Il genarale Khalifa Haftar

Haftar in retromarcia, ora le navi italiane in Libia sono "ospiti da non bombardare"

Enrico Cicchetti

Da Mosca il generale libico ritira le minacce all'Italia. Un cambio di linea che profuma d'Egitto

La minaccia di bombardare le navi italiane in missione di supporto alla Guardia costiera libica "è una questione già superata", assicura il generale libico Khalifa Haftar in un'intervista rilasciata all'emittente russa Rt durante la sua visita a Mosca. Il comandante dell'Esercito nazionale libico, che controlla l'est del paese, ha definito come “ospiti” che “non possiamo bombardare” le navi italiane entrate nel porto di Tripoli per aiutare nelle “riparazioni e manutenzioni delle unità navali libiche”.

   

A fine luglio il parlamento italiano aveva autorizzato la nostra marina a svolgere una missione di supporto alla Guardia costiera libica nel pattugliamento delle acque territoriali per impedire la partenza dei barconi carichi di migranti diretti in Italia. Nonostante Roma avesse chiarito più volte che si tratta di una missione di supporto logistico e tecnico, Haftar – ex sostenitore di Gheddafi e uomo forte della Cirenaica – aveva giudicato “un’interferenza” la presenza delle navi italiane e minacciato bombardamenti se fossero entrate in acque libiche senza autorizzazione. Quando il 2 agosto il governo di Tripoli guidato da Fayez al Serraj – unico presidente riconosciuto dalla comunità internazionale e rivale di Haftar – aveva annunciato l'arrivo del pattugliatore della Marina militare italiana "Comandante Borsini" in Libia, il generale Haftar aveva ordinato alle basi navali di Tobruk, Bengasi e Ras Lanuf di affrontare qualsiasi unità fosse entrata nelle acque territoriali senza il permesso dell'esercito.

 

 

Ma le minacce di bombardamento di Haftar erano del resto poco credibili, sostengono diversi analisti internazionali, per almeno due ordini di ragioni. Intanto per la qualità non proprio eccelsa dell'apparato militare a disposizione del generale: due dozzine di vetusti caccia Mig21 e Mig 23 e qualche Mirage F-1 e motovedette non in grado di impensierire i pattugliatori della missione italiana che vantano anche una copertura aerea e radar garantita dai caccia Typhoon e dalle navi dell'operazione Mare Sicuro, inclusa la fregata lanciamissili Carlo Margottini, dotata di moderni missili antiaerei MBDA Aster 15 e Aster 30.

  

In secondo luogo la minaccia dell’uomo forte di Bengasi non è sembrata realistica anche perché attaccare Roma, tra le prime a cercare di coinvolgere il generale nel processo di riunificazione della Libia, si sarebbe rivelato per lui un grosso problema diplomatico. Haftar ha goduto del sostegno francese e russo ma dietro di lui si muovono soprattutto Emirati Arabi ed Egitto. Lunedì scorso la Farnesina ha annunciato il rientro dell’ambasciatore italiano Giampaolo Cantini al Cairo, dopo che l'8 aprile 2016 era stato richiamato temporaneamente l'ambasciatore Maurizio Massari, in seguito al fallimento del vertice tra italiani ed egiziani sul caso Regeni, il ricercatore italiano ucciso in Egitto nel febbraio del 2016. La coincidenza temporale tra il riavvicinamento tra Roma e il Cairo e le dichiarazioni di Haftar, potrebbe non essere un caso. Tanto che l'ex ministro degli Esteri egiziano ha dichiarato oggi che tra i due paesi ora ci sarà più coordinamento sulla Libia.

   

Nell’intervista concessa a Rt, Haftar attacca però l'Europa e la sua gestione dell'immigrazione, che definisce una forma di colonizzazione e promette di proteggere la sovranità nazionale della Libia se le navi europee non dovessero rispettare i confini marittimi del paese. Il generale assicura che le sue forze militari sono in grado di ridurre i flussi migratori nella misura in cui l'Europa fornirà assistenza finanziaria alla Libia. “Il piano discusso con i paesi europei dovrebbe impedire qualsiasi infiltrazione illegale in territorio libico. Per attuarlo abbiamo bisogno di circa quattromila uomini. Noi li addestreremo certamente. Ma l'equipaggiamento tecnico richiede la partecipazione almeno di un'altra parte”, afferma Haftar, che quantifica in circa 20 miliardi di dollari nei prossimi due decenni gli investimenti necessari nel settore.