Per Merkel la vita è bella

La cancelliera ha mantenuto la promessa di prendersi cura dei tedeschi. Ora schiva la suspense elettorale. Che però da qualche parte c’è

Per Merkel la vita è bella

Angela Merkel (foto AP)

Milano. “Facile la vita”, titola l’Economist in edicola nel suo briefing sulla Germania al voto: la cancelliera, Angela Merkel, ha “viziato” i tedeschi, che ora sbadigliano un pochino, ma si godono quella che i liberali dell’Fdp definiscono feroci “l’allucinazione della prosperità”: vista dal sud d’Europa pare una battuta, eppure contiene qualche verità. Ma non abbastanza da alterare di troppo l’andamento della campagna, che soltanto ora registra un piccolo ma consolidato rallentamento per la Merkel: la media del consenso della cancelliera è scesa dal 40 al 38 per cento – si tratta di briciole se si pensa che i principali sfidanti, i socialdemocratici guidati da Martin Schulz, sono al 22 per cento. E’ per questo che, a chiedere quali sono le parole chiave di questa tornata elettorale cui l’Europa guarda, lei sì, con qualche affanno, il corrispondente da Berlino del francese Monde, Thomas Wieder, non ha un dubbio: “Ennui”, dice, riprendendo i titoli del Tagesspiegel berlinese – Benvenuti nella campagna della noia – e l’appello dello Spiegel: “Sveglia!”, con un ring, la Merkel appoggiata ai suoi guantoni addormentata che volta le spalle a Schulz, vanamente in guardia.

 

Sarà che dalle nostre parti l’assenza del circo elettorale fa quasi invidia, ma tutto questo sbadigliare sembra l’ennesimo segnale che Merkel ha ragione a non prendere troppi rischi – lei che, come dicono anche i suoi biografi, prende solo rischi che sa controllare – e a insistere che l’unico obiettivo è quello di “vivere bene”. “E poi non è vero che non ci saranno sorprese – dice Wieder al Foglio – Per il primo e secondo posto forse no, ma dietro la competizione è molto serrata”. E il terzo posto è importante, determinerà la formazione della prossima coalizione di governo, che è anche la ragione dell’affanno europeo: Merkel da sola con i liberali fa un po’ paura (in realtà la formazione più chiacchierata del momento è la Giamaica, i cristiano-democratici con liberali e Verdi, ma i liberali dicono di non voler far patti con i Verdi: tatticismi preelettorali). 

 

Ora per quel terzo posto i più accreditati sono i populisti dell’AfD, che hanno fatto l’esatto contrario rispetto a Merkel, cioè hanno perseguito quella che Thomas Wieder definisce “la strategia del colpo di scena”, con dichiarazioni roboanti com’è loro costume e “perturbazioni” ai comizi della cancelliera. Ancora i livelli di ottobre dell’anno scorso, quando l’onda populista pareva inarrestabile, non sono stati raggiunti, ma lo spettro del ritorno dell’AfD è ben presente, e c’è chi dice che sia perfino salutare: serve per non dimenticare che i problemi all’origine della rabbia e del discontento che si è mostrato nelle sue forme tanto scomposte vanno affrontati.

 

Ma la vita è facile, i tedeschi si lamentano dell’assenza di suspence e allo stesso tempo si sono abituati alla loro cancelliera, l’apprezzano, si fidano. I giovani sono, secondo le proiezioni, i più difficili da convincere: “La fascia dai 18 ai 29 anni – dice Wieder – vota un po’ meno per i cristiano-democratici e un po’ più per i socialdemocratici. Anche se sono i Verdi a poter dire di essere in grado di intercettare il voto dei giovani: il loro consenso medio è all’8 per cento, mentre tra gli under 29 la percentuale è 14/15”. Questo potrebbe avere poi un peso nella definizione del terzo posto e della coalizione, ma per la cancelliera sembra che cambi poco, almeno per questa tornata elettorale, poi non toccherà più a lei, e si vedrà. Merkel dovrebbe dimostrare un po’ più di coraggio, esorta l’Economist nel suo editoriale, e non è escluso che lo farà, ma dopo il voto e dopo la formazione del governo: oggi si accontenta di risultare noiosa ma non ostile. E’ così, con questo passo rigoroso e cauto, che la Germania ha dimostrato di essere sostanzialmente un paese centrista, non come il Regno Unito dalla polarizzazione sempre più estrema, per dire. Un po’ come la Francia macroniana semmai, “ma per i francesi il centro è un’eccezione – precisa Wieder – mentre per la Germania è una cultura politica, che valorizza il compromesso più che lo scontro, per non parlare del sistema istituzionale che favorisce le coalizioni di governo”. A proposito di patti, come va tra Merkel e Macron? Molto bene, anche se “penso che la cancelliera guardi Macron con simpatia ma senza illusioni: è il quarto presidente francese con cui lavora, dopo Chirac, Sarkozy e Hollande. Lo sa che annunciano sempre grandi riforme, ma poi fanno fatica a mantenere le promesse”. Merkel no, la sua promessa di prendersi cura dei tedeschi l’ha mantenuta, e la vita ora è più facile.

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