Giudici sotto un Trani

Non c’è nulla oltre i teoremi e la cravatta tricolore. Assoluzioni nel processo del secolo a S&P’s e Fitch

Giudici sotto un Trani

L’ultima arma usata dal pm Michele Ruggiero è stata una patriottica cravatta tricolore, ma non è servita. La procura di Trani non è riuscita a spezzare le reni alle agenzie di rating. Nel processo sul “complotto” del secolo il tribunale ha assolto gli analisti e i manager di Standard & Poor’s, tra cui l’allora presidente mondiale Deven Sharma, accusati di manipolazione di mercato per il taglio del rating dell’Italia. Poco dopo è arrivata anche l’assoluzione di un manager di Fitch per le medesime accuse. Delle tre sorelle del rating manca Moody’s, che è stata già archiviata nel 2012. La cravatta tricolore del pm può sembrare un dettaglio, ma è invece un simbolo significativo per comprendere lo spirito patriottico di un’inchiesta che aveva l’obiettivo di riscrivere la storia recente della crisi economica e svelare il complotto della finanza internazionale. “Possiamo conoscere la verità sul nostro paese – aveva detto Ruggiero nella requisitoria durata otto ore – quanto valevamo e quanto male hanno fatto all’Italia gli imputati, che hanno manipolato, falsificato e imbrogliato il mondo intero”. Proprio per l’eccezionalità di questo “imbroglio planetario ai danni dell’Italia”, il pm aveva suggerito ai giudici di non sentirsi vincolati dalla giurisprudenza sulla materia: “Questo processo è un inedito assoluto, nella storia e nel mondo – aveva detto solennemente in aula – Non c’è mai stato un processo del genere contro le agenzie di rating”.

 

Le inchieste sul rating della procura di Trani hanno attirato l’attenzione dei media e del mondo della politica, che hanno spesso sposato acriticamente le tesi dell’accusa, rappresentando la vicenda processuale come una lotta di Davide (la procura) contro Golia (la finanza internazionale) e descritto la crisi italiana come una cospirazione contro un’economia in salute ordita da agenzie di rating e banche. Non a caso Ruggiero ha pure aperto un’inchiesta su Deutsche Bank, anch’essa accusata di aver fatto impennare lo spread dei bond italiani. Il processo alla storia richiedeva naturalmente la presenza dei principali protagonisti: sono stati chiamati a testimoniare ex ministri come Giulio Tremonti e Maurizio Sacconi, ex presidenti del Consiglio come Romano Prodi e Mario Monti, il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi e il presidente della Consob Giuseppe Vegas. Ma a fronte di tanta esposizione mediatica e politica, l’inchiesta è sempre stata carente di prove, di una conoscenza reale del funzionamento dei mercati finanziari e del ruolo delle agenzie di rating. L’impianto accusatorio di Ruggiero, nonostante l’utilizzo di fonti in Consob, si è rivelato essere un castello di deduzioni da asserzioni campate in aria (un po’ come l’inchiesta – anch’essa archiviata – sulla correlazione tra vaccini e autismo avviata dallo stesso pm). Un indizio sulla solidità dell’indagine proviene dal fatto che questo unicum giudiziario globale è nato su impulso dell’Adusbef di Elio Lannutti (ora attivo militante del M5s) e della Federconsumatori di Rosario Trefiletti (assiduo ospite di Barbara D’Urso e Massimo Giletti).

 

Che il castello fosse fragile dalle fondamenta era evidente anche da altri elementi. L’inchiesta su Moody’s è stata rapidamente archiviata, quella contro Fitch è stata archiviata nel troncone spostato a Milano, quella su S&P’s è stata archiviata a Milano e in un altro bizzarro procedimento alla Corte dei conti avviato da Raffaele De Dominicis, assessore istantaneo al Bilancio della giunta a 5 stelle di Virginia Raggi. Nel dibattimento di S&P’s a Trani Luigi Zingales, economista della Chicago Booth School of Business e consulente di parte, ha illustrato le vere cause della crisi del debito e in un passaggio ha persino tenuto una lezione sulle tabelline, visto che non c’era sintonia matematica con il pm.

 

Ma nonostante tutto, Ruggiero non pensava di schiantarsi contro i mulini a vento della finanza. Era convinto di vincere. Tant’è vero che in vista del trionfo era già stato organizzato per il 6 aprile un convegno all’Università di Verona su “I lati oscuri della finanza - Rating, derivati e denaro pubblico”, con relatori il pm Ruggiero, il dirigente di Consob ed ex assessore M5s al Bilancio di Roma Marcello Minenna e il magistrato ed ex capo di gabinetto della Raggi Carla Raineri. Era stato pensato come un palco per la celebrazione della vittoria nel processo del secolo, potrà sempre diventare il trampolino per un tuffo in politica dopo un flop giudiziario. Per l’occasione servirebbe una cravatta con cinque stelle.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    31 Marzo 2017 - 11:11

    grande delusione per chi ama le storie di complotti finanziari o politici , su questi temi sono fatti i film che riescono meglio ritmo serrato buone sceneggiature ambientazione di outine dialoghi quanto basta attori collaudati, spettacolo puro senza ambizioni artistiche. I pm non hanno trovato prove sufficienti gli avvocati hanno confuso le acque o forse i pm hanno sbagliato la identificazione dei mariuoli che vendite di una massa enorme di titoli ,nello stesso contesto di tempo, furono fatte da una delle due le super banche tedesche con la banche italiane ibernate e l'Europa in finestra a vedere come andava a finire. Già iniziò tutto con la famosa lettera della Bce al governo italiano e poi all'Italia fu dato un calcio nel sedere poi invece per la Grecia le anime belle furono e sono ancora pietose in senso attivo e passivo. Le sentenze non fotografano la verità ma riportano solo quello che credono di aver capito i giudici

    Report

    Rispondi

  • guido.valota

    30 Marzo 2017 - 22:10

    L'unica indagine sensata sarebbe quella psicanalitica per certi personaggi rubati alla commedia all'italiana.

    Report

    Rispondi

Servizi