Puigdemont non indice le elezioni in Catalogna

Il governatore ha lasciato al Parlament di Barcellona la responsabilità di “proseguire nel mandato del 1° ottobre” e annunciare o meno l’indipendenza

Eugenio Cau

Email:

cau@ilfoglio.it

Carles Puigdemont

Carles Puigdemont (foto LaPresse)

[Articolo aggiornato alle 17:24] Il governatore catalano, Carles Puigdemont, ha annunciato che non indirà nuove elezioni perché “non ci sono state garanzie sufficienti da parte del governo spagnolo”. L’annuncio è arrivato alle 17 dopo che per tutta la mattinata Puigdemont era sembrato sul punto di annunciare elezioni nel tentativo di bloccare in extremis l’applicazione dell’articolo 155 della Costituzione.

 

Nel corso della mattinata era sembrato ormai certo che, dopo decisioni fiume iniziate ieri sera e continuate nella notte e nella mattina precedente, il governatore fosse pronto a una mossa capace di sbloccare davvero l’impasse dello scontro tra Spagna e Catalogna: sciogliere il Parlamento e indire nuove elezioni, prima che l’approvazione dell’articolo 155 della Costituzione, prevista per domani, destituisse il suo governo e sospendesse di fatto l’autonomia regionale catalana.

 

La mossa sembrava strategica: offriva un segnale, il primo davvero tangibile, di dialogo e apertura e aveva la possibilità di spaccare il fronte unionista di Madrid, con il Partito socialista incerto se continuare, a quel punto, con l’applicazione dell’articolo costituzionale.

 

Puigdemont aveva annunciato un intervento alle 13.30 per rendere pubblica la sua decisione, ma allo scoccare dell’ora non si è presentato. Dopo venti minuti di attesa, arriva un secondo annuncio: il discorso del presidente è spostato di un’ora. Ma ecco che poco dopo, quando sono ormai le 14.20, arriva un terzo e definitivo comunicato: il discorso di Puigdemont è cancellato completamente. 

 

Secondo i giornali spagnoli, la decisione di convocare elezioni era stata già presa e annunciata da Puigdemont ai suoi collaboratori e alleati, ma qualcosa l’ha frenato. I retroscena dicono che, prima di sciogliere il Parlamento, il governatore volesse avere la certezza che Madrid bloccherà davvero l'articolo 155 – e questo è difficile. Cristina Cifuentes, governatrice della regione di Madrid e presidente del Partito popolare, ha detto questa mattina che “non applichiamo il 155 per indire nuove elezioni, ma per ristabilire al legalità”, come a dire: ormai è troppo tardi, la macchina della destituzione del Govern è stata messa in moto.

 

Puigdemont ha lasciato al Parlament di Barcellona la responsabilità di “proseguire nel mandato del 1° ottobre” e annunciare o meno l’indipendenza. Dal Palau de la Generalitat fanno sapere che il governatore non prenderà parte al plenum del Parlament previsto per questa sera.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi