I musulmani moderati? Aiutiamoli a casa loro contro il fondamentalismo

Così come sarebbe stata una follia lasciare il dibattito sui migranti ai professionisti dei tutti politici, allo stesso modo sarebbe una follia lasciare il dibattito sul rapporto tra violenza e islam ai Salvini e ai trumpini italiani

I musulmani moderati? Aiutiamoli a casa loro contro il fondamentalismo

Foto LaPresse

Al direttore - In tutta questa brutta storia degli attentati di matrice islamica c’è un elemento che continuiamo a trascurare, sminuire, molto spesso negare. Un elemento che si chiama connivenza, copertura, in molti casi complicità, più o meno consapevole: questo l’atteggiamento che coinvolge molte persone nelle famiglie e nella prima cerchia di amicizie dei terroristi. E’ doloroso ammetterlo, me ne rendo conto, perché fa a pugni con tutto quello che vorremmo pensare e credere. Però è arrivato il momento di guardarla in faccia questa realtà, ben evidente in fatti e parole che riguardano molto da vicino i portatori di morte che hanno agito a Barcellona. Mi limito a tre impressionanti evidenze. La prima emerge con drammatica forza dai primi riscontri della polizia catalana, che ormai parla apertamente di una cellula di dodici terroristi al lavoro da mesi su un progetto di attentato devastante alla Sagrada Familia. Dodici, tutti in contatto tra loro e ben integrati nella comunità marocchina assai radicata in tutta la regione. Non è realistico credere che nessuno si fosse accorto di nulla. Non un collega di lavoro, non un amico al bar. Anche perché non stiamo parlando di spie addestrate dalla Cia o dal Mossad: si tratta di ragazzi invasati ed esibizionisti, quindi portati a vantarsi in qualche modo delle loro idee o intenzioni. La seconda evidenza riguarda l’impressionante testimonianza della madre di Mohamed e Omar Hycham, uccisi dalla polizia a Cambrils. Non una parola di condanna per quanto accaduto esce dalla bocca di questa donna, che invece impiega minuti su minuti per ripetere ossessivamente che erano dei bravi ragazzi, tutti casa e famiglia. Ebbene le parole di questa donna sono drammaticamente non credibili per un fatto elementare e incontrovertibile da millenni: le mamme sanno tutto dei figli e quando proprio non sanno intuiscono senza mai sbagliare. Infine c’è il ruolo dell’imam Abdelbaki el Satty, le cui funamboliche vicende si intrecciano con l’attentato ai militari italiani a Nassiriya (19 morti) e quello alla stazione di Atocha in Madrid (191 morti). In rete è disponibile la testimonianza di Nordden, l’uomo con cui ha diviso in questi mesi un appartamento a Ripoll. Anche qui nessuna evidenza dell’attività criminale che andava avanti da molto tempo, Nordden è solo preoccupato del fatto che il 28 dovrebbe partire per le vacanze in Marocco e non sa se la polizia lo lascerà uscire dalla Spagna. Potremmo continuare all’infinito, ma il discorso è chiaro. I terroristi si muovono in un contesto familiare, amicale e religioso che tende a non vedere (in molti casi) o addirittura ad aiutare (nei casi restanti), in modo più o meno diretto. Questa verità inconfutabile è ben nota agli investigatori, anche a quelli italiani, che ne parlano malvolentieri e che mai lo ammetterebbero pubblicamente. Ma che in forma riservata confermano tutto. E allora noi abbiamo il dovere di dirlo, con voce sempre più forte. Portare in piazza questo dibattito servirà a tutti, a cominciare dai musulmani europei che vogliono davvero lottare contro i terroristi e che spesso si sentono soli, drammaticamente soli.

Roberto Arditti

 

 
Giustissimo. E a questo andrebbe aggiunto un punto in più. Così come sarebbe stata una follia lasciare il dibattito sui migranti ai professionisti dei rutti politici, allo stesso modo sarebbe una follia lasciare il dibattito sul rapporto tra violenza e islam ai Salvini e ai trumpini italiani. Serve una grande svolta culturale e serve cominciare a chiamare le cose con il loro nome. Aiutiamoli a casa loro è uno slogan efficace per spiegare che il tema dell’immigrazione non lo si può affrontare se non si capisce che i confini dell’Europa devono essere collocati in Africa. Ma nell’aiutiamoli a casa loro andrebbe aggiunto un ultimo passaggio: aiutare a casa loro tutti quei musulmani che provano disperatamente a spiegare al mondo che l’unico modo per valorizzare l’islam moderato è non chiudere gli occhi di fronte alle efferatezze commesse in nome di dio, e di un dio in particolare.

