“È alcolica”. Gli Emirati Arabi vietano la salsa di soia

Il ministero dell'Ambiente e dei Cambiamenti climatici blocca l'importazione del prodotto dal Giappone  

“È alcolica”. Gli Emirati Arabi vietano la salsa di soia

Foto Andy Melton via Flickr

Ammesso che lo abbiate mai fatto, è presumibile pensare che vi siate ubriacati con tante cose. Chi con il vino, chi con la birra, chi con un superalcolico a caso. Difficile però che lo abbiate fatto con la salsa di soia. Perché anche se il prodotto contiene una modica quantità di alcol (circa il 2 per cento vol. frutto del processo di fermentazione), nessuno ha mai identificato la salsa come un prodotto “alcolico”.

 

Ci ha pensato il ministero dell'Ambiente e dei Cambiamenti climatici degli Emirati Arabi Uniti che lo scorso 8 agosto, con un comunicato ufficiale, ha vietato l'importazione della salsa di soia Kikkoman, una delle più conosciute, prodotta in Giappone.

 

 

La decisione, spiega la nota, è arrivata dopo test di laboratorio che hanno confermato la violazione in bottiglie con diverse date di produzione. Negli Emirati la vendita di alcol è strettamente controllata e può essere autorizzata solo con speciali licenze che, a determinate condizioni, vengono rilasciata a hotel e bar.

 

Il divieto, sottolinea il ministero, riguarda solo la soia prodotta in Giappone e non le merci del brand Kikkoman che vengono realizzate in altri paesi. Sul sito dell'azienda si spiega chiaramente che, trattandosi di un prodotto fermentato, come il vino e la birra, questa contiene una minima quantità di alcol. Alcuni chef e proprietari di ristoranti giapponesi di Dubai, intervistati dal National, si sono dichiarati sorpresi e hanno ammesso di non sapere che la salsa contenesse alcol.

 

E pensare che, lo scorso 2 agosto l'azienda, sul proprio sito giapponese, annunciava orgogliosa di avere ricevuto per la propria soia la certificazione halal, quella che identifica i prodotti conformi alla dottrina islamica. Una passaggio necessario, spiegava, per rispondere alla crescente domanda legata all'aumento di turisti stranieri ma anche alla possibilità di utilizzare il prodotto a bordo di aerei. Dopotutto, per ragioni simili, Kikkoman ha già introdotto sul mercato una soia “senza glutine”.

  

Nel caso della “soia halal” si tratta di un prodotto che non svolge la fermentazione alcolica e viene realizzata con una tecnologia unica brevettata dalla società. Il colore è lo stesso anche se il gusto e l'aroma differiscono leggermente.

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Commenti all'articolo

  • tamaramerisi@gmail.com

    tamaramerisi

    14 Agosto 2017 - 18:06

    Se non per onestà e coerenza, semplicemente per maggior efficienza: dovrebbero bloccare le importazioni di libero arbitrio.

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