Merkel e Schulz “duettano” in tv. E Angela resta davanti

Doveva essere un duello ma i due sfidanti alle elezioni federali sono comunque i leader di due partiti che governano insieme dal 2013. La Cancelliera è apparsa più solida e pragmatica

Merkel e Schulz “duettano” in tv. E Angela  resta davanti

Angela Merkel e Martin Schulz (foto LaPresse)

Doveva essere un duello tv ma si è trattato di un duetto. Domenica sera quasi 18 milioni di telespettatori tedeschi hanno assistito al primo e ultimo dibattito televisivo fra i due candidati alla cancelleria federale in vista delle legislative del 24 settembre: all’angolo sinistro, la titolare cristiano-democratica Angela Merkel, di blu vestita; all’angolo destro lo sfidante socialdemocratico Martin Schulz, con abito blu scuro e cravatta blu. Lo sfondo parimenti blu dello studio televisivo del primo canale Ard non aiutava a distinguere bene un candidato dall’altro né, da parte loro, Merkel e Schulz hanno brillato per diversità di opinioni. Nel corso dei 90 minuti della trasmissione, i due leader hanno parlato molto di immigrazione e di frontiere, di Turchia e di Corea del Nord, di dieselgate e di giustizia sociale, ignorando temi quali il cambiamento climatico o la Brexit. Su tutti i punti i due contendenti hanno dimostrato una quasi totale identità di vedute, smarcandosi solo per gli accenti.
Prendiamo il rapporto con Ankara: “Se sarò cancelliere, bloccherò i negoziati per l’adesione della Turchia”, ha esordito Schulz.

 

“Per fare una cosa del genere occorre sentire i partner europei”, lo ha bacchettato lei impartendo all’ex presidente dell’Europarlamento una lezioncina di diritto comunitario. Fra l’altro la Cdu, lo ha poi punzecchiato Merkel, non si è mai baloccata con l’idea dell’ingresso della Turchia nell’Ue “come invece ha fatto la Spd. E se per Schulz è arrivato il momento di dire “basta” al presidente turco, per Merkel, “se vogliamo liberare i cittadini tedeschi [in carcere in Turchia] dobbiamo continuare a dialogare con Erdogan”. Neppure lo sfidante socialdemocratico ha tuttavia auspicato la fine dell’intesa bilaterale Ue-Turchia voluta da Angela Merkel nella primavera del 2016. L’accordo ancora in vigore prevede che cui Bruxelles paghi Ankara affinché la sua marina impedisca ad altri profughi mediorientali di riversarsi sulle coste greche.

 

Stessa storia, speculare, sulla politica di accoglienza. La cancelleria ha difeso la sua scelta umanitaria di aprire le porte della Germania a fine 2015 a circa un milione di rifugiati in fuga da Siria e Iraq. Schulz, che da sinistra non poteva certo criticarla per la decisione, l’ha allora rimproverata per non aver consultato i partner europei, al che la cancelleria lo ha rimesso a posto con un “Schulz sa benissimo che il benestare del premier ungherese Orban non sarebbe mai arrivato”. Anche nei confronti dell’Islam i due candidati hanno dichiarato zero tolleranza verso il radicalismo e maggiore impegno nella formazione in Germania degli imam, fino a oggi ampiamente importati dalla Turchia oppure istruiti sul suolo tedesco da strutture finanziate dal governo turco. Aggiustando la rotta di una Spd spesso troppo incline a condannare Israele, Schulz ha addirittura detto che “i giovani palestinesi che arrivano in Germania con sentimenti antisemiti devono capire che noi sosteniamo lo stato di Israele”.
Senza interruzioni né toni polemici, i due hanno duettato fino alle fine, dicendosi d’accordo sul no all’aumento dell’età pensionabile e sul no al bando dei veicoli diesel. Lei ha anche promesso che non governerà mai né con gli xenofobi di Afd né con i social-comunisti della Linke. Lui sui secondi, invece, ha preferito non rispondere.

