Smettiamola di dire che l'Unione europea non c'entra con la questione catalana

I cittadini europei iniziano finalmente a pensare che l’Ue è al centro di un dibattito politico e i leader europei dovrebbero fare tesoro di questo capitale politico

Smettiamola di dire che l'Unione europea non c'entra con la questione catalana

Il Parlamento catalogna approva la risoluzione indipendentista (foto LaPresse)

Prima che la questione catalana passi di moda e finisca nel dimenticatoio per sempre, vale la pena fare un’ultima riflessione in merito, se non altro perché, a differenza di cosa affermato da alcuni commentatori autorevoli come Mario Monti, l’Unione europea in tutta questa storia c’entra un bel po’, almeno per gli europei di ultima generazione. Sul Corriere di sabato scorso Monti afferma che “molti si aspettano che l’Ue intervenga”, evidenziando tuttavia il pericolo di “caricare l’Ue di domande che essa non può soddisfare perché non rientrano nei compiti che gli Stati membri le hanno affidato nei Trattati”. Insomma, una questione tecnica: i Trattati non prevedono che l’Ue intervenga in un conflitto interno a uno Stato membro, dunque i cittadini non devono aspettarselo, poiché l’Ue non possiede né legittimità né poteri per farlo. Oltretutto, ciò creerebbe frustrazione, danneggiando l'Unione stessa. Tuttavia, per capire la vera importanza della crisi catalana all’interno dell’Ue – che è tutta politica – tale ragionamento andrebbe capovolto e sbrigliato da procedure giuridico-amministrative. Perché che i cittadini dell’Unione inizino finalmente a pensare che l’Ue stia al centro di un dibattito politico, ritenendola perfino la soluzione e non il problema, è rilevante e i leader europei dovrebbero fare tesoro di questo capitale politico. Perché quindi disilluderli? Monti ha fuor di dubbio ragione a dire che nei Trattati non sta scritto da nessuna parte che l’Ue può spingersi tanto lontano, e tuttavia, sessant’anni fa, non stava nemmeno scritto che l’Ue dovesse avere una moneta unica, occuparsi di bilanci pubblici, di cittadinanza, di sicurezza, di difesa, di politica estera, e via dicendo. Il mutare del contesto politico ha fatto mutare e anche crescere l’Unione, che in particolare a partire dagli anni ’90 si occupa, seppur ancora in modo rudimentale, di politiche vicine ai cittadini e molto percettibili nella vita degli stessi. Le aspettative delle persone, anche se eccessive, possono essere difatti usate sia dalle istituzioni Ue che rappresentano e difendono gli interessi europei, sia dai leader europeisti, per legittimare scelte a favore di un’Unione sempre più stretta. Non va di conseguenza sottovalutata questa spinta dal basso per l’integrazione europea, che al contrario ha da sempre visto un’integrazione dall’alto, in cui i cittadini erano poco o nulla coinvolti. Se i popoli europei si aspettano che l’Ue si occupi di questioni interne agli Stati membri, ciò significa che essi sono maturi per accettarlo ed è precisa responsabilità dei capi di Stato lavorare ad un’architettura istituzionale che lo consenta. Lo stesso vale per le altre politiche su cui l’Ue sta dando ancora troppe poche risposte alle richieste dei cittadini, ad esempio di maggior sicurezza e di maggior controllo delle frontiere esterne. In altre parole, se per una volta “ce lo chiedono i cittadini” e non l’Europa ben venga; lasciamo crescere la speranza per un’Unione europea migliore, con il fine ultimo di tramutare al più presto la speranza in realtà.

Matteo Scotto

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