Condanne greche

L’attivismo della Corte suprema mette in dubbio il riformismo di Tsipras

Condanne greche

Alexis Tsipras (foto LaPresse)

Dopo anni di purgatorio la Grecia è tornata a una crescita economica modesta e si è riaffacciata sui mercati finanziari con un’emissione obbligazionaria light per saggiare la fiducia degli investitori. Tuttavia, nonostante gli sforzi prodotti per uscire l’anno prossimo dal programma internazionale di aiuti, il governo di Alexis Tsipras alimenta dubbi sulla volontà di riformare l’apparato statale. Alcuni casi giudiziari politicamente sensibili sono stati riaperti a sorpresa dalla Corte suprema e sono finiti con una condanna per gli interessati. I dubbi sull’indipendenza dalla politica del sistema giudiziario aumentano dopo che la Corte ha dato ragione al ministro degli Esteri, Nikos Kotziás, nominato da Tsipras, ordinando di congelare il conto bancario del Athens Review of Books. Nel 2010 il magazine aveva pubblicato il commento di un lettore che descriveva Kotziás come “il comunista più estremo, fanatico, crudele e implacabile della nostra generazione, un vero galoppino dello stalinismo”. I proprietari della rivista sono stati condannati a pagare 22 mila euro di danni per diffamazione ma la punizione ulteriore di blindare le finanze dell’impresa editoriale conduce alla chiusura dell’organo di stampa visto che la sentenza non può essere appellata. Il verdetto della Corte è stato unanime (5-0) ma a sorprendere è stato il decisivo cambiamento di opinione del relatore che originariamente, nel 2016, aveva suggerito di archiviare il caso per non violare la Costituzione greca e le libertà fondamentali dell’essere umano.

  

Il caso si aggiunge alla condanna dell’ex capo dell’Elstat, l’Agenzia di statistica ellenica, Andreas Georgiou, per avere “violato” i suoi doveri quando nel 2009 aveva fornito le vere cifre sul deficit greco a lungo truccate, dalle quali sono discese stringenti misure di austerità. La Commissione europea ha stigmatizzato la condanna. Una condanna che però arriva dopo una precedente assoluzione e che pare tesa a sollevare dalle responsabilità del dissesto il governo Karamanlis (2004-2009) con cui i sostenitori del governo Tsipras s’intendevano. La Corte ha riesumato le accuse ad altri funzionari, l’ex ministro delle Finanze, Gikas Hardouvelis (predecessore di Varoufakis), e l’ex capo del Fisco, Katerina Savvaidou (silurata da Tsipras). Syriza si presentò alle elezioni come movimento alternativo capace di rompere il legame tra politica e burocrazia. Legittimare sospetti sulla salvaguardia dello stato di diritto è un pessimo biglietto da visita per gli investitori, soprattutto se segnala l’incapacità di abbandonare vecchi vizi.

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