 

In generale, lei è apparsa più solida e pragmatica. E così se Schulz ha dato fiato al sentimento antiamericano diffuso nella sinistra tedesca criticando Donald Trump per come fa fuori la gente con un tweet, Merkel più concreta ha marcato le distanze dal presidente Usa su temi specifici come la lotta al cambiamento climatico o sui fatti di Charlottesville. A ricordare poi che chi guida il paese è ancora lei, sulla Nordcorea ha annunciato sentirà presto Trump, il Giappone, Putin, la Cina e i sudcoreani. Oggi l’opposizione di sinistra ha criticato il “duetto tv” nel quale i due contendenti sono apparsi per quel che sono: i leader di due partiti che da Natale del 2013 governano la Germania d’amore e d’accordo. I sondaggi sul gradimento dello show confermano invece quelli sul voto di fine mese: Merkel risulta più avanti di Schulz di circa una ventina di punti.

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Commenti all'articolo

  • perturbabile

    05 Settembre 2017 - 01:01

    Approvo con stima gli interventi della sig. Lucato e di Lupimor. Perché la sig. Lucrato mi appare normale mentre comunemente mi sembra di vivere in un altro mondo, un mondo complicato che non è il mio? È chiaro che i tedeschi sono politicamente più maturi, di noi e, per es. dei francesi. In Italia i politici sono considerati alla stregua di sportivi di cui essere tifosi, e dei quali interessano le trame, gli intrighi, le intenzioni secondarie, il lato lettereccio anche (v. Arcore). Interessano come personaggi in sè, meno o punto sono importanti la passata adesione alle promesse elettorali e i passati atti politici, che vengono presto dimenticati. Si discute più voluttuosamente, poi, di figure in contrasto (sempre vi ha da essere un contrasto, un gioco delle parti, e se non c'è lo si trova scendendo nel dettaglio effimero), più che di politica intesa come decisioni da prendere.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    04 Settembre 2017 - 13:01

    C’è un abisso concettuale, culturale ed estetico tra i confronti dei due leader tedeschi e quelli nostrani. Giocano l’assenza del clima da guerra civile, da ultima spiaggia, dell’’abitudine di rinfacciarsi reciprocamente torti e infamie, il nostro delegittimante e infantile cibo quotidiano che ci connota “inaffidabili” nell’ambito di una perenne ingovernabilità. L’elettorato tedesco ha la consapevolezza, che sia l’uno che l’altro hanno un obiettivo comune: la Germania, la sua unità, il suo ruolo come Nazione. Il processo della riunificazione è partito da lì. Il nostro elettorato è invece un branco di cani che si contendono l’osso della spesa pubblica. Ci sono ovviamente motivi e ragioni storiche, d’indole e di costumi e del concepire l’esercizio del governo, ma è uno scenario reale che pesa negativamente. Non si tratta di diventare tedeschi, ma uscire dalla lotta tra fazioni per un disegno politico più includente, più consono all'interesse e al bene comune, è doveroso tentarlo.

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    • fabrizia.lucato

      04 Settembre 2017 - 18:06

      Caro Moreno, non potrei essere più d'accordo.

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  • bstucc

    04 Settembre 2017 - 13:01

    Anche la Clinton stravinceva nei sondaggi. PRIMA delle elezioni vere.

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  • fabrizia.lucato

    04 Settembre 2017 - 12:12

    Ho sentito alla TV tedesca, dopo il "duetto", critiche proprio all'uniformita di idee dei due candidati alla cancelleria. E non capisco perché. Perché bisogna attaccarsi ed essere assolutamente di opinioni contrarie quando è evidente che la gente è maggioritariamente sempre più di centro? Non è una bella cosa che le idee estreme vengano lasciate a Die Linke da una parte e all'AfD dall'altra, ambedue formazioni minoritarie? Cosa c'è di male ad essere due candidati tutti e due esperti e ragionevoli e dotati di buon senso, quindi riluttanti a raccontare balle propagandistiche ai loro elettori? Personalmente, sarò sempre a favore della cooperazione e di tutte le Grossen Koalitionen possibili e immaginabili, piuttosto che a duelli sterili e inutili, che possono magari esaltare certi elettori, ma che a me sembrano solo manifestazioni di debolezza e mancanza di argomenti?

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