La relazione italo-tedesca come valida alternativa al bonapartismo di Macron

La Germania, più della Francia, è aperta per identità storico-politica a soluzioni federali in Europa che bene si collimerebbero con l’interesse italiano, proprio a partire dalla crisi dei migranti e dalla riorganizzazione delle frontiere esterne dell’Unione

Gentiloni incontra la Merkel a Berlino

Gentiloni incontra la Merkel a Berlino (foto LaPresse)

In questa rovente estate del 2017, che come tutti gli anni pare essere la più calda di sempre, stiamo assistendo in Europa a nuove manifestazioni di potere a cui non eravamo più abituati. Parliamo naturalmente delle recenti piazzate di Emmanuel Macron e del suo protagonismo politico, che nel mondo degli affari europei sta facendo storcere non pochi nasi, tanto che l’entusiasmo iniziale per il paladino dell’Europa unita pare essersi già parecchio affievolito. Tanto fumo, forse troppo, si sente vociferare. Uniti quando conviene alla Francia, dicono altri. Dalla fuga in solitaria sul fronte negoziale libico, a nazionalizzazioni d’emblée, passando per dichiarazioni pas gentil sulla questione dei migranti, il Presidente della République pare perfettamente a suo agio nel personalismo iperbolico che caratterizza la politica dei nostri tempi. Non è un caso che la Cancelliera Angela Merkel, di una pasta più misurata e parca, poco si sia espressa riguardo le prime iniziative da parte francese, ritagliandosi come di consueto un momento di riflessione per studiare l’interlocutore da una posizione distaccata al netto dell’euforia della prima ora. In effetti, finite le passeggiate solitarie sull’esplanade du Louvre, con il trionfo dell’Inno alla Gioia in sottofondo, il modus operandi macroniano sul fronte europeo è ancora tutto da testare.

 

Nel coro dell’Unione Europea si sa, i solisti sono mal visti. Ne è un esempio lampante Matteo Renzi, che con i suoi “pugni sul tavolo” ha raccolto molto poco se si parla di risultati concreti. In Europa è l’arte della diplomazia a regnare sovrana, che sola, con il suo moto sincopato tra dialogo e compromesso, può portare risvolti positivi e in ultimo garantire una convivenza costruttiva tra popoli diversi. Pare averlo compreso il primo ministro italiano Paolo Gentiloni, pacato e risoluto all’occorrenza, anche se ahimè paga ancora molto alto il prezzo di un governo estremamente debole in termini di politica interna. Ecco dunque dove cercare l’opportunità per l’Italia, vale a dire nell’affinità tra due leader, Gentiloni e Merkel, sulla carta certo meno predestinati dello storico e imprescindibile asse franco-tedesco, ma legati nei modi da una moderatezza nell’agire che potrebbe in fine avere un effetto fruttuoso per l’integrazione europea.

 

Come scrive giustamente il Presidente del Centro Italo-Tedesco per l’Eccellenza Europea Villa Vigoni e già Ambasciatore a Berlino Michele Valensise su “La Stampa” di oggi, la Germania guarda all’Italia con particolare interesse, tanto che «contrariamente a qualche interpretazione non troppo ideologica, non solo non si vede [da parte tedesca] alcuna conventio ad excludendum ai nostri danni, ma sussiste un’aspettativa, in parte insoddisfatta, di ruolo e di protagonismo italiano in Europa, ancora più in tempi di Brexit». La Germania, più della Francia, è difatti aperta per identità storico-politica a soluzioni federali in Europa che bene si collimerebbero con l’interesse italiano, proprio a partire dalla crisi dei migranti e dalla riorganizzazione delle frontiere esterne dell’Unione. Per tali motivi, la relazione italo-tedesca, se ben calibrata, avrebbe oggi tutte le carte in regola per fungere da contraltare al bonapartismo di Emmanuel Macron, che rischia con le sue ambizioni solinghe di far deragliare il treno dell’integrazione europea che lui stesso voleva far ripartire. Italia e Germania potrebbero così ricucire quella sfiducia che già da un po’ di tempo aleggia in Europa per una politica multilaterale, che porta troppo spesso ad azioni di singoli paesi poco confacenti al quadro comunitario. L’Italia sia dunque vela e propositiva nell’indicare i prossimi passi da compiere per l’Unione, e poggi con fiducia i piedi sulla solida tartaruga, che rappresenta quella saldezza che solo la Germania ci può dare. Così e insieme, festina lente, affrettandoci lentamente, arriveremo lontano, tracciando un percorso comune di riforme di cui l’Europa ha estremamente bisogno. 

Matteo Scotto

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Commenti all'articolo

  • Nambikwara

    Nambikwara

    31 Luglio 2017 - 18:06

    Caro Matteo Scotto,finalmente un veleggiare del Foglio su una quota accettabile,dove si può immaginare/intuire un percorso e un fine con le risorse non eccelse che la gaussiana di distrubuzione della intelligenza politica ha dato all'Europa in questi anni: Macron e Monti, Letta(studia in Francia) Renzi,Junker, Mogherini (chi?)..."facci" Lei con altri nomi (c'è solo l'imbarazzo della scelta). L'Europa è una entità di Nazioni (storie, culture, economie) potremmo dire "molti Texas in Europa"(one lone star),noi ne abbiamo 27 di stelle. Ne deriva che, nel medio periodo si riconoscano, nel nucleo forte, punti di forza e di debolezza da integrare in vision federale. Stando all'oggi abbiamo un Macron che "entusiasta" dell'elezione e ahime pure di se pensa "je suis moi et vous n'ete un queue"in riferimento ai francesi e alle altre"stelle"europee, Renzi lo segue (sono contento di essere arrivato ultimo,ma bisogna fare"coi gomiti larghi" come Macron).Ci vuole calma,obiettivi e saper interagire.

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    • Skybolt

      01 Agosto 2017 - 16:04

      Insomma, Franza o Alemagna, basta che .... a noi ci fregano sempre le rime.

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