L'Uci ha deciso di cambiare il ciclismo nel 2018. Ma nemmeno troppo

Il massimo organo del ciclismo ha modificato il regolamento per il 2018: meno corridori per squadra nelle grandi corse e piccoli cambiamenti negli arrivi in volata. Ma i problemi restano

L'Uci ha deciso di cambiare il ciclismo nel 2018. Ma nemmeno troppo

Foto LaPresse

Poteva essere una tempesta, è diventata una pioggerella; poteva essere rivoluzione, si è trasformata in una riforma e nemmeno di quelle radicali. Il Consiglio del ciclismo professionistico dell'Uci, l'Union cyclist internationale, il massimo organo di questo sport, ieri ha deciso come il ciclismo cambierà dal prossimo anno. Le indiscrezioni date da qualche consigliere alla stampa francese si sono rivelate burla, i propositi del presidente Brian Cookson si sono rivelati più in linea con la tradizione di quanto poteva sembrare negli scorsi mesi, quando aveva detto a Cyclingtips che "ci sarebbero state grandi novità a proposito delle regole in corsa". Regole che cambiano, ma nemmeno troppo. Le novità in ogni caso ci sono: diminuzione dei corridori che parteciperanno alle corse del World Tour, il circuito che comprende le gare più importanti, da nove a otto per quanto riguarda i grandi giri di tre settimane, da otto a sette nelle classiche di un giorno; adozione di un nuovo protocollo per gli arrivi allo sprint: serviranno tre secondi e non più uno per rendere effettivo il distacco.

 

Due delibere che rispondono a un solo obiettivo: garantire più sicurezza ai corridori. Meno corridori in gruppo significa più spazio e meno intoppi, il cambiamento delle regole allo sprint ha lo scopo di tranquillizzare gli uomini di classifica così da non costringerli a fare corsa di testa sino alle ultime centinaia di metri, diminuendo così l'affollamento negli arrivi a settanta all'ora.

 

Scelte sagge sicuramente, che però aprono a un altro problema e non secondario. Meno corridori nelle grandi gare comporteranno di conseguenza una minima riduzione degli organici delle formazioni di vertice. Il numero di professionisti si ridurrà progressivamente e, salvo rivoluzioni al momento non prevedibili, più di qualcuno non sarà contento di ciò. Una specie di spending review, ma sotto traccia, un modo per accontentare quelle federazioni e quelle squadre che chiedevano un abbassamento dei costi di gestione, senza però affrontare veramente il problema. Anche perché le gare più prestigiose saranno ad appannaggio dello stesso numero di squadre di questi anni: le diciotto del World Tour più quattro wild card per quanto riguarda le corse a tappe di tre settimane, più sette invece per quanto riguarda le classiche.

 

La diminuzione dei corridori in corsa, oltre ad aumentare la sicurezza degli stessi, servirà, almeno nei piani dell'Uci, a garantire più spettacolo. Un gregario in meno per i capitani comporterà un appiglio in meno nelle tappe decisive e quindi più possibilità di arrivare a confronti diretti tra gli uomini di classifica. Un ragionamento corretto sulla carta. Ma c'è un ma.

 

Il 2017 ha visto corse bellissime e molto combattute anche con lo stesso numero di corridori degli anni precedenti schierati al via. I tifosi sulle strade del Giro d'Italia è da alcune edizioni che assistono a duelli montani, a scatti e a ribaltoni impensabili. Il problema rimane paradossalmente in quelle corse che dovrebbero essere le più incerte: Freccia Vallone, Liegi-Bastogne-Liegi e soprattutto il Tour de France, la corsa più importante al mondo. In terra di Belgio e di Francia è da diversi anni che lo spettacolo è minore delle attese. Eppure la salita non manca e le difficoltà e le incertezze nemmeno. A frenare le velleità sembra essere più che altro la paura di saltare, di non farcela. Tutto ciò a causa dell'importanza dei piazzamenti, sia per quanto riguarda il ranking Uci – il sistema che ha il compito di stabilire una classifica di tutte le prestazioni di tutti i ciclisti professionisti –, sia per quanto riguarda la conquista dei premi economici assegnati a ogni corsa. Finché non verrà riformato il sistema di punteggio – per altro già modificato a inizio del 2016, introducendo un sistema simile a quello del tennis, basato quindi sui risultati ottenuti nelle ultime 52 settimane nelle varie corse a cui si prende parte – difficilmente verrà garantito più spettacolo soprattutto in quelle corse nelle quali il valore dei gregari conta in modo maggiore.

 

La concentrazione infatti di molti corridori di primissimo livello in quelle squadre che hanno a disposizione un budget decisamente superiore alla concorrenza, rende questo sistema di punteggio inefficace e limitante almeno per quanto riguarda la battaglia sportiva. Ma sino a quando l'Uci non prenderà in considerazione la possibilità di introdurre un salary cup secondo il modello Nba, ogni possibilità di un cambiamento radicale di questo sport sarà pressoché impossibile.

Giovanni Battistuzzi

Giovanni Battistuzzi

Al Foglio dal 2014. Nato il 5 gennaio, nel giorno più freddo del secolo scorso, lì dove la pianura incontra il Prosecco. Veneto. Ciclista urbano. Pantaniano. Milanista. Scrivo di sport, ciclismo soprattutto. In libreria trovate Girodiruota, che è il nome anche del mio blog

Più Visti

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi