Giustizia Tarantolata

A Taranto si candida a sindaco il pm dell’Ilva, contro di lui un altro giudice e la direttrice del carcere

In corsa magistrati, direttori di carcere, poliziotti e Gdf: prove di Repubblica giudiziaria a Taranto

Luciano Capone

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A Taranto si candida a sindaco il pm dell’Ilva, contro di lui un altro giudice e la direttrice del carcere

Franco Sebastio (foto LaPresse)

Roma. Non poteva che accadere in Puglia, la regione di Michele Emiliano, il presidente magistrato in aspettativa e aspirante segretario del Pd, già sindaco della stessa città in cui aveva fatto il sostituto procuratore e ora sotto la lente del Csm (dopo 13 anni) perché iscritto a un partito conservando la toga. Ma Emiliano a parte, il vero caso rappresentativo del cortocircuito tra politica e giustizia sono le elezioni comunali di Taranto, dove si scontreranno magistrati, direttori di carcere, funzionari di Polizia e Guardia di Finanza, imputati e condannati. Sarà insomma un giro di prova della Repubblica giudiziaria. Franco Sebastio, l’ex procuratore della Repubblica di Taranto che per anni ha condotto in città le inchieste contro l’Ilva, ha infatti annunciato la sua candidatura a sindaco.

 

In pratica vuole prendere il posto di Ippazio Stefàno, l’attuale primo cittadino su cui l’ex procuratore tarantino ha indagato e mandato a processo. Sebastio è da poco andato in pensione, aveva provato a resistere al provvedimento del governo che lo ha mandato a riposo all’età di 73 anni con un ricorso al Tar, ma non ci è riuscito. Poco male. Al suo posto alla procura di Taranto è arrivato Carlo Maria Capristo, ex capo della procura di Trani (un’altra “eccellenza” della giustizia pugliese, che ha reso l’Italia famosa in tutto il mondo grazie alle inchieste contro i dèmoni della finanza internazionale). Dopo l’arrivo di Capristo, che si è dichiarato “contrario alla spettacolarizzazione del processo Ilva come di altri processi” (d’altronde l’esperienza di Trani è una garanzia di discrezione e prudenza), l’ex procuratore Sebastio ha rotto gli indugi e ha annunciato la sua corsa alla poltrona di primo cittadino con l’appoggio di Rifondazione comunista e altre liste ambientaliste. Dalla politica come prosecuzione dell’attività giudiziaria, alla giustizia come estensione dell’impegno politico, la carriera di Sebastio scorre in perfetta continuità.

  

Così dopo le elezioni Taranto rischia di ritrovarsi con due procuratori, uno al Palazzo di Giustizia e uno al Palazzo di Città. Sebastio è molto popolare in città, soprattutto dopo l’inchiesta “Ambiente svenduto” del 2012 sull’inquinamento dell’Ilva, che ha portato al sequestro dell’impianto siderurgico. Il legame tra la vicenda giudiziaria e quella politica è rappresentato dal fatto che il comitato elettorale verrà aperto proprio nel rione Tamburi, quello più colpito dalle polveri e dai fumi prodotti dall’Ilva. Nella rete dell’inchiesta di Sebastio sono finiti tanti nomi eccellenti, dai Riva all’ex presidente della Puglia Nichi Vendola e anche un suo collega, Lorenzo Nicastro, magistrato all’epoca assessore regionale all’Ambiente. Dopo il proscioglimento, Nicastro ha definito la sua vicenda processuale come “una piccola storia che piccolissimi uomini avevano costruito con la medesima approssimazione progettuale con la quale un circolo dopolavoristico organizza tornei di calcetto” e ha in un certo senso previsto il futuro: “Da oggi i nanetti ammantati di nero e fregiati di oro e argento, cercheranno un’altra Biancaneve alla quale far credere di essere giganti”.

 

E’ la storia che si ripete, visto che lo stesso Nicastro si era lanciato in politica con il partito di Antonio Di Pietro contro il leader del centrodestra pugliese Raffaele Fitto, su cui Nicastro aveva aperto due inchieste e da cui Fitto uscirà assolto dopo molti anni. In ogni caso la corsa di Sebastio per la poltrona di primo cittadino di Taranto non sarà semplice, dovrà vedersela con tanti candidati del comparto giustizia. Il sindaco uscente e suo indagato, Ippazio Stefàno, ha lanciato per il suo movimento una toga pari grado di Sebastio, Massimo Brandimarte, ex presidente del Tribunale di sorveglianza di Taranto, anche lui in pensione. Il giudice Brandimarte potrà contare anche sull’appoggio di due assessori-poliziotto. I due magistrati dovranno vedersela con il candidato del Pd, Rinaldo Melucci, sostenuto dall’alto dal magistrato in aspettativa e leader del Pd in Puglia Emiliano e dal basso da un capogruppo dem della Guardia di Finanza. Visto il dispiegamento di forze dell’ordine dei rivali, Forza Italia ha deciso di schierare Stefania Baldassari, direttrice del carcere di Taranto. Contro tutti e quattro molto probabilmente ci sarà la candidatura di Giancarlo Cito, storico sindaco di Taranto, che del carcere è stato ospite per una lunga sfilza di processi e condanne. Diceva qualche mese fa l’ex procuratore Sebastio: “Chiunque indosserà la fascia tricolore dovrà far diventare Taranto una città normale”. Sarà difficile. 

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    29 Marzo 2017 - 14:02

    Che uomini delle istituzioni ,in particolare i magistrati,tentino la strada della politica rientra nella logica della somma di tante aspirazioni che alberga nella psiche umana .E' da furbi ed è inutile che Davigo dica che non etico, è il Csm peccatore primo ,una congrega che favorisce il malcostume ,che non dovrebbe concedere alcuna deroga ,niente magistrati tutto fare , jolly joker . Dunque i peccatori non sono i magistrati che voglioni rivoltarsi nel fango della politica ma sono i membri del Csm organo che è detto di livello costituzionale ma si comporta e prende ogni giorno decisioni di livello molto basso e inferiore come valore sociale e politico a quelle delle assemblee di condominio. E poi i concorrenti nella corsa elettorale si sentono liberi da timori a attaccare i magistrati aspiranti politici per la loro sospetta scelta ? Prima ti perseguito come magistrato e poi ti ti sfido nella corsa elettorale . Emiliano è un esempio esemplare oserei dire

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