"Non voglio usare il passaporto per andare dai miei in Andalusia"

Il capo dell'opposizione al Parlament ha fatto un discorso furente per spiegare perché il nazionalismo catalano è anti europeo

"Non voglio usare il passaporto per andare dai miei in Andalusia"

Foto LaPresse

Pubblichiamo ampi stralci del discorso che Inés Arrimadas, capo dell’opposizione e leader di Cuidadanos in Catalogna, ha pronunciato martedì sera al Parlament di Barcellona dopo la “dichiarazione di indipendenza” del governatore Carles Puigdemont.

 


 

Questa è stata la cronaca di un golpe annunciato, di un golpe alla democrazia, di un golpe al senso comune e soprattutto di un golpe a un progetto comune che si chiama Spagna e che si chiama Unione europea. Nessuno al di fuori della sua conventicola ideologica, signor Puigdemont, o dei mezzi di comunicazione che il suo governo finanzia ha ritenuto che il referendum possa considerarsi la base per compiere una decisione democratica. Nessuno in Europa riconosce il 1° di ottobre come un referendum di indipendenza. Questo non è un problema di democrazia. Non è una questione di urne elettorali, è una questione di frontiere. Da undici anni il mio partito sostiene che voi fate parte del peggior nazionalismo europeo. Ed è per questo che nessuno vi appoggia in Europa: perché il nazionalismo è l’antitesi del progetto europeo. Ha attirato particolarmente la mia attenzione un articolo del nostro vicepresidente, il signor Oriol Junqueras, del 2008: “I catalani hanno maggiore vicinanza genetica con i francesi che con gli spagnoli, più con gli italiani che con i portoghesi, e un pochino con gli svizzeri. Mentre gli spagnoli presentano più vicinanza genetica con i portoghesi che con i catalani e molta poca con i francesi”.

 

Questo è nazionalismo rancido. Avete sbagliato secolo e luogo, perché ci troviamo nel Ventunesimo secolo e nell’Unione europea e tutti i leader sanno che se si permetterà di rompere la Spagna tutti i movimenti secessionisti, nazionalisti, anti europei avranno un precedente per rompere l’Europa. Ma il peggio non è solo che voi volete rompere l’Europa e la Spagna, è che voi avete distrutto la convivenza in Catalogna, signor Puigdemont. Tutte le volte che vi rivolgete ai catalani, vi invito a non dire che il popolo catalano è unito, perché in questo momento non è unito, purtroppo, soprattutto a causa vostra. Voi ci avete messi gli uni contro gli altri, avete consentito che i funzionari pubblici che non volevano collaborare ai vostri piani illegali potessero essere segnalati e perseguitati per strada. Avete fatto in modo che le imprese fuggissero dalla Catalogna. E’ questa la Catalogna che vuole, signor Puigdemont? Una Catalogna in cui le imprese fuggono verso la Spagna? Una Catalogna in cui nelle scuole si chiede ai bambini che idee hanno i genitori per dividerli tra loro?

 

Io ritengo che voi abbiate ottenuto un risultato. Avete risvegliato la maggioranza silenziata. Perché questa non è una maggioranza silenziosa, avete ragione signor Puigdemont, è una maggioranza azzittita nel corso di trent’anni dalle vostre politiche e dai mezzi di comunicazione che voi controllate. Questi milioni di catalani che costituiscono la maggioranza non staranno più zitti. Sappia che la maggioranza dei catalani si sente catalana, spagnola ed europea. Io non so quanto grande avete il cuore, ma il nostro è abbastanza grande per contenere tutte queste tre identità, e anche qualcuna di più. Nel mio caso anche quella andalusa. I cuori dei catalani non appartengono a nessuna bandiera, e non permetteremo che voi ci rompiate il cuore a pezzi. I miei genitori, i miei fratelli e i miei cugini vivono in Andalusia. Non permetterò che gli chiedano il passaporto per venirmi a trovare, perché il suo progetto, signor Puigdemont, presume l’uscita dall’Unione europea, e questo lo hanno detto tutte le istituzioni d’Europa. Voglio dire alla maggioranza dei catalani che si sentono anche spagnoli che continueremo a lottare, che siamo la maggioranza e che questa tappa di silenzio è finita. La maggioranza dei catalani sa che la Catalogna è la sua terra, la Spagna il suo paese e l’Europa il suo futuro.

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