La nuova dottrina Trump in politica estera

Bloccati aiuti e armamenti all’Egitto. A Washington qualcosa si muove contro gli “alleati” riottosi

La nuova dottrina Trump in politica estera

Foto LaPresse

Roma. Ha bombardato Assad, ha sanzionato ancora di più la Russia, ha danzato con il sovrano saudita e ha aumentato le truppe in Afghanistan. Questo Trump in politica estera comincia a essere sorprendente, o forse la fazione dei generali dietro di lui ha imparato a farsi ascoltare, soprattutto ora che il consigliere Steve Bannon è stato estromesso. Fatto sta che ieri l’Amministrazione Trump ha bloccato 96 milioni di dollari di aiuti e 195 milioni di dollari di fondi militari diretti all’Egitto, che è pur sempre il secondo alleato regionale in medio oriente dopo Israele. I motivi dell’annuncio americano sono “la carenza di progressi nel campo dei diritti umani e i rapporti troppo stretti con la Corea del nord”. Difficile credere che il presidente Trump, dopo avere fatto l’elogio di Saddam Hussein, di Muammar Gheddafi e di Bashar el Assad per la loro brutalità “contro i terroristi” ora abbia deciso di mettere a repentaglio l’alleanza fondata sulla realpolitik con il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi. Anche se, come sappiamo alla perfezione in Italia dove ancora aspettiamo l’ammissione di responsabilità per la morte di Giulio Regeni, il governo del Cairo in questi ultimi anni ha creato davvero problemi nel campo dei diritti umani. E’ più semplice credere all’esasperazione trumpiana nei riguardi di alleati che fanno una politica estera dannosa verso l’America. I rapporti stretti tra Egitto e Corea del nord ci sono per davvero e Washington sta sanzionando a destra e a manca per tagliare chi commercia con il regime che minaccia una guerra atomica con l’America. Stessa postura minacciosa è stata assunta da Trump con il Pakistan, alleato sottobanco con i talebani. Trump e i suoi consiglieri stanno regolando conti lasciati per molto tempo in sospeso.

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  • iksamagreb@gmail.com

    iksamagreb

    24 Agosto 2017 - 09:09

    Sbagliato non aiutare l'Egitto, nazione per sua natura e storia da sempre cardine di stabilità in medio oriente e ponte con l'Europa. Finché Trump non si dissocia dall'Arabia Saudita mettendola al muro, terrorismo e destabilizzazione continueranno, non solo in medio oriente ma dovunque. Purtroppo l'Arabia Saudita vende petrolio regalando jihad. È l'Iran che invece va ricondotto alla sua naturale vocazione di grande e storica civiltà, che va recuperato dalla deriva delirante verso cui lo spinse Khomeini.

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  • Giovanni

    24 Agosto 2017 - 09:09

    A me la politica nei confronti dei "possibili" alleati esercitata dagli Stati Uniti, in specie da Obama e Trump appare sempre più incomprensibile. Ondivaga per non dir peggio, offensiva, dannosa più che altro per gli USA che stanno perdendo sempre più alleati. Ad Al Sisi che poco tempo fa si è recato negli USA viene fatta una accoglienza estremamente amichevole, persino eccessiva con promesse di aiuti alla sua precaria economia e armamenti in quantità ma nemmeno qualche mese dopo lo si piglia a sberle togliendogli aiuti e armamenti. Cosa ha fatto Al Sisi che non avesse fatto qualche mese fa? E cosa farà Al Sisi ora? Si avvicinerà sempre di più alla Russia, ovviamente che ne sono sicuro gli darà le armi che Trump gli nega. Quanto poi ai rapporti con la Corea del Nord, mi chiedo cosa mai possa offrire l'Egitto ai nordcoreani? Datteri, fichi secchi.... La realtà è che Trump non sa che pesci prendere nei confronti di Pyongyang: non può usare le bombe atomiche, e un attacco convenzionale...

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