Martin Schulz e Andrea Nahles (foto LaPresse)

Su che via s'incammina l'Spd

Francesco Maselli

I socialdemocratici tedeschi devono scegliere, più Corbyn o più Macron?

Roma. Opposizione dura ma costruttiva. Pare sia questa la linea politica che guiderà la Spd durante la prossima legislatura. Duramente ridimensionata dalla Grosse koalition con Angela Merkel e dal deludente risultato elettorale, per la socialdemocrazia tedesca non c’è probabilmente altra strada che questa. La scelta della nuova capogruppo al Bundestag, Andrea Nahles, nominata la settimana scorsa, è coerente con questa decisione, viste le storiche posizioni allineate con la sinistra del partito.

 

Nahles ha spiegato che l’Spd deve ritornare dalla parte dei lavoratori e persino “criticare il sistema capitalista” quando necessario, oltre a cercare un dialogo costruttivo con la Linke, l’estrema sinistra da sempre molto dura con la decisione socialdemocratica di collaborare con Angela Merkel. Pensiero condiviso dalla base: quando Martin Schulz ha annunciato la fine della collaborazione con la Cdu durante il suo intervento nell’auditorium della sede del partito, i militanti hanno accolto le sue parole con una lunga ovazione.

  

Il punto è: dove va la socialdemocrazia tedesca? Qual è il modello, il massimalismo dei Corbyn e dei Mélenchon, oppure una nuova strada, come quella riformatrice scelta da Emmanuel Macron? E soprattutto, come convincere le decine di migliaia di elettori che hanno scelto l’AfD al posto della socialdemocrazia, come mostrano i dati sui flussi elettorali? La nuova capogruppo è conosciuta per aver condotto battaglie di sinistra, come l’introduzione del salario minimo quando era ministro del Lavoro, durante l’ultima grande coalizione.

 

Uno dei motivi principali del voto ai populismi è il sentimento di minaccia a causa dell’immigrazione, e solo il 38 per cento dei tedeschi crede che la Spd combatta per la giustizia sociale. Questi indicatori mostrano che un riposizionamento a sinistra è la cosa più naturale per un partito che intende farsi portavoce delle classi popolari, così come un’alleanza con la Linke. Ma non sempre la politica di apertura nei confronti dei migranti si concilia con la difesa delle classi lavoratrici. Ecco perché la scelta di stare all’opposizione non è che il primo passo per la nuova Spd, di fronte a scelte ideologiche necessarie quanto difficili.

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