Il doppio registro di Trump sull’immigrazione divide gli ultrà

Tra le pagine chiuse da Facebook perché gestite dalla propaganda russa, ce n’erano alcune con obiettivo di destabilizzazione

Mattia Ferraresi

Email:

ferraresi@ilfoglio.it

Il doppio registro di Trump sull’immigrazione divide gli ultrà

Donald Trump (foto LaPresse)

New York. Si sa: il presidente degli Stati Uniti e il titolare dell’account Twitter @realDonaldTrump sono la stessa persona che interpreta personaggi diversi, ciascuno ha il proprio pubblico, il proprio linguaggio e il proprio scopo all’interno del grande intreccio della presidenza. E’ normale, per dir così, che le due anime trumpiane siano spesso in dialettica e talvolta in flagrante contraddizione. Così mercoledì sera i leader democratici Chuck Schumer e Nancy Pelosi sono usciti da una cena alla Casa Bianca convinti di avere un accordo con il presidente per evitare il rimpatrio dei “dreamers” alla scadenza dei sei mesi dall’abolizione del decreto obamiano Daca, e certi di avere discusso, in cambio, delle misure di sicurezza al confine con il Messico, ma “escludendo il muro”. Alle tre di notte Trump si è affacciato su Twitter per smentire: “Nessun accordo è stato fatto ieri sera sul Daca. Massicce misure di sicurezza sul confine devono essere concordate in cambio del consenso. Sarà oggetto di voto”. Poi ha chiarito la questione del muro: “Il MURO, che è già in costruzione sotto forma di ristrutturazioni di vecchie barriere esistenti continuerà a essere costruito”. La portavoce Sarah Huckabee Sanders ha confermato che la discussione sul Daca e la sicurezza al confine è avvenuta, ma “certamente non si è trovato un accordo sull’esclusione del muro”. Allo stesso tempo il Trump su Twitter si è lanciato in una strenua difesa dei “dreamers”, persone “di successo”, “istruite” che lavorano e talvolta hanno prestato servizio nell’esercito, che “sono nel nostro paese da tanti anni e non hanno colpa di questo”, perché sono stati portati qui “quando erano molto giovani”. Nella versione twittarola e notturna, la preferita della base, Pelosi e Schumer avevano esagerato i progressi a proposito dell’accordo con il Daca e inventato di sana pianta l’esclusione del muro dal tavolo delle trattative. Ieri mattina il presidente ha di nuovo smentito se stesso. 

  

Prima di partire per la Florida, dove ha fatto visita alle vittime dell’uragano Irma, ha detto che “siamo molto vicini a un accordo sul Daca”, spiegando che anche i leader repubblicani al Congresso, Paul Ryan e Mitch McConnell, sono d’accordo (gli uffici dei due non hanno rilasciato dichiarazioni in questo senso). Ha aggiunto anche che “il muro verrà dopo”, affermazione ambigua corredata da altri segnali equivoci intorno a un negoziato che ogni interlocutore interpreta e racconta un po’ come vuole. Il presidente ha detto anche che “non si discuterà di amnistia, ma si parlerà di acquisizione legale della cittadinanza in un certo periodo di tempo”, che è esattamente il modo in cui la base repubblicana più intransigente definisce l’amnistia per i clandestini.
Mentre ridicolizzavano l’idea del muro, Schumer e Pelosi hanno cercato di far capire che il negoziato sui “dreamers” non è finito nel tritacarne dei tweet presidenziali: “I tweet del presidente Trump non sono in contraddizione con l’accordo raggiunto ieri sera. Non c’è un accordo finale ma abbiamo concordato sul fatto che il presidente sosterrà il passaggio delle protezioni del Daca in una legge. Quello che rimane da discutere sono i dettagli della sicurezza sul confine”, hanno scritto in una nota. Che sia ricercata o accidentale, la confusione creata dal doppio registro trumpiano risponde all’esigenza di tenere a bada il popolo e arrivare a una qualche forma di compromesso con l’establishment di Washington, la “swamp” che aveva promesso di prosciugare e nella quale ora gli tocca sguazzare. La prova generale di dialogo con i democratici era stata in occasione dell’accordo sul tetto del debito, e la delicata questione del destino dei “dreamers” ha offerto un’altra opportunità di dialogo. Seppure confusi dal groviglio di contraddizioni, i repubblicani moderati hanno applaudito la posizione del presidente sui giovani clandestini entrati in America quand’erano minorenni, facendo notare che se mai passerà una legge che li protegge dall’espulsione finiranno per avere garanzie più solide di quelle offerte da Obama con l’ordine esecutivo da poco smantellato da Trump. Altrettanto confusi e specularmente arrabbiati sono invece gli ultrà del nazionalismo trumpiano: “Incredibile! L’amnistia è un condono per chi vìola la legge. La base di Trump è esplosa, distrutta, irreparabile, e disillusa oltre ogni possibilità di riscatto. Nessuna promessa è credibile”, ha twittato un imbufalito Steve King, deputato dell’ala intransigente. La strategia della confusione non ha potuto nascondere che sull’immigrazione il presidente sta facendo un passo verso la moderazione.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi