Minniti va da Haftar

Un piano serio per la Libia e l’immigrazione prevede la collaborazione di tutti

Minniti va da Haftar

Il ministro Marco Minniti e il generale Khalifa Haftar (fotomontaggio Il Foglio)

Il ministro dell’Interno, Marco Minniti, ha incontrato nei giorni scorsi il generale Khalifa Haftar, che controlla la Cirenaica e ha ambizioni da comandante assoluto di tutta la Libia. Organizzando la risposta italiana alla crisi migratoria, Minniti sa che è necessario anche interloquire con Haftar, che è da sempre minaccioso nei confronti dell’Italia e che ha spesso annunciato di voler boicottare i piani di contenimento dei flussi di immigrati che ai suoi occhi risultano come ingerenze e violazioni di sovranità. Quando, all’inizio di agosto, il governo Gentiloni annunciò l’accordo sulla collaborazione navale con la Guardia costiera libica, Haftar si disse pronto a colpire, se necessario, le navi italiane. Allora era appena stato a Parigi invitato dal presidente Macron, e pensava che la photo opportunity internazionale avrebbe debilitato il suo rivale a Tripoli, il premier Fayez al Serraj, con il quale aveva finto un dialogo salvo poi ridicolizzarlo.

 

Da allora però, mentre molta parte dell’opinione pubblica italiana si è crogiolata nella retorica i-francesi-ci-rubano-la-Libia e noi-stiamo-con-il-cavallo-perdente, Minniti ha siglato un accordo con Tripoli che è il pilastro di una politica europea nei confronti dell’immigrazione che finora l’Europa non aveva mai avuto. L’effetto si è già visto: i flussi sono diminuiti dell’80 per cento, Serraj ha dimostrato di riuscire a gestire l’accordo e le sue milizie. Naturalmente questo non piace ad Haftar, che contava sulla debolezza di Tripoli e sull’emergenza italiana ed europea per rivendersi come l’unico interlocutore possibile, nonché come l’unico in grado di avviare una riappacificazione libica, sotto la propria guida. Perché allora Minniti dovrebbe rassicurare Haftar? Perché un piano serio per la Libia e per l’immigrazione non può prescindere dal generale, che controlla mezzo paese, e dalla sua collaborazione. L’obiettivo di Minniti è chiaro: chi vuole stabilizzare la Libia e contrastare i trafficanti è il benvenuto. Il pragmatismo è l’antidoto migliore a un eventuale, pericolosissimo, boicottaggio.

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    06 Settembre 2017 - 08:08

    Haftar è venuto sù con le sue forze (e qualche aiutino) Serraji è il solito fantoccio messo lì secondo la tradizione europea.

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  • Giovanni

    05 Settembre 2017 - 23:11

    In realtà Haftar dipende quasi totalmente da Al Sisi e quindi dalla Russia. Se ad Haftar mancassero queste due stampelle varrebbe quanto il due di picche o poco più. Quanti micidiali errori commise il duo Obama - Hillary Clinton. Ricordo il forte disappunto di Putin quando "i quattru da vaniddazza" scatenarono senza consultarlo la guerra alla Libia di Gheddafi con tutto quello che ne è poi seguito. Ebbene, ora Putin sta diventando il vero padrone del nord Africa orientale e si sta prendendo la rivincita.

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  • mauro

    05 Settembre 2017 - 22:10

    Era ora. Minniti forse salva il PD dal ripetere la situazione del PS francese. Anche se noi siamo un tantino più fessi dei francesi.

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