La gogna ti toglie la vita

“La lentezza della giustizia è una pena aggiuntiva, le assoluzioni a pagina dieci sono una vergogna”. Soru contro i leoni da tastiera. Diario di un sopravvissuto al processo mediatico

La gogna ti toglie la vita

Renato Soru (foto LaPresse)

Nei suoi primi sessant’anni di vita Mr. Tiscali è stato imprenditore di successo, politico influente e imputato di talento. Del resto, ci vuole talento per affrontare quindici anni di inchieste, rinvii e udienze, senza arretrare, incassando la gogna pubblica, barcamenandosi tra avvisi di garanzia e articoli al vetriolo. In uno di questi, tanto per dire, Marco Travaglio chiedeva a Matteo Renzi le dimissioni di Renato Soru, contestando la stessa candidatura alle europee di un cittadino “sotto processo”. Per non parlare dell’appello twittarolo, con immancabile hashtag, di Alessandro Di Battista: “Presidente Orfini, trova giusto che un evasore del fisco (appena condannato) possa continuare a fare l’eurodeputato? #SoruDimettiti”. Sull’imperante blog Beppe Grillo aizzava le ciurme del clic: “Oggi tocca a Renato Soru: tre anni di reclusione per evasione fiscale. Il gruppo del Pd a Bruxelles si ingrossa con un eurocondannato. Cosa aspettano a dimettersi? L’epopea immorale del Pd continua. Chi sarà il prossimo?”. Verdetti preventivi in nome della presunzione di colpevolezza, solida architrave nella dittatura dell’algoritmo a cinque stelle. Qualche giorno fa il processo sventolato dai moderni Robespierre come suprema infamia si è concluso con l’assoluzione dell’imputato: la Corte d’appello di Cagliari, presieduta da Claudio Gatti, ha accolto la richiesta sollecitata dal sostituto procuratore generale Giancarlo Moi. Al termine di una camera di consiglio durata meno di mezz’ora, la condanna a tre anni inflitta in primo grado per evasione fiscale è stata ribaltata. “Per me è la fine di un calvario – dichiara Soru in un colloquio con il Foglio – Tornando indietro, continuerei a fare l’imprenditore, come mi suggeriva con affetto Romano Prodi. Quando nel 2003 decisi di correre per la presidenza della regione avevo in testa di svolgere un solo mandato, cinque anni al massimo, per tornare poi alla mia vera passione. Invece la politica mi ha travolto”.

 

"Sarebbe bastato leggere le mie carte con oggettività e senza pregiudizi, invece si è preferito agire in modo affrettato"

La sensazione di essere stato travolto dagli accadimenti, in un gorgo infernale di accuse e mascariamenti, trapela dalla sua voce. “Sono stato un pessimo azionista, mi sono disinteressato della mia azienda che all’epoca contava su un margine operativo lordo attorno ai 110 milioni di euro con 10 milioni di utenti nel mondo. Ma erano gli anni del conflitto di interessi, imperversava la polemica sugli interessi patrimoniali ed economici degli imprenditori impegnati in politica, perciò nel 2007 feci approvare una legge regionale che regolava un negozio fiduciario simile al blind trust anglosassone. Per evitare ogni illazione, lo posi in essere per le mie proprietà e per il mio portafoglio azionario astenendomi dall’effettuare qualunque atto od ordine al mio fiduciario. Volevo essere inattaccabile, non è bastato”. Tiscali diventa il primo internet provider europeo, è l’avventura geniale del ragazzo di Sanluri, figlio di Egidio, edicolante, impresario di pompe funebri e poi commerciante, e di Gigetta, casalinga. Educazione dai padri Scolopi, maturità classica, il giovane Renato si trasferisce a Milano per studiare Economia alla Bocconi, al primo anno di università il padre muore e la madre prende la patente per andare a cercare prodotti ai mercati generali di Cagliari. Renato deve rimboccarsi le maniche, la giovinezza si congeda in anticipo, comincia così la spola con il paese natale per portare a termine il supermercato lasciato a metà dal babbo. Testardo e taciturno, il giovane sanlurese si sposa a vent’anni con una compagna di liceo iscritta a Medicina, con lei alleva quattro figli che lo rendono presto nonno, il sodalizio coniugale naufraga nel divorzio ma la famiglia resta il caposaldo del suo giardino privato. Pochi istanti dopo la pronuncia di assoluzione, Soru abbraccia le due figlie presenti in aula, poi imbocca la porta d’uscita e lungo il percorso verso casa, a piedi, telefona ai due figli assenti. Le indagini delle Fiamme gialle scattano nel 2009 dopo un servizio della trasmissione televisiva Annozero di Michele Santoro sulle operazioni condotte da operatori italiani all’estero.

 

L’attenzione degli inquirenti si appunta sulla società Andalas Ldt, con sede a Londra e totalmente riconducibile a Soru, allo scopo, secondo il teorema accusatorio, di costituire uno schermo dietro il quale nascondere soldi al fisco italiano e inglese. Andalas ha all’attivo un’unica operazione di rilievo: il prestito di oltre 27 milioni di euro concesso nel 2004 alla Tiscali finance, con sede a Cagliari. Secondo gli inquirenti, nei cinque anni successivi quest’ultima avrebbe restituito parte del debito versando anche gli interessi con importi mai dichiarati all’Agenzia delle entrate. Da qui l’accusa di evasione tributaria che si è effettivamente compiuta, lo stesso Soru lo riconosce al punto da risolvere il contenzioso fiscale pagando oltre sette milioni di euro tra multe e interessi. “Si è trattato di errori ma non ho mai commesso reati, non c’è mai stata l’intenzione di evadere. So come ho condotto la mia vita sino ad oggi, non ho mai voluto sottrarre soldi al fisco. Ero così tranquillo che non ho nemmeno usufruito dello scudo fiscale che mi avrebbe consentito di chiudere la vicenda in poco tempo e sborsando una cifra notevolmente inferiore”.

 

All’indomani della condanna in primo grado, Soru si dimette dalla presidenza esecutiva di Tiscali, abbandona l’incarico di segretario regionale del Pd e si sospende dal gruppo europarlamentare dei Socialisti e democratici. “Ho subito una condanna ingiusta, smentita a distanza di appena un anno. Sarebbe bastato leggere le carte con oggettività e senza pregiudizi, invece si è preferito agire in modo affrettato. Nella ricostruzione dei magistrati che mi hanno condannato comparivano tutti i caratteri di un giallo intrigante, mancava il fatto. Si è inaugurato così il balletto dell’infamia ai miei danni, degli attacchi scomposti e offensivi ad opera dei cosiddetti leoni da tastiera. La notizia della mia condanna era il titolo dei tg delle ore 20, ha inondato paginate di giornale. La notizia della mia assoluzione si è meritata un minuscolo riquadro a pagina dieci. Ti rendi conto allora di quanto poco conti la carne viva di ciascuno di noi nella mente di certi esimi pensatori pronti a maciullarla pur di vendere qualche copia in più. Costoro non considerano che attorno al loro bersaglio esiste pure una rete di affetti, dei figli, una moglie, dei genitori, su cui pure si abbattono le conseguenze delle loro disinvolte esternazioni”.

 

Il vicepresidente della Camera Luigi di Maio si prese la briga di dedicare un post ingiurioso nei confronti Soru indagato non solo di evasione ma, nella fervida fantasia del grillino, pure di riciclaggio. “Si rende conto che cosa vuol dire essere trattato come un mafioso da una persona che rappresenta un’istituzione? L’ho querelato, poi lui mi ha chiesto di ritirare la denuncia e alla fine l’ho accontentato. Non mi ha mandato neppure un sms di auguri dopo l’assoluzione. Tuttavia resto convinto che tra le degenerazioni dei nostri tempi, insieme alle fughe di notizie e al protagonismo di certi magistrati, si annoveri pure l’uso politico della giustizia, è un male contemporaneo. Sebbene talvolta l’esasperazione induca a ritenere che non esistano sbocchi diversi, la politica dovrebbe restare fuori dai tribunali”.

 

"L'ho presa come una esperienza. Ma c'è chi non resiste, chi non dispone magari dei miei mezzi e si toglie letteralmente la vita"

Nel suo caso l’intreccio tra la vicenda giudiziaria e politica è inscindibile. Solo un anno fa, le carte che oggi la assolvono, su richiesta della stessa procura, hanno decretato la sua condanna. Dal giorno del suo ingresso in politica, lei ha collezionato quasi venti inchieste, una moltitudine di archiviazioni e assoluzioni, zero condanne definitive. Si potrebbe scorgere, con un tocco di malizia, una sorta di riflesso condizionato pavloviano: il politico ha sempre torto, processarlo provoca popolarità e conferisce autorevolezza alla magistratura. E’ una semplificazione eccessiva, certo, ma con un fondo di verità. “Credo che dal 1989 ad oggi, con il superamento del rito inquisitorio, si siano compiuti importanti passi avanti verso l’obiettivo di una giustizia giusta. Eppure una piena parità tra accusa e difesa non esiste, la presunzione di innocenza è un principio enunciato più che praticato, il processo è di per sé una mezza pena che attraversa giornate colme di angoscia. Negli ultimi quindici anni ho dovuto dedicare gran parte del mio tempo agli avvocati e alle carte bollate. L’ho presa come una esperienza che la vita ti pone davanti. Ma c’è chi non resiste, chi non dispone magari dei miei mezzi e si toglie la vita”. Tiscali rimane il suo gioiello, il suo sogno: “Siamo stati una avanguardia nel mondo, abbiamo creato Arianna, il primo motore di ricerca in assoluto, abbiamo reso possibile l’esperienza della conversazione vocale ben prima di Skype, abbiamo inaugurato il fax digitale, i primissimi blog…”.

 

Un’azienda di telecomunicazioni che va a gonfie vele fin quando il suo inventore decide di tentare la conquista dell’isola con “Progetto Sardegna”. “Se avessi rinunciato alla politica, non avrei più potuto criticare la cattiva politica. Nei miei anni di governo, c’è chi mi ha voluto bene e chi invece mi ha avversato perché si riteneva, a torto o a ragione, danneggiato dai miei provvedimenti. I bandi di gara, le delibere di giunta, il piano paesaggistico toccano interessi concreti, accontentare tutti è impossibile”. Da governatore della Sardegna Soru vara un controverso piano paesaggistico regionale che impone vincoli più severi allo sviluppo edilizio sulle coste dell’isola. Il centrodestra lo bolla come “comunista” – lui si definisce “liberale di sinistra” – per via dell’imposizione di una sorta di tassa sul lusso di terra, di mare e di cielo, quindi ville, yacht e jet dei non sardi. Nel 2008 la Consulta la dichiara illegittima. “Ho ricevuto centinaia di denunce anonime, per ognuna un magistrato apriva un fascicolo, il più delle volte seguivano delle archiviazioni ma alcune vicende mi sono costate processi lunghi, dolorosi, senza mai uno straccio di condanna definitiva”. Prima dell’inchiesta per evasione, il caso Saatchi provoca un enorme clamore mediatico: nel 2007 l’ex governatore è accusato di abuso d’ufficio in relazione alla gara per l’affidamento della campagna pubblicitaria “Sardegna fatti bella”.

 

Sette anni di processo, Soru è assolto in primo grado, in appello e in Cassazione. In altre parole, in ogni istanza la procura ricorre e il giudice assolve. “Il processo è già una mezza pena, la lentezza della giustizia è una pena aggiuntiva. Io comprendo che i magistrati debbano indagare, è loro dovere, se sei una personalità in vista desti una maggiore attenzione, è normale. Tuttavia prima di portare qualcuno a processo, prima di darlo in pasto all’opinione pubblica, bisognerebbe riflettere in modo oculato, valutare attentamente le prove a disposizione affinché il mero sospetto o il pregiudizio negativo non costituiscano la base di iniziative infondate e dannose’. Nei paesi civili una persona assolta non può essere incriminata e processata una seconda volta per i medesimi fatti. “Le sentenze di assoluzione dovrebbero essere inappellabili. Per Saatchi sono stato assolto tre volte… cui prodest? S’ingolfa il sistema processuale, la gogna mediatica per l’imputato è implacabile, le sofferenze quotidiane. Da un giorno all’altro mi sono ritrovato senza la disponibilità di un euro, mi hanno confiscato i beni e bloccato i conti correnti, gran parte dell’indennità guadagnata da presidente della regione l’ho destinata al pagamento delle spese legali per l’ultimo processo da cui sono stato assolto. La vita non è una gita spensierata, d’accordo, ma mi domando che cosa accada ai cittadini comuni, ai poveri cristi che restano impigliati nelle maglie di un fisco distratto e a tratti ingiusto. Succede a milioni di italiani, alcuni imprenditori si tolgono la vita in preda alla disperazione”.