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  • Nambikwara

    Nambikwara

    23 Agosto 2017 - 11:11

    Al sig Arditti e al sig direttore, Per quanto attiene al sig.Arditti,tutto ciò che ha descritto si può sintetizzare in una affermazione che noi italiani conosciamo bene e che data anni 70:"compagni che sbagliano"che,nello specifico delllo scritto,si riassume in"Fratelli che sbagliano";in quegli anni ho conosciuto molto bene il"brodo di cultura"delle BR dentro gli atenei prima (frequentavo l'Univ. di Trento e mi sono laureato lì) e fuori negli ambienti di lavoro dopo (lavorando come consulente in aziende).Questa conoscenza probabilmente ha aiutato,oggi, i nostri servizi nella prevenzione,oltre a non avere, per fortuna,sedimentato nei territori grosse enclave musulmane.Il tutto, 30 anni prima del suo libro"Obiettivi quasi sbagliati"che ho letto e concordo,sulle vittime degli anni di piombo.Per"aiutiamoli a casa loro"o l'aiuto è socio-economico allora le probabilità possono essere tra il40-60%di una evoluzione positiva di interazione con l'Europa, altro è solo mettere una pezza al "boh".

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  • Dario

    Dario

    23 Agosto 2017 - 11:11

    Sono d'accordo quasi su tutto, tranne che sulla questione delle mamme che sanno tutto. Questa mi sembra una pia illusione: le mamme di solito cascano dal pero, e non parliamo dei padri, e questo sì mi sembra un dato che accomuna occidente, islam e chissà quanti altri.

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  • mquve.odessa

    23 Agosto 2017 - 10:10

    Carissimo Direttore, perdoni se entro, come si dice in gergo calcistico, ma i musulmani moderati, personalmente, a me sembrano una chimera a cui vogliamo a tutti i costi credere. Non significa che siano tutti entusiasti degli attentati, sia chiaro. Ma l'atteggiamento mi pare simile a quello dei tedeschi durante il Nazismo: tutti sapevano o intuivano, ma pochi avevano il coraggio di guardare in faccia la realtà. Forse neppure io sarei coraggioso in un simile contesto: ma credo che, come scrisse Hannah Arendt, la vigliaccheria in determinati contesti, equivale ad un atto responsabile di connivenza. La Storia dell'Islam, in generale, insegna che la pace è stata sempre in quel contesto culturale un periodo breve inframmezzato da lotte continue. E non solo a livello dottrinale. I Mutaziliti sono stati fatti tacere prima dell'anno Mille, e se ora ve ne sono, non osano più parlare. E infine, La prego di finirla con "dalli al Trump". State perdendo credibilità. Cordiali Saluti, Carlo A. Rossi

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    • Skybolt

      23 Agosto 2017 - 11:11

      Aggiungerei che se chi ala di Isalm si leggesse i testi degli islamisti, a partire dal sempre osannato e mail letto (dal Foglio) Bernard Lewis, alla compianta Patricia Crone eccetera, saprebbe che i moderati nell'Islam esistono, sono la stragrande maggioranza, ma sono quietisti, non attivisti. Disapprovano ma non si impegnano. Non per nulla alla base del moderatismo c'è un detto attribuito in un hadith ad Ibn-Umar, figlio del Compagno del Profeta e poi Califfo Umar "noi siamo con i vincitori".... Dobbiamo anche ricordare che l'ideologo principe del Ba'ath, partito sicuramente attivista, era cristiano ?

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      • Dario

        Dario

        23 Agosto 2017 - 15:03

        Questo disimpegno ha a che fare con la paura e con la diffidenza nei confronti degli occidentali. Per quel che riguarda la paura, non dimenticherei che non tanto tempo fa, negli anni '90, i musulmani 'timidi' sono stati sterminati in Algeria dai fanatici (150.000 morti, forse 200.000), che non hanno esitato a massacrare interi villaggi con vecchi, donne, bambini. In occidente quella vicenda sembra dimenticata, ma è stato un fatto epocale, carico di strascichi non facili da riassumere. Per quel che riguarda la diffidenza, certamente vi è alla base un fattore culturale e identitario, rispetto al quale gli attentati dei terroristi contribuiscono moltissimo e scientemente ad approfondire il fossato. Ma è difficile pensare di sconfiggere il terrorismo senza l'appoggio degli stessi islamici. Per dire, anche semplicemente una intercettazione telefonica ha bisogno di essere tradotta, e in tempi rapidi. E poi è impossibile fare intelligence senza appoggio di intrinseci.

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