Sull'Angliru va in scena il sogno di Contador

Il Pistolero all'ultima salita della carriera vince la penultima tappa della Vuelta. Froome, terzo al traguardo, vince la maglia rossa. Nibali si stacca, ma è secondo in classifica

Sull'Angliru va in scena il sogno di Contador

Riosa è toponimo, è un gruppo di case e un manipolo di anime perse tra le montagne delle Asturie. Riosa è allevamenti, vacche soprattutto, latte d'alpeggio. E formaggi buoni. Queso de Afuega'l pitu, cioè delizia di Spagna, marchiato e lodato. Riosa è tutto questo, soprattutto una stradina che sale, calcata da zoccoli di mucche da transumanza da sempre, ma fino a un certo punto, perché poi le pendenze diventano verticali e quello è il posto delle capre. Poco più di vent'anni fa arrivò l'asfalto e con esso il mito, quello della Vuelta. Alto de El Angliru, una lama affilata nel nord della Spagna, non una salita, un rosario di preghiere buone per cercare di sopportare le gambe che si infiammano, un muro da arrampicata, ma a pedali. Alto de El Angliru o solo Angliru, che tanto basta, che a percorrerlo vengono su maledizioni e i ricordi di una vita, ché non si sa mai cosa può accadere. Ricordi che ha rivissuto, forse, pure Alberto Contador, in piedi sui pedali, davanti a tutti alla sua ultima salita della carriera.

 

Il Pistolero davanti a tutti ed era sogno da vigilia, di quelli che sarebbero bellissimi se si realizzassero, ma poi non si realizzano mai. E invece il Pistolero è là davanti, che danza a suo modo sulle pedivelle, sempre in piedi, sempre eretto, sempre solo. Perché Contador è partito presto, che la salita era ancora umana, poi ha fatto il suo, cioè qualcosa di magnifico, una pennellata di grande ciclismo dietro un ghigno di sofferenza.

 

L'Angliru è lungo, un thriller a due ruote che non finisce più. Il Pistolero che fa da avanguardia al gruppo e dietro il gruppo che perde pezzi sotto il forcing di Sunweb e Bahrain. Il Pistolero che fa da avanguardia e dietro Chris Froome che lascia tutti, che dimostra chi è il più forte, assieme al suo compagno Wouter Poels, che ne aveva da menare, ma che ha menato solo e soltanto per il suo capitano. Il Pistolero che soffre e lotta e dietro gli Sky che recuperano, mettono il panico a tutta la Spagna e a tutti i buongustai di ciclismo. Il Pistolero che non demorde e infine alza le braccia al cielo, carica la pistola e spara. E spara il suo ultimo capolavoro. Chapeau.

 

L'Angliru è lo spettacolo delle Asturie e di una Vuelta incredibile, che ogni giorno ha creato e disfatto, che ha messo in discussione qualsiasi certezza. Meno tre. La forza di Chris Froome, la classe di Alberto Contador, l'ardore di Vincenzo Nibali. Perché se il primo ha vinto la sua prima Vuelta, il secondo la tappa regina, il terzo ha conquistato il secondo posto e non si è mai dato per vinto. Ha lottato, ci ha creduto e ci ha fatto credere che una detronizzazione fosse davvero possibile, ha fatto la corsa e alla fine ha dato più di un pensiero al keniano. Alla fine si è staccato, ma di poco; alla fine si è staccato, ma per gambe non certo per animo. Alla fine lo Squalo è secondo, secondo dietro a un corridore che ha vinto quattro Tour de France e per quattro volte è arrivato secondo in un grande giro. Applausi.

Giovanni Battistuzzi

Giovanni Battistuzzi

Al Foglio dal 2014. Nato il 5 gennaio, nel giorno più freddo del secolo scorso, lì dove la pianura incontra il Prosecco. Veneto. Ciclista urbano. Pantaniano. Milanista. Scrivo di sport, ciclismo soprattutto. In libreria trovate Girodiruota, che è il nome anche del mio blog

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