ma quello che forse non sappiamo, o che almeno stiamo iniziando a scoprire solo oggi, è che per liberarci dalle ganasce della magistratura cieca e politicizzata non resta probabilmente che sperare che siano proprio dei magistrati, quelli illuminati, a salvarci dagli ayatollah delle procure.

Gogne e procure, i nostri veri poteri forti

Pm indagati, fughe di notizie, informative manipolate, intercettazioni nel ventilatore della melma. Lo “scoop” sui Renzi e l’autogol manettaro. Il caso Consip sta diventando la Caporetto del giustizialismo italiano

Le parole consegnate ieri dal nuovo capo dell’Anm Eugenio Albamonte, che i lettori di questo giornale hanno imparato già a conoscere, sono non solo giuste ma anche incoraggianti e ci dicono che anche nella magistratura c’è chi ha scelto di ribellarsi all’egemonia grillina e davighiana. Albamonte, intervistato ieri sulla Stampa, ha detto una cosa di buon senso e senza utilizzare troppa retorica, parlando dello scandalo delle intercettazioni illegali comparse sui giornali relativamente al caso Consip, ha ricordato che “la pubblicazione delle ultime intercettazioni ancora coperte da segreto investigativo è̀ gravissima, è un reato”.

Contro la gogna la soluzione c’è: smettere di pubblicare intercettazioni

La gogna si combatte non trasformando i giornali nella buca delle lettere delle procure. Perché il Foglio non pubblica intercettazioni

Parole di buon senso assoluto, simili a quelle usate già qualche settimana fa conversando con il Foglio, quando ci raccontò che “da magistrato, prima ancora che da lettore, noto che c’è un problema con i giornali e in particolare con il giornalismo di inchiesta, perché il giornalismo di inchiesta non può limitarsi a essere il copia incolla di quello che dice un magistrato o un giudice, in quanto i magistrati che vogliono far rispettare la legge, e non affermare una propria verità, hanno bisogno del check and balance dei giornali e hanno bisogno anche di giornali che offrano spunti di riflessione e perché no anche piste da seguire e purtroppo questo capita sempre di meno ed è un fenomeno che credo sia giusto denunciare e mettere a fuoco”. Parole di buon senso come quelle messe in fila due anni fa dal capo dell’Anac Raffaele Cantone (“Le correnti sono un cancro. Di Md non mi piace l’utilizzo della giustizia come lotta di classe. Dall’Anm non mi sento rappresentato. Il Csm è un centro di potere vuoto”).

 

Di buon senso come quelle messe in fila in questi anni da Luciano Violante, che dopo essere stato un simbolo della sovrapposizione sospetta tra magistratura e politica (da ex magistrato fu il primo responsabile giustizia del Pd) oggi è in prima fila contro, parole sue, “il nuovo totalitarismo giudiziario”.

 

Di buon senso come quelle messe in fila anche dal nostro amico, ex procuratore capo di Prato, Piero Tony, oggi gagliardamente schierato contro la giustizia politicizzata e la gogna del circo mediatico (anche dando una mano alla nostra Annalisa Chirico con il suo meraviglioso movimento “Fino a prova contraria”).

 

La repubblica giudiziaria è un pericoloso mostro che ha creato un sistema all’interno del quale le parole dei magistrati sono diventate delle verità assolute e incontestabili. Forse la controrivoluzione giudiziaria non può che passare da qui. E da tutti quei magistrati che come gli Albamonte, i Cantone, i Tony e i Violante potrebbero (dovrebbero) trovare il coraggio di ribellarsi a un nuovo totalitarismo giudiziario, che mescolato con il maoismo digitale potrebbe creare, senza un contrappeso, un effetto devastante per la nostra democrazia. Toc toc, c’è nessuno?

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Commenti all'articolo

  • lorenzolodigiani

    20 Maggio 2017 - 15:03

    Caro Direttore, speriamo allora che contro la gogna ci sia Albamonte, a capo della Anm che non la pensa affatto come lui.

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  • mauro

    20 Maggio 2017 - 09:09

    Effettivamente, il livello di progresso raggiunto, che considera vergognoso qualsiasi pensiero di rivolta al sistema ( per quanto ci riguarda; gli altri, i diversi, anche se guai a considerali tali, bisogna capirli) ha lasciato irrisolto il problema, per le minoranze non succubi, del come reagire al tiranno, o tirannello, di turno. Almeno, nei secoli bui, ovvero prima del 1968, si poteva cospirare, adesso si può solo sperare che, a babbo morto, il presunto (d'obbligo il presunto, a riprova della inoppugnabile imparzialita del sistema) tiranno si ravveda.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    19 Maggio 2017 - 22:10

    Al direttore – Ben detto: “Similia similibus curantur”. Per essere più sicuri, il proverbio recita: “Cane non mangia cane”, non sarebbe meglio il: “Contraria contrariis curantur?” Ma non sottilizziamo. E pensare che il metodo più semplice, efficace, risolutivo è Made in Foglio: le procure spifferano, intercettazioni ancora segrete, senza alcuna rilevanza penale, cioè sputtanamenti gossipari pro gogna mediatica?, il Foglio non le pubblica. Claro?

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