Notturno a pedali. La Bike Night e quel filo che unisce Oriani e Anquetil

Il 17 giugno a Ferrara scatta la terza edizione di un progetto che unisce la notte alle biciclette. Una manifestazione importante che ci porta alle origini delle bici e del ciclismo

Notturno a pedali. La Bike Night e quel filo che unisce Oriani e Anquetil

Foto tratta dal sito di Bike Night, http://witoor.com/bike-night/

Jacques Anquetil era uomo elegante e raffinato nella vita e sulla bici, piaceva alle donne e molto, un po' meno ad avversari e tifosi, soprattutto italiani. Jacques Anquetil nella sua carriera da corridore vinse tanto, quasi tutto: dal Giro d'Italia al Tour de France, dalla Vuelta di Spagna alla Liegi-Bastogne-Liegi. Gli sfuggì il Mondiale e se ne crucciò. Quando l'Equipe pochi giorni dopo l'annuncio del ritiro dal ciclismo gli chiese quale fosse la più grande delusione della sua carriera rispose senza pensarci: "Il secondo posto al Mondiale del Nurburgring". Era il 1966 e quel giorno fu battuto allo sprint dal tedesco Rudi Altig. Anche la domanda successiva non brillava per originalità: "La tua corsa più bella?". Fu lì che il transalpino tra tutte le sue 205 vittorie scelse l'unica che nessuno si ricorderà mai. "Prima del del Tour del 1964, mi trovavo in Bretagna per qualche giorno di pedalate con tutta la squadra. La corsa sarebbe partita da Rennes due giorni dopo e il direttore sportivo ci aveva imposto vita monacale. Era da una settimana che vedevo solo e soltanto i miei gregari e quando mi dissero che Janine – la moglie – era arrivata in città le diedi appuntamento fuori dal paese. Partimmo in bicicletta per Saint-Malo. Lei voleva vedere l'Oceano. Pedalammo di notte, sotto la luna, alla luce di un lampioncino. Quando arrivammo facemmo l'amore in acqua. Poi ritornai e nessuno si accorse di niente. Quel Tour lo vinsi, ma quella con Janine fu la fuga più bella della mia vita".

 

Pedalate notturne, ossia quanto di più antico c'è nella storia del ciclismo. Perché un tempo la notte era il tempo di partenze, per tutti, e arrivi, per molti; perché il mattino arrivava e trovava i corridori già in strada; perché non molto cambiava rispetto a prima, a quando ancora non erano corridori e di notte pedalavano per ricoprire la distanza che li separava dal lavoro; perché a ricoprir tre, quattro o cinquecento chilometri su di una bici d'acciaio e di una ventina scarsa di chili altro non si poteva fare per arrivare con il sole ancora alto. "Notte che di partenze sei genitrice e balia, dovresti essere ringraziata dai corridori che in te trovano refrigerio dalla tirannia del sole", scrisse H.G. Wells durante la terza edizione del Tour de France (1906).

 

Pedalate notturne che ora sono scomparse, ché il ciclismo è diventato sport televisivo e ha nel pomeriggio il suo arco temporale migliore; ché le bici sono ora solo uno dei tanti mezzi di trasporto e di notte è più sicuro guidare che pedalare, o almeno così dicono; ché tutto è cambiato e in questo tutto anche le abitudini e quelle a pedali soprattutto.

 

Pedalate notturne che però ogni tanto ritornano e nel ritornare stupiscono, perché si dimostrano ben più contemporanee e partecipate di quanto si è portati a pensare. Anche in un paese come il nostro, nel quale le bici continuano a essere considerate periferia desolata della mobilità, e, nonostante il numero di ciclisti urbani continui ad aumentare, latitino le iniziative politiche per favorirne l'uso. E' in questo immobilismo istituzionale attorno alle due ruote a pedali che cinque notti a pedalare lungo ciclovie e percorsi ciclabili diventano una novità eccellente, un'ottima possibilità per dimostrare che a di là delle macchine esiste un mondo e un mondo che viaggia, nonostante tutto. Si chiama Bike Night ed sono "100 km in notturna lungo le ciclabili d'Italia per dimostrare che la nostra passione per la bici non dorme mai!". Si chiama Bike Night ed è viaggio e pellegrinaggio, lento e notturno, aperto a chiunque, anche a chi non ha una bici – la si può trovare là. Si chiama Bike Night ed è la terza edizione e inizia alla mezzanotte del 17 giugno a Ferrara. Cento chilometri da percorrere a passo lento per gustarsi la notte. Perché di notte Karl Christian Ludwig Drais von Sauerbronn, o più semplicemente Karl Drais, testò duecento anni fa per la prima volta la sua creazione, la Draisina, la pronipote della bicicletta. Perché di notte nacque come idea e partì il Giro d'Italia. Perché, in fondo, “nell’ombra della notte si ritorna soli. È l’ora che preferisco per viaggiare in bicicletta, al raggio delle stelle su la strada vuota, per la bianchezza della quale l’occhio vede da lungi sicuramente. Dove si corre?”, scrisse Alfredo Oriani.


Foto tratta dal sito della Bike Night


Oriani visse tra Faenza, Ravenna e Casola Valsenio, e in Romagna e oltre in bicicletta viaggiò tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento. Ottanta chilometri più a nord e un secolo dopo, la Romagna lascerà spazio all'Emilia, la bicicletta dell'intellettuale a quelle moderne di 1.500 persone. Ferrara è il principio di un giro a pedali che toccherà Bolzano, Udine, Verona e Milano, che sarà silenzioso e lontano dai riflettori come quello di Jacques Anquetil con Janine. Con un'unica speranza che non sia solo una fuga d'amore sporadica, ma possa essere l'inizio di una lunghissima relazione.

Giovanni Battistuzzi

Giovanni Battistuzzi

Al Foglio dal 2014. Nato il 5 gennaio, nel giorno più freddo del secolo scorso, lì dove la pianura incontra il Prosecco. Veneto. Ciclista urbano. Pantaniano. Milanista. Scrivo di sport, ciclismo soprattutto. In libreria trovate Girodiruota, che è il nome anche del mio blog

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