Lo scoop di Michael Hastings ha mandato tutti fuori di testa.
I giornali sarebbero migliori se i giornalisti non firmassero i loro articoli (salvo rarissime eccezioni). L'ennesimo caso di cortocircuito giornalistico americano dà ragione al modello dell'anonimato, e l'Economist giustamente lo sottolinea.
Galt si sta leggendo il famigerato ritratto del generale Stanley McChrystal che sarà pubblicato da Rolling Stone e che potrebbe costargli la testa. Provate a beccarlo qui (ma li stanno togliendo tutti dal web), oppure sul sito del Foglio.
Il giornalista che ha fatto il ritratto e ha fatto scoppiare il casino è al suo primo pezzo per Rolling Stone. Si chiama Michael Hastings ed è un po' che gira per Iraq e Afghanistan. Come si dice: "Been in worse, much worse". Ha visto di peggio. Nel 2005, quando aveva 25 anni ed era un reporter di Newsweek, la sua ragazza, Andi Parhamovic, decise di raggiungerlo di sua volontà a Baghdad perché le long distance relationship vanno sempre a puttane. Lei teneva lezioni sul funzionamento della democrazia agli iracheni. Ma fu uccisa da un'imboscata contro il convoglio su cui viaggiava.
Intanto il reporter di guerra Michael Yon, appena cacciato dall'Afghanistan perché stava antipatico a McChrystal, stappa lo champagne e chiede le dimissioni: "I have a copy of the Rolling Stone article. Unless McChrystal basically denies the article, he must be fired. If he is not fired, I will start calling him President McChrystal because Obama clearly is not in charge".

Leggi Ecco l'intervista per cui il generale McChrystal rischia il posto
Si dorme molto poco, si legge di tutto. Finire il libro dell'estate e vedere in giro soltanto cadaveri e bmw che fanno pedinamenti (cosa che non aiuta il sonno). Sfogliare l'Economist e scoprire l'elogio del giornalista anonimo, in controtendenza con il narcisismo spietato che ci circonda. Trovare una copia cartacea del New York Times domenicale e pensare che sì, in effetti, definire "giovani scrittori" i quarantenni fa un po' ridere.
Ora Galt sa contro chi tifare. Ne abbiamo viste di cose disgustose, ma vedere quel branco di umidi garotos de programa portoghesi abbracciarsi e alzare gli occhi al cielo riconoscenti dopo il settimo gol a zero contro la Corea del nord le batte tutte.
Update: di solito la Corea del nord trasmette tutte le partite della nazionale in differita di uno o due giorni. Oggi, per la prima volta nella storia, ha trasmesso una partita della Nazionale all'estero in diretta televisiva.
Il commento migliore sulla finale Nba strappata in extremis dai Lakers contro i Celtics è questo: "To be precise, the Lakers didn't really beat the Celtics. They survived them". La lezione, dice l'Atlantic, è che quando nemmeno Kobe Bryant ce la fa più il basket sporco e brutto vince. Con una mano di "that spaniard", come l'altezzoso Bryant chiama il bianchissimo Pau Gasol. Non ci fosse stato lui.

Tutto è cominciato con il signor Wikileaks, l'australiano matto Julian Assange, che di mestiere pubblica documenti riservati (ora sta lavorando a un video su un attacco aereo americano in Afghanistan) e sta facendo diventare matto il Pentagono. Il New Yorker ne ha fatto un ritratto imperdibile. Assange aveva aperto un quartier generale in Islanda – ora non c'è più, si è volatilizzato, il signore è lesto – perché lì si può lavorare al riparo dai controlli. L'Islanda ci ha preso gusto e così ha approvato una legge per favorire il giornalismo investigativo (fino ai limiti del banditismo).
Che poi a uno gli viene il dubbio (citazione della mamma saggia di un'amica molto meno saggia)
Un paio di dritte sulle elezioni di metà mandato a novembre in America.