La cartina al tornasole di Francoforte

La campagna elettorale tedesca vira su Draghi e rivela l’inconsistenza dell’Spd

La cartina al tornasole di Francoforte

Il presidente della Bce Mario Draghi e il vice presidente Vitor Constancio (foto LaPresse)

Con l’avvicinarsi delle elezioni tedesche era inevitabile che la politica monetaria di Mario Draghi diventasse argomento di dibattito. Non è un segreto che, come accade nel resto d’Europa, il presidente della Banca centrale europea rappresenti una sorta di spartiacque tra europeisti e antieuropeisti. Fatto sta che schierarsi pro o contro Draghi può spostare equilibri elettorali. Così non pare strano che la Corte costituzionale tedesca, con sede a Karlsruhe, abbia deciso di chiedere alla Corte di giustizia europea di pronunciarsi sul programma Quantitative easing, pilastro dell’azione espansiva della Bce che ha sostenuto la ripresa dell’area euro. Secondo l’accusa, la Bce starebbe violando le regole sul divieto di finanziamento agli stati, andando oltre il suo mandato che è quello (elastico nella pratica) di difendere la stabilità dei prezzi. Per capire quanto la decisione dell’Alta corte abbia più carattere elettorale che sostanziale, basta guardare indietro, a quando i giudici di Karlsruhe inviarono una richiesta analoga contestando, però, il programma emergenziale – mai attivato – Outright monetary transactions (Omt).

  

In quell’occasione, nel 2013, un gruppo di cittadini chiese alla Corte di pronunciarsi sulla legittimità dell’operazione e la questione fu rinviata alla Corte di giustizia europea: i colleghi lussemburghesi diedero il via libera a Draghi e ai tedeschi non restò che adeguarsi. Difficile pensare che, con un tale precedente, le cose possano andare diversamente. La Commissione è a favore del Qe (con cui la Bce ha rastrellato 2 mila miliardi di bond dei paesi dell’euro dal 2015). In ogni caso la decisione non arriverà prima del voto tedesco, il 24 settembre, senza contare che a mesi la Bce segnalerà se e come ridurrà il Qe. Molti elementi sembrano confermare la natura “propagandistica” del caso.

  

Gli avversari di Angela Merkel, i socialisti della Spd – sprovvisti di un programma chiaro – hanno iniziato a sottolineare che la scelta della Corte equivale al fallimento della politica di “euro-salvataggi” avallata da Merkel. Nel 2012 Martin Schulz, ora candidato cancelliere, era favorevole agli Eurobond, Merkel li osteggiava. Sul fronte opposto si registra la contrarietà del ministro delle Finanze, Wolfgang Schäuble, dell’opinione che la Bce sul Qe rispetti il mandato. Se lo dice lui, storicamente indicato come critico di Draghi, c’è da credergli.

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  • giantrombetta

    17 Agosto 2017 - 08:08

    Martin Schulz non riveste alcuna carica di governo in Germania. E' semplicemente il candidato della Spd opposto alla cancelliera Merkel nelle prossime elezioni. Mi sia consentito di ricordare che di recente e' stato ricevuto con tutti gli onori, compreso puntuali servizi ai telegiornali, a Palazzo Chigi dal presidente Gentiloni. Una infelice marchetta elettorale? Guai a pensarlo, perché visti i precedenti americani porta pure male. Resta il fatto che sia il Pd di Renzi e Gentiloni che la Spd di Schulz orgogliosamente appartengono al Pse, ovvero al partito che dovrebbe elaborare e dettare la linea dei socialisti europei. Con Draghi e la Merkel, dice il Pd nostrano al mattino, con Schulz e i compagni socialisti tedeschi contro Draghi, dice lo stesso Pd nostrano alla sera. Che il Foglio non sottolinei questa ennesima pagliacciata politica un tantino stupisce.

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