 

Di Maio mi ha trattato come un mafioso. L'ho querelato, lui mi ha chiesto di ritirare la denuncia e alla fine l'ho accontentato. E oggi…"

Nei suoi primi sessant’anni, tra i diversi mestieri sperimentati, lei si cimenta pure nei panni dell’editore: nel 2008 acquista L’Unità in modo da evitare l’ingresso della famiglia Angelucci nella proprietà del quotidiano fondato da Antonio Gramsci. Il giornale è di nuovo al collasso. “Il tempo della carta stampata è finito. Io stesso avrei potuto accelerare la transizione al digitale. E’ un giornale che non vende un numero di copie sufficiente in edicola. Non è riuscito a risollevarne le sorti chi è venuto prima di me né dopo di me”. Nel suo quaderno dei rimpianti che cosa annoterebbe in cima? “Volevo creare la nuova Olivetti italiana, non ci sono riuscito. Avrei dovuto proseguire la mia attività di imprenditore, e forse questo angoscioso calvario non si sarebbe abbattuto sul mio percorso. A me è sempre interessata l’impresa, non la finanza. Non ho effettuato una sola operazione di trading attorno a Tiscali, c’è stato un momento in cui a causa della bolla finanziaria mondiale le mie azioni valevano cifre astronomiche. Se le avessi vendute, avrei portato a casa una quantità enorme di soldi. Ma io ero innamorato più del mio progetto che dei soldi. Dell’idea di costruire un’impresa di telecomunicazioni europea partendo da un’isola”.

 

A un giovane della periferia, un po’ come lei esordiente, con in testa un progetto ma senza le risorse per realizzarlo, che cosa suggerirebbe? “Gli direi di avere fiducia nelle proprie potenzialità e nel futuro. Fino ai sedici anni, il mio confine estremo coincideva con il perimetro del paese, Sanluri, mi capitava raramente di visitare il capoluogo, Cagliari, quando accadeva era un grande evento. Sui quotidiani leggevamo le cronache del continente, vale a dire della penisola. Si rende conto di com’è cambiato il mondo? Oggigiorno le opportunità, rispetto al passato, si sono moltiplicate: si può viaggiare a prezzi più bassi, l’interconnessione accresce gli scambi tra le persone. Internet mette in gioco gli emarginati. Se hai un’idea puoi avviare un’attività senza grossi investimenti. Se sei fuori dal mondo, puoi competere alla pari con gli altri perché le distanze non esistono più. Io sono la dimostrazione vivente che con la Rete pure un uomo di media intelligenza, proveniente da un’area disagiata del paese, può compiere qualcosa di buono. Il mondo in cui viviamo va avanti, non indietro. Questo mondo è ancora tutto da fare”.

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    11 Maggio 2017 - 15:03

    Il Foglio conduce ormai una battaglia più che ventennale contro la gogna e i processi politici . Annalisa giovane e combattiva si è aggregata alla truppa del garantismo prima di tutto e no alla macchina del fango. La domanda è: se Soru sarà assolto anche in via definitiva cosa farà sporgerà querela verso tutti i suoi diffamatori o si beerà per l'assoluzione. I giornali sempre prodighi di nell'infangare ,poi le quereli vincenti le nascondono sul modello del titolare il fango a titoli cubitali e poi nascondere o le assoluzioni. Pas bon.

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