Venti giorni senza annegati in mare

Primi risultati della campagna dell’Italia contro la tratta di uomini

Venti giorni senza annegati in mare

Mucchio di giubbotti salvagente abbandonati su una spiaggia sull'isola di Lesvos (foto LaPresse)

Da venti giorni non ci sono morti nel Mediterraneo e il conteggio è rimasto fisso allo stesso numero: 2.410, che sono i migranti annegati in mare a partire da gennaio di quest’anno. Il dato è della IOM, l’Agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di migrazione. Quando il governo italiano ha deciso di intervenire per contenere la partenza di barconi dalla Libia verso le nostre coste e di combattere il traffico illegale di persone, c’è stata una levata di scudi: male, state sbagliando tutto, in questo modo i migranti resteranno intrappolati nei centri di detenzione in Libia, che sono luoghi infernali dove succede ogni genere di violenza.

  

Ma questo tipo di critiche suona surreale, come se fosse possibile risolvere un problema grande come l’immigrazione africana verso l’Europa con un approccio “tutto e subito”. Intanto, questa campagna per bloccare le partenze dalle coste libiche sta fermando le morti in mare, e il primo diritto umano da salvaguardare è quello di non annegare durante una traversata pericolosa in mano a bande criminali. Cosa che tutte le iniziative di salvataggio delle ong non erano riuscite a fare, perché soltanto quest’anno ci sono stati duemilaquattrocento morti e nel 2016 c’erano stati più di 3.200 morti. L’alternativa quale sarebbe: continuare come prima e lasciare che una parte di essi muoia nel viaggio? Davvero questa sarebbe la soluzione di chi si professa umanitario? Lo ripetiamo: gli scafisti che lucrano sulla morte dei poveri sono davanti alla crisi più grave per loro da anni.

 

Detto questo, anche il problema dei migranti bloccati in Libia è stato preso in esame. Una fase del piano per bloccare le partenze, come ha detto il ministro Minniti, è quello di trasformare i centri di detenzione in centri di raccolta in condizioni migliori con l’aiuto delle Nazioni Unite. Certo, ci vorrà del tempo, ma se le cose fossero rimaste come prima le violenze sarebbero continuate perché quei centri di detenzione c’erano anche prima per tenere chiusi i migranti che non avevano ancora abbastanza denaro per la traversata. Se i centri diventeranno posti umani, sarà grazie alla stessa collaborazione tra Europa e Libia che oggi viene criticata perché come prima cosa interferisce con le partenze dei barconi – che è la priorità. Insomma, il caso della campagna italiana per fermare una delle attività più orrende del globo, la tratta di esseri umani, è uno di quelli in cui piuttosto che ammettere che il governo sta facendo qualcosa di buono si fa il tifo per le morti in mare.

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    01 Settembre 2017 - 11:11

    Sparite le ong spariti i morti. Laudato sii .

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  • guido.valota

    01 Settembre 2017 - 10:10

    Perfetto. Se poi uno si chiede le ragioni della pervicacia dei buoni nel sostenere le partenze dei barconi si trova costretto a pencolare pericolosamente verso quanto dicono Salvini e i cattivi di n genere. Se inoltre lo stesso entra in confidenza con qualche immigrato o con qualche operatore dell'accoglienza, capisce che Salvini si sta moderando pur esprimendosi come un orango. Di quanto raccontato (raccontato) sui campi di raccolta in Africa non si sono ancora viste conferme credibili. Credibili, non le foto di violenze tribali (tribali, non coloniali) postate dai buoni su FB con la dida 'Casa loro' il cui file jpg risale magari a venti anni fa. Ma si rendono conto questi incoscienti, per non dire altro, della loro corresponsabilità nelle migliaia di morti per mare?

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