American dreamers

Il dilemma di Trump sull’immigrazione, stretto fra la base e il “grande cuore”

American dreamers

Donald Trump (foto LaPresse)

Capitanati da Tim Cook e Jeff Bezos, centinaia di imprenditori e grandi manager hanno firmato una lettera aperta per convincere il presidente, Donald Trump, a non cancellare la politica di Obama sui cosiddetti “dreamers”, i clandestini che sono entrati negli Stati Uniti quand’erano minorenni. Il presidente deve prendere entro il 5 settembre una decisione sul destino di uno dei provvedimenti simbolici più forti del suo predecessore sull’immigrazione, e dalla Casa Bianca trapelano le voci di una cancellazione totale per non tradire le promesse, fin qui disattese, di massicci rimpatri e frontiere sigillate. Il Deferred Action for Childhood Arrivals (Daca) firmato nel 2012 prevede un differimento di due anni, rinnovabile, di ogni provvedimento di rimpatrio a carico di questi giovani immigrati che sono entrati nel paese per la stragrande maggioranza al seguito dei genitori, ignari della violazione della legge. Dalla firma dell’ordine esecutivo circa 800 mila clandestini sono stati protetti dalla minaccia dell’espulsione e hanno ricevuto un permesso di lavoro. Il Daca offre l’opportunità a questi americani adottivi di mettersi sulla strada che porta alla regolarizzazione.

 

“I ‘dreamers’ sono vitali per il futuro delle nostre aziende e della nostra economia”, hanno scritto i ceo di centinaia di compagnie americane, ai quali hanno fatto eco molti altri rappresentanti del mondo del business. Mark Zuckerberg ha detto che “abbiamo bisogno di un governo che protegge i dreamers”, in linea con la posizione della Silicon Valley che teme di perdere talenti preziosi se il presidente farà ciò che ha promesso. Ma cos’ha promesso Trump? Non è sempre facile distinguere. In campagna elettorale ha definito incostituzionale l’atto firmato da Obama, ma da quando è alla Casa Bianca i toni sono cambiati. Non perde occasione per rimarcare che “ama questi ragazzi” e all’unisono con Mike Pence dice che la decisione sarà presa con “un grande cuore”. Di rado Trump si lascia andare a queste espressioni compassionevoli; e di rado concorda con il vicepresidente. La Casa Bianca è stratta fra due fuochi. Da una parte, lo schieramento massiccio del mondo degli affari dalla parte dei dreamers mette in guardia un presidente che ha già perso l’appoggio di una comunità che, per pragmatismo, aveva accettato di dare una chance a Trump. Con questi si è schiarato ieri anche lo speaker della Camera, Paul Ryan, che ha chiesto di non interrompere le protezioni per i dreamers. Dall’altra c’è la base più intransigente che vuole l’agognata stretta sull’immigrazione. Accanto a questa ci sono dieci stati che hanno minacciato azioni legali se il Daca non sarà abolito entro martedì.

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Commenti all'articolo

  • Ferny55

    03 Settembre 2017 - 12:12

    Strani questi miliardari americani che non si preoccupano dei salari degli americani che di fatto non crescono da oltre vent'anni.

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  • adebenedetti

    02 Settembre 2017 - 17:05

    Jeff Bezos e`il proprietario di Amazon e dell`Washington Post che un giorno si e l`altro pure spara ad alzo zero contro Trump. Bezos e soci vogliono manodopera a basso costo.Pure Trump in passato ha usato la manodopera che oggi Bezos e soci vogliono continuare ad usare, Tutto il resto e` solo FUFFA buona per nascondere la realta` che danneggia i lavoratori americani costringendoli ad avere bassi salari.

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  • mauro

    02 Settembre 2017 - 11:11

    Non vorrei che le anime belle nostrane confondessero il problema dei giovani dreamers con quello dei giovani negroni. I primi il sogno lo hanno per lo più realizzato, e hanno trovato lavoro e, anche se non sempre, benessere. Gli altri hanno un futuro prossimo di parassiti e un futuro più lontano in cui, a sentire Boeri, che è uomo d'onore più o meno come Bruto, ci pagheranno le pensioni. Con gli spiccioli che resteranno all'INPS dopo aver assistito le loro congiunte famiglie numerose, nonni, zii e nipoti compresi. A dire certe cose si fa certo peccato, quanto meno d'insensibilità verso il fratello nero o ambrato che sia, ma di solito ci s'azzecca.

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