Non solo negli Stati Uniti, anche in Turchia c'è una disputa sulle statue

Mentre gli americani rimuovono i simboli degli “eroi sudisti”, un gruppo nazionalista e islamico turco chiede di fare sparire quelle di un filosofo “straniero” morto da duemila anni

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Non solo negli Stati Uniti, anche in Turchia c'è una disputa sulle statue

Jean-Léon Gérôme, Diogenes (dett.), olio su tela, 1860

Chissà cosa ne penserebbe lui, che diceva di essere “cittadino del mondo intero”. A Sinope, la città che gli ha dato i natali, la fondazione islamica Erbakan chiede la rimozione della statua di Diogene, il filosofo greco considerato uno dei fondatori della scuola cinica, che nacque nella città turca sul Mar Nero e passò la sua vita in una botte.

  

Mentre da Baltimora alla California, gli americani rimuovono i simboli degli “eroi sudisti” e i movimenti di estrema destra prendono come propri simboli le immagini di generali confederati vissuti 150 anni fa, gli ultra-nazionalisti turchi chiedono di fare sparire quelle di un filosofo “straniero” morto da duemilatrecento anni.

  

“Non siamo contro l’arte e la scultura – ha detto Ismail Teziç, rappresentante della fondazione Erbakan –, siamo contro il fatto che Sinope venga legata all’ideologia greca attraverso una statua. Vogliamo che Diogene sia tolto dall’ingresso della città e portato a Balatlar (una chiesa bizantina). Lotteremo fino a ottenere questo risultato”.

    

La fondazione conservatrice prende il nome da Necmettin Erbakan, primo ministro turco dal 28 giugno 1996 al 30 giugno 1997, pioniere dell’islam politico nel paese e padre putativo dell’attuale presidente Recep Tayyip Erdogan. Con il Mnp (Partito dell’ordine nazionale), che immaginava una nazione fondata sui principi della religione islamica e di orientamento antioccidentale e antisemita, riscosse successo tra la piccola borghesia nelle zone più profonde del paese, scontente delle politiche kemaliste. Dopo il colpo di stato militare del 1980, al leader del Mnp fu notificato il divieto di esercitare attività politiche per dieci anni. Ciononostante, Erbakan ha comunque agito come mentore e consulente informale per gli ex membri del suo partito, fra cui l'attuale presidente turco, che hanno fondato nel 1997 il Partito della virtù.

 

La Turchia è arrivata vicinissima ad oltrepassare la linea rossa con la Grecia nel febbraio scorso, quando un vascello della Guardia costiera turca nell’Egeo ha sparato colpi nelle acque territoriali greche, a est dell’isolotto di Farmaco. Le tensioni tra le due nazioni sono tornate ad aggravarsi di recente sulla questione di Cipro e per le Isole Imia (Kardak) nel Mar Egeo, contese dai due paesi. Ankara ritiene che le isole siano in una “zona grigia” – che significa “sovranità indiscussa della Turchia”. La querelle sulla mancata estradizione dei militari turchi fuggiti in Grecia dopo il golpe dello scorso 15 luglio non ha certo aiutato a rappacificare i rapporti. La disputa sull’Egeo è stata una delle principali fonti di tensione tra i due paesi fin dagli anni Settanta, e ha portato i due paesi sull’orlo dello scontro militare nel 1987 e nel 1996. Quindi la piccola disputa su Diogene, ma stavolta probabilmente Atene la prenderà con filosofia.

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Commenti all'articolo

  • Saverio Gpallav

    13 Settembre 2017 - 19:07

    evidentemente la mentalità talebana non è diffusa solo in Afghanistan ma spazia dagli Usa alla Turchia per passare per la Spagna dove, in barba alla pacifica transizione degli anni 70, si vuole esumare Franco distruggendo monumenti della dittatura, per l'Italia delle Boldrine con la cancellazione fuori tempo massimo delle ultime vestigia fasciste sopravvissute all'iconoclastia del dopoguerra, fino all'Ucraina furiosa con le statue di Lenin. Tutti invocano ottime ragioni per giustificare la propria furia iconoclasta. Prima o poi resteremo senza monumenti né antichi né moderni. per non offendere nessuno.

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