Il ceo di Francia

Macron fa il dirigente d’azienda e porta lo stile dell’impresa privata all’Eliseo (in attesa delle riforme)

Il ceo di Francia

foto LaPresse

Parigi. Con l’arrivo all’Eliseo di Emmanuel Macron non è soltanto la comunicazione con l’esterno del palazzo a essere mutata radicalmente, con la rarefazione della parola che ha sostituito la logorrea della presidenza Hollande, ma anche quella interna tra ministri e collaboratori. La révolution nei codici e nello stile di governo dell’èra macronista è stata raccontata ieri da un approfondimento del Figaro, che ha evidenziato come il neo presidente francese si ispiri ai metodi del settore privato per guidare i suoi ministri, dai quali pretende flessibilità e reattività in ogni momento della giornata. Sono i metodi del management imprenditoriale. “Macron mette a servizio del management un potenziale di seduzione alquanto potente”, osserva l’ex primo ministro Jean-Pierre Raffarin. Del mondo dell’impresa, nel governo e nella République en marche (Rem), c’è la massimizzazione degli intenti, che si traduce in solidarietà in caso di situazioni difficili per i dipendenti/ministri e durezza nei confronti degli stessi, nel momento in cui non rispettano le consegne o sono troppo poco creativi. Quando Richard Ferrand, ex ministro della Coesione territoriale e cofondatore di En Marche!, è finito nel tritacarne mediatico per presunte irregolarità nell’assegnazione di appalti tramite il gruppo Mutuelles de Bretagne di cui era direttore generale, Macron, invece di allontanarlo, ha moltiplicato i messaggi di amicizia nei suoi confronti, mostrandosi garantista e spostandolo verso un posto meno sensibile, ma comunque al centro dell’organigramma macronista, ossia alla presidenza del gruppo Rem all’Assemblea nazionale. Allo stesso modo, quando ha constatato che l’indice di gradimento stava scendendo e che i suoi subalterni erano troppo poco ambiziosi nei loro progetti di riforma, nel Consiglio dei ministri del mercoledì ha alzato la voce come un consigliere d’amministrazione scontento per la trimestrale deludente. 

   

“Il presidente ama la dialettica del confronto. Spesso ci chiede: ‘Allora ragazzi, cosa ne pensate?’”, ha raccontato un membro del suo entourage. E ancora: “Funziona come una spugna, ha bisogno di assorbire l’opinione di trenta persone prima di agire da solo e rapidamente”, racconta un habitué dell’Eliseo, perché non sopporta “l’unanimità dei punti di vista”. Lo scambio di opinioni avviene spesso tramite l’applicazione Telegram. “E’ una squadra che si dice le cose. La verità è l’essenziale del metodo”, dice uno dei consiglieri più influenti. Secondo Madina Rival, ricercatrice nel campo dell’innovazione pubblica, mai nessun governo, nella Quinta Repubblica, era stato gestito come un’impresa. E il tipo di management di Macron si apparenta a quello di un’“impresa familiare”, dove “il capo impone pubblicamente le sue decisioni”. Siamo entrati in una nuova èra, sottolinea il Figaro, quella del “management presidenziale esigente”. “Emmanuel Macron non è un erede della politica tradizionale, dove si gestiscono le personalità in funzione dei voti ottenuti in un congresso”, spiega un altro consigliere, prima di aggiungere: “Il presidente ha avuto una vita nel settore privato. Si è integrato in una squadra. E la dirige. In politica, generalmente, si ama cacciare in branco, stare con i lupi più forti per saltare addosso alla pecora che passa. Macron, invece, promuove lo spirito di squadra”.

  


L’esperienza da banchiere d’affari presso la Banca Rothschild & Cie, dopo gli anni di formazione con l’economista Jacques Attali, ha forgiato il Macron-imprenditore che oggi alcuni dei suoi ministri faticano a capire. Come Nicolas Hulot, ministro vedette dell’esecutivo, a capo del dicastero dell’Ambiente, abituato ad andare a letto presto, e per questo particolarmente scosso dagli sms notturni dell’inquilino dell’Eliseo. Figurarsi se poi Macron decide di chiamarlo alle 2 di notte alla vigilia della conferenza sul clima tenutasi lo scorso 6 luglio. L’ex capo dello stato, François Hollande, è stato il primo a testare l’usanza notturna di Macron, quando quest’ultimo era all’Eliseo nei panni di vicesegretario generale e consigliere per le questioni economiche. “Finisco le mie giornate parlando con Emmanuel via sms. Quando mi sveglio, ho già alcuni suoi messaggi. Sembra che li prepari in anticipo!”, aveva raccontato. Mercoledì, per i ministri iniziano le vacanze. Libertà sulle destinazioni, ha detto Macron, ma massima flessibilità per ritornare a Parigi in caso di emergenza.

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    08 Agosto 2017 - 17:05

    Macron il guercio in un mondo di ciechi. Vive le macron,que maron glasseè

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